
Ludovica Perra
di FRANCESCO COGONI
Entrare nello spazio espositivo di Ludovica Perra è un viaggio silenzioso e potente all’interno del corpo come “luogo mutante”: materia viva e superficie che assorbe storie, ricordi, desideri. Nella sua mostra Il racconto del corpo, la fotografia diventa strumento di indagine. I volti restano parzialmente nascosti, gli sguardi velati: un invito a riflettere sull’identità come processo fluido, mai definitivo, quasi à la Kafka—dove il corpo si fa involucro fragile e al contempo resistente
Puoi raccontare come è iniziato il tuo interesse per l’arte e in particolare per il disegno e la pittura da bambina? Il mio interesse per l’arte è iniziato da bambina, passavo delle ore a disegnare i soggetti che più
piacevano: dagli animali, ai personaggi dei cartoni animati e fumetti infine ai manga giapponesi.
Durante gli anni delle scuole superiori mi sono poi interessata al disegno realistico ed al ritratto;
disegnavo il mio viso, quello dei miei amici e delle persone a me più care.
Come è avvenuto il passaggio dal disegno e pittura alla fotografia? Quali elementi di quei primi studi hanno influenzato il tuo approccio fotografico? Inizialmente la fotografia era per me funzionale al disegno e alla sua realizzazione, qualcosa a cui mi ispiravo quando non avevo a disposizione dei soggetti e modelli per il disegno dal vero. Successivamente ho potuto studiarla meglio tramite i corsi ed è diventata per me un mezzo espressivo al pari del disegno e della pittura. Dai miei studi pittorici ho appreso la conoscenza del chiaroscuro (che mi ha aiutato nella gestione della luce in fotografia) e della composizione.
In che modo gli insegnanti del Circolo D’Arti, come Alessandro Pedroni, Lucia Vallifuoco e Gaspare Mocci, hanno influenzato la tua visione artistica, in particolare nello studio del corpo? Gli anni di studio con gli insegnanti di Circolo D’Arti sono stati molto importanti soprattutto per quanto riguarda l’anatomia artistica e gli esercizi eseguiti con il modello dal vero. Ricordo poi le serate d’estate in centro a Cagliari a fare i ritratti dal vivo ai passanti e turisti. Ritrarre gli sconosciuti è una cosa molto bella e allo stesso tempo davvero complessa visto il poco tempo a disposizione.

Ci sono altre influenze artistiche, letterarie o cinematografiche che hanno contribuito a sviluppare la tua visione estetica e concettuale? I miei progetti artistici sono spesso ispirati ai classici della letteratura che ho amato di più, ai film e alla musica con cui sono cresciuta e in cui mi sono ritrovata.
Nel tuo lavoro utilizzi molto il tema del corpo, con particolare attenzione al nudo maschile e femminile: cosa rappresenta per te il corpo come soggetto artistico? Il corpo come soggetto artistico rappresenta per me: bellezza e armonia per le sue linee e le sue forme; espressività per le sue pose; naturalezza e libertà oltre i tabù e i significati imposti dalla società e dalla cultura. Mi piacerebbe rappresentare con il mio lavoro tutti i corpi, nessuno escluso.
Come nasce l’idea di utilizzare la metafora kafkiana dell’insetto nel tuo lavoro? La metafora dell’insetto riguarda il percorso artistico dello scrittore F. Kafka, ostacolato dalla famiglia e dalla società in cui viveva. Credo possa essere un sentimento comune, quello di sentirsi incompresi nella scelta di intraprendere una carriera artistica all’inizio, questo ha ispirato il mio progetto.
In che modo la fotografia ti permette di veicolare i messaggi che desideri trasmettere? Ci sono messaggi o emozioni ricorrenti che cerchi di comunicare attraverso il nudo e la metafora? La fotografia mi permette di veicolare messaggi attraverso gli elementi presenti al suo interno che diventano simbolici. Esprimere emozioni e sentimenti attraverso la fotografia mi permette di metabolizzarli e lasciarli andare.
Come si è evoluto il tuo progetto “Mettere a nudo” e che impatto ha avuto sul tuo modo di raccontare il corpo? Il progetto “mettere a nudo” si è evoluto attraverso le mie esperienze personali e di studio.
Il modo di raccontare il corpo fa parte della mia visione e della scelta di non rappresentarlo in chiave
erotica/sensuale ed attribuirgli altri significati.

Puoi spiegare il concept dietro la mostra “Il Racconto del Corpo” e come hai scelto di mettere a confronto il nudo femminile e maschile? “Il Racconto Del Corpo” ha l’obbiettivo di mettere a confronto nudo femminile e nudo maschile poiché entrambi meritano di avere spazio in campo artistico allo stesso modo dato che la bellezza è propria dell’essere umano.
Come scegli il formato e le dimensioni delle tue fotografie, ad esempio il formato 50×75 cm a colori? la dimensione in grandi formati delle opere fotografiche è qualcosa che prediligo anche per i dipinti. Mi piace osservare le opere da una certa distanza e allo stesso tempo perdermi nei loro dettagli. Il colore ha sempre un significato simbolico.
Puoi descrivere il tuo processo creativo, dalla concezione dell’idea alla realizzazione della fotografia e alla post-produzione? Il processo creativo inizia da un’idea a cui segue poi la sperimentazione ed infine la realizzazione. La post produzione non include l’uso di photoshop e non apporta modifiche invasive ai soggetti fotografati. Il corpo viene quindi rappresentato così com’è nella realtà, valorizzato dalle pose e dalle luci.
Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici? I miei prossimi progetti artistici non posso dire cosa riguarderanno nello specifico ma spero di riportare presto in mostra i miei lavori.
Come immagini che evolverà il tuo percorso artistico in fotografia nei prossimi anni? Il mio percorso artistico nei prossimi anni spero possa portarmi a conoscere nuovi luoghi e persone valide, con una mentalità aperta, con cui condividere il mio lavoro.
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Bravissima