L’ANELLO DEBOLE: IL NUOVO ROMANZO DI ANGELICA GRIVEL SERRA, UNA RESA DEI CONTI FAMILIARE E SPIRITUALE

Angelica Grivel Serra

C’è un momento in cui le parole – quelle dette, quelle scritte – diventano l’unica eredità che si può riscuotere. È un attimo essenziale e definitivo segnato dalla mano che stringe un testamento. Capita però che l’anello debole non sia chi firma: la condanna, come insegna Salvatore Satta, è sempre nelle mani di chi resta. Succede così anche in L’anello debole, il nuovo romanzo di Angelica Grivel Serra, in uscita il 10 ottobre per HarperCollins Italia: un libro che si attraversa — come una stagione che non sai quando finisce.

Grivel Serra, nata a Cagliari nel 1999, è una delle voci emergenti più interessanti della nuova narrativa italiana. Laureata con lode in Filosofia, Grivel si è già distinta per la sua scrittura lucida e profonda, capace di fondere la concretezza del quotidiano con una tensione morale che richiama le grandi penne del Novecento.

Il suo nome è legato anche a una figura cruciale della cultura italiana recente: Michela Murgia, che la volle come fill’e anima — “figlia d’anima” — quando Angelica aveva appena 17 anni. Non fu nomina simbolica: fu un’adozione sentimentale, un passaggio di testimone affettivo e culturale. Le due si conobbero durante un laboratorio di scrittura e da allora il rapporto si intensificò. Murgia la considerava una scrittrice in divenire, non solo per talento ma per consapevolezza: “Angelica — disse una volta in pubblico — sa che la scrittura è una forma di responsabilità, non solo d’espressione”.

L’anello debole” tutto ruota attorno a un momento preciso: la morte di Piera Raccis, in una stanza dell’hospice, nel silenzio terso di un pomeriggio di fine marzo. Accanto a lei il fratello prediletto, Claudio, riceve in esclusiva le sue ultime parole — e con esse, una eredità inattesa.

Ma più che il valore materiale del lascito è il gesto a spaccare in due il mondo. Da un lato la famiglia d’origine, che insorge, rivendicando diritti mai conquistati e risvegliando antichi rancori mai veramente sopiti. Dall’altro la famiglia che Claudio si è costruito con la moglie Cecilia e i figli adolescenti Amanda e Rocco, che si ritrova travolta da uno tsunami morale che nessuno era pronto ad affrontare.

Claudio entra in una spirale di rovina e rivelazione. Il romanzo lo segue attraverso bivi esistenziali, tra desiderio di quiete e dovere morale, in un tempo della vita che sembrava destinato alla pace ma che, al contrario, si fa campo di battaglia.

Ma come ogni labirinto che si rispetti anche quello costruito da Grivel Serra non è senza uscita. Qualcosa si scioglie, dice la voce narrante. E quel qualcosa è forse la grazia dell’imperfezione, l’accettazione dell’altro, o — più semplicemente — la consapevolezza che l’anello debole non è colui che cede, ma chi resta umano anche quando è sotto pressione.

L’anello debole”, come “L’estate della mia rivoluzione”, è un nuovo romanzo di trasformazione. Ma la metamorfosi che racconta non è quella in divenire della giovane adolescente del romanzo d’esordio. È una spirale nuova: fatta di resistenze, silenzi, ruggini, rancori. E proprio per questo vera. La scrittura di Grivel Serra ha una forza magnetica, quasi antica, ancestrale. Le radici si avvertono in ogni pagina in una definita geografia morale: sono la lente attraverso cui guardare il mondo.

E si avverte la lezione della Murgia, del “cattolicesimo emotivo”, delle madri non madri e della famiglia come costruzione, non come destino. Ma c’è anche una voce autonoma, che si fa largo con piglio maturo e visione narrativa. Grivel Serra costruisce scene dense, dialoghi mai banali, e una lingua che vibra tra evocazione poetica e urgenza civile. Come nei romanzi balzachiani ogni personaggio è un mondo — ma anche un ingranaggio nella macchina più grande del romanzo sociale.

Claudio, il protagonista, è un uomo in crisi, ma anche un uomo che lotta. Il vero “anello debole” forse è proprio il legame che lo tiene insieme agli altri: una catena che può spezzarsi, ma che — se riconosciuta — può diventare corda, ponte, salvezza.

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