L’ISOLA CHE ACCOGLIE, MA COME? TURISMO ACCESSIBILE IN SARDEGNA TRA BUONI PROPOSITI E CARENZE REALI

Finita la stagione estiva, sono i nostri paesi dell’interno ad accogliere turisti con “Autunno in Barbagia”, e vale la pena fare un bilancio di quel progetto regionale che con estremo ritardo si è approvato a fine aprile 2025, “L’Isola che accoglie: Turismo accessibile e inclusivo in Sardegna”, proponendo il coinvolgimento di 18 comuni costieri per un finanziamento di 1 milione e 770.000 euro, grazie al Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità in favore delle Regioni per l’anno 2024.

Quello che si è potuto riscontrare è certamente una maggiore sensibilità al tema dell’inclusione che ha coinvolto sempre più Comuni della costa con la collaborazione delle associazioni di volontariato locali: infatti, mentre la società cambia e le persone con disabilità rivendicano i propri diritti alla mobilità e all’accesso a tutti i luoghi compresi quelli turistici e del divertimento, come sancito dalle leggi esistenti, assistiamo all’impreparazione e improvvisazione delle strutture turistiche ricettive e dei trasporti.

Soprattutto, il problema è a monte: i costi dei viaggi da e per la Sardegna sono sempre più esorbitanti, come aumentano vertiginosamente i costi della permanenza e la vacanza si riduce, quando non scompare. Le famiglie che vivono la disabilità di uno o più membri sono, dati ISTAT, mediamente più povere poiché su di esse ricade il peso economico riguardante l’assistenza, o finisce per mancare un reddito perché troppo spesso un caregiver deve scegliere tra lavoro e gestione della persona non autosufficiente. La Sardegna è un lusso, accoglie, ma a carissimo prezzo.

Inoltre, manca l’abitare accessibile: se il problema è nazionale, la situazione in Sardegna è ancora peggiore: strutture con camere attrezzate per disabili, ad esempio, in Italia sono solo il 17%, nell’isola arriviamo appena al 13%, finendo per avere molte più possibilità ricettive per gli animali domestici che per le persone con disabilità. In Sardegna non si trovano appartamenti e residence che rispondano ai criteri di accessibilità previsti dalla normativa, se non camere in alcuni Hotel e Resort, ma nella quasi totalità non si garantiscono servizi di accesso e fruizione della spiaggia, e dopo mesi di ricerche non risulta una sola piscina, a uso turistico, con semplice sollevatore.

Il problema principale però, non sono tanto le barriere architettoniche, quanto la mancanza d’informazioni affidabili: manca una mappatura certificata delle spiagge accessibili, un reale investimento di strutture pubbliche e private che promuovano un turismo inclusivo. L’abbattimento delle barriere non è un servizio sociale, ci sono più di 2 milioni di famiglie italiane con persone con disabilità che consumano e spendono, spesso di più per bisogni specifici, insomma parliamo di una fetta di mercato che non si può ancora ignorare perché è anche un’opportunità economica. Per ovviare a questa carenza sulle nostre spiagge ci ha provato l’Associazione Sardegna Accessibile che dal 2023 collabora con l’Assessorato al Turismo della Regione e con le amministrazioni locali, rappresentando un punto di riferimento per il turismo balneare accessibile: la sua Mappa delle spiagge inclusive, disponibile online sul proprio sito, non solo rappresenta un valido punto di riferimento, ma soprattutto l’unico!

Ammesso che un turista disabile arrivi, considerando i costi, compresi quelli di un noleggio di auto adattata, possibile solo a Olbia e Cagliari da 2 sole aziende di riferimento, e il problema del trasporto dei propri ausili in aereo, o che trovi dove passare un soggiorno dignitoso, è l’intero sistema turistico in tutta la sua filiera a non essere pensato in maniera inclusiva. Se il turismo ha bisogno di pianificazione di anno in anno, il turismo accessibile non può farne senza e se la spiaggia finalmente si raggiunge, pur se a macchia di leopardo sui litorali, manca tutto il resto: non abbiamo idea di quanti siti archeologici siano effettivamente accessibili, se esistano percorsi studiati per persone dello spettro autistico o non vedenti, con informazioni in scrittura Braille, per esempio, o che preveda esperienze sensoriali e tattili specifiche. Eppure, altre regioni a vocazione turistica hanno previsto portali ad hoc, con piani di organizzazione dell’accoglienza turistica che punti proprio all’inclusione di tutte le categorie della società. Se finalmente la questione dell’inclusione è entrata nell’agenda politica della Regione e delle realtà locali, a seguito anche delle tante associazioni che svolgono un delicato lavoro culturale, prima di tutto, il ritardo è evidente. Un turista, considerata la propria disabilità, non attende più, e se la spesa è così esosa, pretende di avere accesso a tutti i servizi che paga, e spesso ha più convenienza nello scegliere altre mete.

Se ci allontaniamo dalle coste, scopriamo che vivere la montagna nell’isola, per un turista disabile è una missione impossibile: alle difficoltà logistiche e di soggiorno in una struttura attrezzata di cui non abbiamo riferimenti, non esiste una sentieristica inclusiva mappata. A dire la verità un progetto reperibile sul sito della Regione, Sardegna Foreste già del 2023 s’impegnava a costituire una rete coordinata di percorsi puntando a un 2% di sentieri accessibili, consultabili tramite app: non si registra nulla di tutto questo, anche il sito Sardegna sentieri mappa alcuni percorsi impegnativi, ma non esiste una sezione dedicata per escursioni più semplici, pensate per famiglie con bambini o persone disabili e anziani, ad eccezione del sentiero creato dal Comune di Lanusei “Andala Segura”. Del resto, ci continuiamo a raccontare di una Sardegna selvaggia ed inespugnabile, che piace tanto a un certo turismo, ma poiché i sardi non sono dei selvaggi e nell’isola non ci passano poche settimane, spesso selvaggio fa rima con abbandono, sottosviluppo di alcune aree, nessun investimento nella salvaguardia di troppi luoghi che d’estate diventano gravissimi incendi.

Cambia la stagione e sono le nostre Cortes ad aprire al turismo con “Autunno in Barbagia” e anche quest’anno il tema della disabilità e dell’inclusione non riesce a trovare spazio, spiega infatti, Alessandro Berlucchi, Direttore commerciale dell’Azienda Connessioni Sociali, che attualmente segue il progetto #iorampo per la Sardegna: “Attualmente, i Comuni interpellati ci hanno risposto che non sono stati stanziati finanziamenti in merito, ma è in corso una mappatura delle criticità della manifestazione in termini d’accesso per le persone disabili. In tal senso registriamo l’interesse dell’ASPEN di Nuoro. L’obiettivo è che l’edizione 2026 abbia un piano di accessibilità pensato per tempo che consenta la piena visibilità per tutti, nessuno escluso”. Insomma, anche quest’anno se ne parla l’anno prossimo.

Per quanto concerne la Sardegna urbana, i problemi sono gli stessi del resto della Nazione, con un aggravamento nel Sud e nelle Isole. Sono centinaia gli esercizi commerciali inaccessibili ai disabili motori, eppure, le normative esistono, ma non vengono applicate e soprattutto mancano le sanzioni. Ultimamente le amministrazioni locali hanno iniziato a creare figure apposite come il Disability Manager, ma spesso parliamo di persone che non hanno alcuna cognizione delle carenze sistemiche o formazione specifica, e finisce tutto per rimanere così com’è: l’assenza di persone disabili nelle sfere decisionali e d’influenza significa anche questo, ma il vento sta cambiando. È il caso della startup di Cagliari Whable, il cui CEO Marco Altea ha ideato un sistema per rendere protagonista la comunità delle persone con disabilità disponendo spazi di scambio d’informazioni, mappando location e condividendo esperienze, per rendere più piacevole e meno disagevole la possibilità di esplorare e vivere la propria vita sociale.

Insomma, ci sono tante possibilità oggi in Sardegna per affrontare il tema dell’inclusività, in cui anche le amministrazioni locali e la Regione si sono finalmente rese disponibili, ma lo stato attuale è veramente sconfortante, e mentre non si fa che parlare di promozione turistica, la domanda con cui chiudo la mia indagine è quale turismo?

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Un commento

  1. Giusta considerazione

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