ALBINO BERNARDINI, MAESTRO MILITANTE: UN RICORDO A 10 ANNI DALLA MORTE, IL SUO UNICO SOGNO ERA QUELLO DI CAMBIARE LA SCUOLA

Albino Bernardini

“Non mi chiedo che educatore sia stato, mi domando invece perché sia diventato un educatore di tale rinomanza. Tutto è stato grazie alla passione civile, ad un forte ideale che lo ha portato prima a spezzare le bacchette di Lula e poi a cercare per strada i bambini di Pietralata sfidando tutti e operando quasi in solitudine. Un combattente forse no, ma un militante sì”! Questa la testimonianza di Franco Bernardini figlio di Albino durante un convegno per commemorare il maestro-scrittore a cento anni dalla sua nascita, promosso della fondazione “Le Scuole” a Siniscola nel 2017, presidente Bachisio Porru. Nel 2005 gli fu concesse la cittadinanza onoraria di Olzai, per lui “la mia seconda patria” dove nacque Il Premio Nazionale per la Letteratura per l’Infanzia Sardegna, che unì quel paese e Siniscola.

A dieci dalla sua scomparsa, avvenuta a Tivoli nel 2015, noi vogliamo ricordarlo per aver realizzato una rivoluzione pedagogica nell’Italia democratica grazie al suo intuito e alla genialità del suo insegnamento nell’affermare quanto fosse importante integrare le periferie alle città e come la formazione degli alunni non si poteva realizzare solo nell’aula ma anche fuori. Il problema educativo costituiva per lui un impegno per la vita.

Per Bernardini così come per Rodari, maestri e scrittori per l’infanzia, fra loro un legame strettissimo, gli adulti erano privi di capacità d’ascolto, estranei ai bisogni dei bambini, incapaci di calarsi nel loro mondo, comprenderli, dialogare e interagire con loro. Per Rodari la fiaba è la sede dove albergano tutte le possibilità e il mondo in cui noi viviamo è solo una delle tante, Bernardini intendeva ricostruire la comunità della narrazione e dell’animazione, un habitat dove ai bambini fosse lecito rifugiarsi, porre domande e ottenere risposte così come il suo pragmatismo l’aveva convinto a portare le classi fuori dall’aula per mettere in pratica ogni insegnamento. Idee moderne e innovative che urtavano col sistema formativo fondato sulla burocrazia e sull’individualismo non certo d’aiuto alla crescita dei ragazzi.

“L’ho conosciuto fin da piccola –  ricorda la sua cara amica Irene Nonnis, 93enne di Torpé, oggi residente ad Oristano -, quando da Siniscola veniva in paese a fare i comizi. Il suo linguaggio semplice e diretto arrivava al cuore della gente mentre il suo sguardo penetrava l’anima alla ricerca dell’interiorità, mai interessato all’aspetto fisico delle persone. Della scuola non condivideva gli strumenti di cui si serviva per educare e subito ha contestato il metodo degli insegnanti che non analizzavano le cause da cui scaturivano le problematiche dei ragazzi disadattati (Le bacchette di Lula). Mi parlava del suo insegnamento a Lula, del suo travaglio interiore nel momento in cui era diventata una persona scomoda perché contro il sistema. Quando nel 1960 è andato via, ha riacquistato la libertà e si è riscattato come uomo e come insegnante.

Come l’esperienza di Pietralata lo avesse segnato – prosegue Irene -, era lui a raccontarlo. Parlava dei suoi ragazzi ribelli e difficilissimi che aveva preso a cuore e quando falliva nel suo processo educativo soffriva molto senza mai smettere di credere nel recupero dei giovani. Il suo unico sogno era cambiare la scuola. Voleva che perfino i banchi venissero disposti a cerchio per sentirli vicini anche fisicamente”.

Ogni estate, Albino Bernardini si rifugiava con la famiglia a “La Caletta” dove possedeva una casetta. Trascorreva il suo tempo a scrivere perché la scrittura era il suo ossigeno. Lucido fino alla fine, ha conservato la grinta e la passione di sempre, si era ammalato il corpo e non lo spirito. Gli occhi bucavano, il suo sguardo penetrante non era cambiato per niente.

Rimasto vedovo, ad assisterlo la fedele e premurosa governante Giuliana “una donna insostituibile” alla quale il maestro ha dedicato un intero capitolo del suo libro “Un secolo di memorie”. Qualche anno prima della sua scomparsa, nonostante le sue precarie condizioni di salute, in compagnia del figlio Franco è intervenuto alla festa di solidarietà organizzata a Siniscola: “Gli anziani – ha detto – devono essere protetti dalla solitudine perché il senso d’abbandono li rende facile preda delle depressioni”. In quell’occasione ha ricevuto la tessera onoraria dell’AUSER.

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