LA SARDEGNA E I SUOI TANTI VULCANI: IL PIU’ GIOVANE SI TROVA AD ITTIREDDU SUL MONTE LISIRI HA ERUTTATO CENTOMILA ANNI FA

La Sardegna, terra di granito e vento, di antichissime memorie e segreti, custodisce nel suo sottosuolo un’anima di fuoco. È quanto rivela la Carta dei Vulcani della Sardegna, un recente lavoro di ricerca e divulgazione che ha censito 21 antichi vulcani (c’è chi dice 30) disseminati in tutta l’isola, dalle coste occidentali fino al cuore montuoso del centro. L’iniziativa, curata da geologi e vulcanologi dell’Università di Cagliari e di quella di Sassari, rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la storia geologica della regione e le forze che l’hanno modellata nei millenni. Ed uno in particolare, quello di Monte Lisiri, a Ittireddu, in provincia di Sassari, pare eruttasse lapilli e lava fino ad appena 100mila anni fa.

Molti dei vulcani sardi sono estinti da milioni di anni, ma la loro impronta è ancora visibile nei rilievi basaltici, nelle rocce scure e nei depositi di lava che punteggiano il territorio. Le aree più ricche di testimonianze vulcaniche si trovano nel Monte Arci, nel Logudoro, nel Marghine, nel Monte Ferru e nel Sulcis-Iglesiente. Questi vulcani risalgono a un periodo compreso tra i 30 e i 2 milioni di anni fa, quando la Sardegna era ancora in movimento verso la posizione attuale, separandosi progressivamente dalla Corsica e dal blocco europeo.

Tra i 21 vulcani individuati, il vulcano di Ittireddu, noto anche come Monte Lisiri, è quello più giovane — e, per certi versi, il più sorprendente. Situato nel Logudoro, nel nord dell’isola, Monte Lisiri eruttava appena 100.000 anni fa: un battito di ciglia in termini geologici.

Le colate laviche che circondano Ittireddu testimoniano una fase vulcanica tardo-quaternaria, caratterizzata da eruzioni effusive che diedero origine a vaste distese di basalto. Le ricerche condotte sul posto indicano che l’attività del Monte Lisiri potrebbe essere stata una delle ultime manifestazioni vulcaniche dell’intero territorio sardo.

Oggi, il cratere di Ittireddu non mostra più segni di vita, ma la sua presenza domina ancora il paesaggio circostante, offrendo ai visitatori un panorama unico di colline laviche e terra rossa, memoria tangibile di un’isola che un tempo ribolliva di energia primordiale.

La Carta dei Vulcani non è solo uno strumento per gli studiosi, ma anche un invito a riscoprire la Sardegna attraverso un turismo geologico e naturalistico. Itinerari dedicati, percorsi didattici e centri di interpretazione potrebbero trasformare questi siti in luoghi di conoscenza e bellezza.

Come sottolineano i ricercatori, comprendere i vulcani sardi significa anche comprendere le origini stesse dell’isola, un territorio che, pur essendo oggi quieto e pacificato, nasce dal fuoco e dal movimento delle profondità terrestri.

Views: 76

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *