
immagini di Gaetano D’Elia
di BARBARA REGINA
Nel mondo del vino si dice che il Cannonau sia un vitigno spagnolo del 1600.
Posso vedere ogni sardo nel mondo sussultare nel leggere questa frase. Un po’ come dire a un napoletano che la caffettiera napoletana è nata in Francia, con la differenza che questa seconda affermazione è vera (nasce a Parigi, a fine ‘800, da un certo Morize), mentre la prima è falsa!
Come possiamo dirlo? Ce lo ha spiegato il sommelier, ricercatore e divulgatore Massimo Mascia, durante l’evento di domenica 26 ottobre, organizzato dall’APS Grazia Deledda di Ciampino presso la sala consiliare comunale.
Il suo progetto, Cin Cin Cannonau, ha superato le quaranta tappe di un tour che sta girando l’Italia, dove Mascia ricostruisce, con dovizia di particolari, una storia antica e falsata dal tempo, come spesso accade, restituendo verità al percorso di questo vino principe della Sardegna.
Come è andata, dunque.
Nel sito archeologico di Duos Nuraghes, a Borore, una spedizione trova i primi vinaccioli di vite domestica risalenti al 1500 a.C.
Potrebbe essere, quindi, che la civiltà nuragica facesse già uso di un qualche derivato della vite. Nell’area di Monte Zara, vicino a Monastir, è stato invece rinvenuto un intero laboratorio vinario, datato al 1100 a.C.
Gli esperti sanno che il vino contiene acido tartarico in una percentuale anche del 15-16%, rispetto agli altri derivati della frutta, che possono arrivare a un debole 1,5%.
Ora, se dopo tremila anni ci sono ancora residui di acido tartarico in una vasca nuragica, significa che lì il vino è passato in abbondanza.
Ma andiamo avanti. In un ritrovamento presso Cipro si contano anfore che contengono lo stesso acido tartarico. Ma come desumere che fossero sarde? L’argilla, come molte altre cose, ha un’impronta territoriale data dai silicati, e quelle anfore hanno proprio l’impronta dell’argilla sarda.
Quello che era un’ipotesi diventa ormai un fatto: i sardi nuragici non solo producevano e bevevano vino ben prima dei Greci e dei Romani, ma lo commerciavano anche.
Il nome Cannonau compare per la prima volta in un documento del 1500 d.C., quando un notaio di Cagliari scrive, in un’esecuzione testamentaria, che le “vigne di Cannonau” del defunto Piras vanno al figlio Giuseppe.
Lo troviamo poi in Spagna, molto dopo il 1600, ma con un altro nome: Garnacha. Da lì si diffonde in tutto il mondo, diventando oggi il sesto vitigno a bacca rossa più coltivato del globo.
Come è successo? Gli spagnoli, nel 1500, ebbri di colonizzazione, portano nel mondo tutti i loro vitigni, ma non la Garnacha. Evidentemente perché non l’avevano ancora.
Nel 1700 un’epidemia uccide tutti i vitigni del Mediterraneo, tranne quelli sardi.
Gli spagnoli allora prendono delle barbatelle di Cannonau e riempiono tutto il sud della Spagna, ma ancora non ne comprendono il potenziale.
Saranno i francesi, nell’Ottocento, a portarlo nelle Americhe, facendolo spopolare con il nome di Grenache, che arriva poi fino all’Australia. Solo in Italia viene ancora chiamato Cannonau.

La domanda è: come si passa dal nome Cannonau a Grenache?
In Sardegna, nel periodo spagnolo, si produceva vino da due vitigni: quello del Cannonau e quello della Vernaccia. Gli spagnoli cominciarono a chiamarli, rispettivamente, Garnacha (la Vernaccia) e Garnacha Tinta (il Cannonau), bevendo la prima come aperitivo.
Una volta arrivati anche in Sicilia, conobbero il Marsala e persero interesse per la Vernaccia, ma continuarono a importare dalla Sardegna la Vernaccia Tinta o Garnacha Tinta.
Non avendo più bisogno di distinguere i due vini sardi — prendendone ormai solo uno — l’aggettivo “tinta” si perse, restando al Cannonau solo il nome Garnacha.
Fu così che lo conobbero i francesi, che a loro volta lo trasformarono in Grenache e, da lì, si diffuse nel mondo.
In tutti questi passaggi, la cosa certa, come ci ha spiegato il sommelier Massimo Mascia, grazie anche agli studi di Gianni Lovicu del Dipartimento per la Ricerca nell’Arboricoltura della Regione Sardegna, è che il mondialissimo Grenache, che tutti pensano spagnolo, non è altro che il sardissimo Cannonau della notte dei tempi.
Ma insieme a questo racconto affascinante, Mascia non ha tralasciato di darci anche informazioni tecniche su questa bevanda, passando dal Cannonau bianco (sì, esiste!) al rosato, fino a tutte le sfumature di rosso e al Cannonau passito.
Con questi ha presentato anche gli abbinamenti più azzeccati: la Ricotta Mustia di Thiesi, la salsiccia secca di Desulo e il più pregiato Fioresardo di Macomer, di cui non ha lesinato descrizioni.
Insomma, un pomeriggio che è stato una scoperta.
Come ha detto il sindaco di Ciampino, Emanuela Colella, presente insieme all’assessore alle Attività Produttive, Franco Paduano:
“L’Associazione Grazia Deledda ci fa ogni volta conoscere di più la Sardegna, e, una volta che conosci la Sardegna, ti rimane nel cuore anche se non sei sardo.”
Ma in questo caso si è vinto facilmente: chi non si lascerebbe conquistare da un bicchiere di ottimo vino con un formaggio profumato?
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Grazie,Barbara!!