LA BELLEZZA STRUGGENTE: LE “POESIAS IN DUAS LIMBAS” DI FRANZISCU MASALA

Chi scrive deve prendere posizione. Non può e non deve restare indifferente davanti a ciò che accade davanti ai propri occhi. In pochi possiedono questo coraggio, in troppi preferiscono scrivere qualcosa che mette relativamente d’accordo tutte e tutti senza andare in profondità, preferendo l’ignavia alla costruzione di un dibattito stimolante. Questo coraggio non è di certo mai mancato al peota nativo di Nugheddu San Nicolò Francesco Masala, noto ai più come Cicitu, venuto a mancare nel 2007 e di cui nel 2016 sono stati celebrati i cento anni dalla nascita. La sua attività letteraria è la dimostrazione che la poesia e la letteratura possano davvero rappresentare due fari nel buio della superficialità dilagante, facendosi testimoni di messaggi significativi.

Messaggi di grande pregnanza contenutistica che affiorano da ‘’Poesias in duas limbas’’, opera pubblicata per la priva volta nel 1981 – arricchita da un suggestivo disegno di José Ortega – dalle Edizioni di Vanni Scheiwiller. Un’opera costituita da 26 componimenti, scritti in lingua sarda e in italiano, preceduti da un’introduzione dal titolo ‘’Fra storia e autobiografia’’ da cui traspare appieno la poetica graffiante e militante di Cicitu che dopo poche righe con franchezza afferma: «La lingua sarda è il linguaggio del grano, dell’erba e della pecora ma è, anche la lingua dei vinti». Una lingua dei vinti che però non si sono arresi e che sognano da sempre una riscossa che li valorizzi appieno. L’introduzione offre guizzi satirici notevole come le punzecchiature a Francesco Cossiga, alla disciplina della storia definita come tappatrice di buchi, ai piani di rinascita e al monolinguismo italiota.

L’opera, suddivisa in due parti ovvero ‘’Su pane nieddu’’ e ‘’Cantones pro los laribiancos’’, si apre con ‘’Lettera della moglie dell’emigrato’’ in cui con grande lirismo il poeta delinea il fascino delle onde del mare e del rumore del vento. Ne ‘’La promessa sposa’’ si fa riferimento al disastro di Marcinelle dell’8 agosto del 1956, tramite le parole di dolore di una giovane ragazza che ha perso in quella circostanza quello che sarebbe dovuto essere il suo futuro sposo. Il senso di angoscia traspare anche da ‘’Mottetti del rimorso’’ dove si parla di angosce quotidiane che stringono il cuore in catene di fiele.  L’angoscia cede il posto alla delicatezza dei paesaggi bucolici in ‘’Ballata dei fanciulli contadini” dove Cicitu descrive la neve sopra i mandorli, il fuoco sui ciliegi e il grano dentro la spiga.

Tra le poesie più rilevanti della prima parte della raccolta spicca nettamente ‘’Preghiera dei mietitori’’, dove affiora tutto l’amore che Franziscu Masala nutre verso la propria terra natia, descritta come offesa, sofferente e addolorata. La magia del mare torna a farsi sentire in ‘’Ballata del pescatore di frodo’’, la metafora del mare si ripresentta in “Ballata dei vestiti di bianco’’ dove si ricorda che – alla fine di tutto – le persone sono sulla stessa barca, in balia di un destino comune. Nel componimento si parla anche del tema della disoccupazione per poi ricordare come monito finale che l’esistenza altro non è che un flusso continuo di giorni e notti che nessuno può fermare. Di particolare rilevanza anche ‘’Nuovo inno contro i feudatari’’, un invito tenace alla ribellione da parte del poeta contro tutti coloro che abusano del proprio potere, con una feroce critica ai politici italiani nei versi conclusivi. Una profonda malinconia permea la ‘’Ballata degli ergastolani’’ così come l’ultimo componimento della prima sezione dell’opera ovvero ‘’’Requiem per il terzo mondo’’ in cui la Sardegna viene descritta come nuraghe di silenzio e nuraghe di dolore.

La seconda parte dell’opera intitolata ‘’Cantones pro los laribiancos’’, in cui il filo conduttore è la brutalità della guerra e il senso profondo di sgomento da essa scaturito, si apre con “Ballata per Serafina vedova di guerra’’ poesia in cui si arriva alla triste constatazione che basta un nulla per far scoppiare un conflitto, senza nemmeno provare a evitarlo e, soprattutto, senza minimamente immaginare le conseguenze distruttive che esso causa. Tra le poesie più struggenti si distingue la ‘’Ballata del soldato-contadino’’ in cui si narrano le vicende di Salvatore Mèrula noto come Animamìa, morto nella campagna italiana di Russia all’interno dell’operazione Barbarossa durante il secondo conflitto bellico. La rievocazione della sua storia offre il gancio per scagliarsi contro i politici che si riempiono la bocca di belle parole, mandando poi letteralmente allo sbaglio gli innocenti, lavandosi tranquillamente le mani di tutto ciò che di terribile accade in seguito.

Un’altra vicenda degna di nota è quella narrata in ‘’Ballata di Giovanna, la Rossa, puttana di guerra’’, malinconica prostituta rimasta vedova e con a carico una figlia malata che necessita di cure e terapie. L’atto finale dell’opera è sancito dalla ‘’Ballata del campanaro di Arasolè’’, una conclusione di grande impatto emotivo dove si sottolinea che tra presente e passato nulla cambia e dove rimangono impressi i gli ultimi versi, vero e proprio grido di dolore rivolto ai più poveri a cui spettano sempre i compiti più gravosi a differenza dei ceti abbienti che stanno comodi nelle loro poltrone. Cicitu Masala rimarca con fierezza la forza della lingua sarda e la forza degli sconfitti: voci fuori dal coro che possono essere sentite con chiarezza se si ha la consapevolezza che è proprio nei silenzi che è possibile cogliere le note iniziali di una sinfonia di riscossa e speranza.

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Un commento

  1. Bellissimo Articolo . Grazie

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