
Giuseppe Branca
di TONINO OPPES
C’è un premio di poesia in “limba” che, in Sardegna, non conosce crisi. Anzi cresce di edizione in edizione. Fino a diventare uno dei più importanti dell’Isola tra quelli promossi nei piccoli comuni.
“A pes de Santu Padre” (la collina che sovrasta Bortigali e che dà il nome al concorso biennale) ha preso il via sedici anni fa nel centro del Marghine famoso perché, in un rifugio antiaereo, dopo l’8 settembre del 1943, grazie ad alcuni militari del Comando delle forze armate, vide nascere Radio Sardegna, la prima radio libera d’Italia dopo gli anni della dittatura.
Il premio, giunto all’ottava edizione, è sicuramente tra i più partecipati dell’Isola se si pensa che nell’edizione 2025 sono stati esaminati ben 104 componimenti: 87 per la prima sezione, in rima e in versi sciolti, e 17 per la sezione riservata alle poesie per il canto polifonico. Dunque lavoro lungo, sia per l’alto numero delle opere che per la loro qualità, quello affrontato dalla giuria presieduta dal docente universitario Duilio Caocci, coadiuvato da Domitilla Mannu, Sebastiano Pilosu, Antonio Brundu e Gianfranco Garrucciu, segretario Giangavino Vasco, che è l’anima del premio.
I poeti hanno affrontato diversi temi: i ricordi del passato si sono intrecciati con le storie di oggi fatte di impegno civile, di denunce contro le ripetute violenze al territorio che la Sardegna continua a subire. Spesso nel silenzio, come se ogni devastazione ambientale fosse qualcosa di ineluttabile. E proprio ad una poesia di denuncia sociale, Su pensu prus liberu tou di Giuseppe Branca, è stato assegnato il premio speciale Trofeu Paulu Pillonca, istituito in ricordo del giornalista scomparso sette anni fa. Quella del poeta di Cheremule è una ferma protesta in versi contro l’installazione selvaggia delle pale eoliche che non stanno risparmiando nessun lembo della nostra terra (rughes a tres bratzos sunt pesende in totue).

Durante la premiazione, che si è svolta nella chiesetta di san Palmerio, il ruolo di Paolo Pillonca, intellettuale messaggero di cultura, scrittore, esperto di poesia e poeta, egli stesso, è stato ricordato dal segretario del premio Giangavino Vasco, dal presidente della Giuria Duilio Cocci, da Stefano Pilosu e dalla poetessa Anna Cristina Serra. Ognuno, con sfumature diverse, collegando il prezioso lavoro delio studioso con i ricordi personali, ha voluto sottolineare il costante impegno di Paolo Pillonca in difesa della lingua sarda, i suoi viaggi continui (non solo nell’Isola ma anche nei circoli degli emigrati sardi) per presentare libri, presiedere giurie di premi di poesia, partecipare a dibattiti sul valore e sull’importanza delle gare poetiche e dei suoi principali protagonisti :”uomini di talento capaci di creare versi dal nulla”.
“Ovunque – è stato detto – Paolo Pillonca, uomo colto e umile, ha regalato sapere, con generosità e con semplicità. Andava dappertutto, anche nei paesi più piccoli. Che lui conosceva bene e che ha sempre raccontato con la bellezza delle sue parole e della sua scrittura. Gli piacevano le storie dell’altra Sardegna, quella più nascosta ma che – ripeteva – merita una ribalta”.
Tutti i poeti premiati, durante la cerimonia che si è svolta sabato 11 ottobre, hanno ricevuto in dono, oltre a premi in denaro e pergamene, anche il suo ultimo libro “O bella musa ove sei tu”, edito da Domus de Janas, la casa editrice fondata dallo stesso Pillonca e ora guidata dal figlio Fabio.
Ed ecco l’elenco dei premiati. Scorrendo i loro nomi si scopre che si tratta di poeti molto affermati e che hanno già avuto numerosi riconoscimenti in tutta l’Isola. Il primo premio, nella sezione in rima e versi sciolti, è andato alla poesia Che fozas in beranu di Franco Piga di Romana; il secondo, con Poete chene boghe, a Giovanni Piga di Nuoro; il terzo con Ca ‘lu sa a Giuseppe Tirotto di Castelsardo. Menzioni sono state assegnate ad Antonello Bazzu di Sassari, Tottu torrat; a Teresa Piredda di Perugia, Canta filla; a Quirina Ruiu di Telti, Rùndula a primmaèra. Nella stessa sezione i due premi speciali sono stati assegnati ad Antonio Ignazio Garau di Tiria (Palmas Arborea) con Piciocheddu bregungiosu e Giampaolo Nuscis con Lobarzus e sconcoinus.
Per la sezione B, riservata alle poesie per il canto polifonico, il primo premio è andato ad Angelo Maria Ardu di Flussìo con Proade a cantare, musicata dalla corale polifonica di Bortigali che, diretta da Cinzia Falchi, ha anche proposto alcuni brani del proprio repertorio particolarmente apprezzati dal pubblico. Nella stessa sezione secondo e terzo premio sono stati assegnati ad Andrea Meleddu di Sorgono con la poesia Oe, e a Sandro Biccai di Sindia con Istringhemi sa manu.
Al vincitore del Premio Paulu Pillonca, i figli del giornalista, Piersandro e Fabio, hanno consegnato una scultura (un guerriero nuragico) realizzata in pietra di fiume dal bravo artista di Villasor Gigi Porceddu, che recentemente ha esposto in Giappone.
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