
Gigi Acquas
di MATTIA LASIO
Il desiderio di mettersi alla prova e la poliedricità sono sempre stati i suoi tratti caratterizzanti, a cui si aggiunge anche la piena consapevolezza che ogni nuovo percorso affrontato offre sempre spunti di riflessione preziosi e insegnamenti da custodire gelosamente. Gigi Acquas, classe 1955, è tra le personalità più complete e vivaci nell’ambito culturale e musicale sardo e a dimostrazione di ciò, dopo decine di dischi e il romanzo ‘’Fuga da Sanpà’’, troviamo la sua nuova opera intitolata ‘’Il treno dei perché’’, costituita da 41 poesie, dirette, schiette, genuine, prive di inutili tecnicismi fini a se stessi ma caratterizzate da immediatezza e disincantata ironia, a tratti immancabilmente pungente, di chi vuole e sa fare arrivare al prossimo il proprio pensiero e il proprio punto di vista. Poesie quelle di Gigi Acquas permeate da quella musicalità innata che accompagna da sempre l’autore e che anche in forma scritta fissata su un libro non viene meno, rivelandosi un marchio di fabbrica che fa la differenza.
Ad aprire le danze della raccolta ci pensa proprio il componimento che dà il titolo al tutto ovvero ‘’Il treno dei perché’’, un elogio sincero all’allegria e all’arte di saper andare controvento con perseveranza. L’intensità e la magia della lingua sarda, invece, emergono da ‘’Faeddol de seda’’, con un’ottima traduzione in aritzese curata da Walter Pistis. Tra le liriche più intense spicca ‘’Una poesia senza parole’’, dove si ricorda che i pensieri sono in grado di volare e di percorrere sentieri inaspettati e ricchi di fascino. Fascino che non manca in ‘’Ma la luna chissà’’, poesia che rappresenta il momento del raccoglimento profondo, in cui bisogna fare i conti con quelle domande che mettono spalle al muro e che al contempo sono necessarie. Nel componimento ci si rivolge alla luna e ci si chiede se vorrà assisterci nella quotidianità di un mondo feroce dove xenofobia e discriminazione sono dominanti e dove spesso manca il coraggio di opporsi a tutto questo.
Coraggio che Gigi Acquas possiede e che traspare da ‘’Oggi vorrei’’, un canto di speranza rivolto alla gente perduta e affamata, oltre che alla terra sempre più maltrattata e a chi è solo davvero. Il fascino della notte fa da padrone in ‘’Danza notturna’’, dove risaltano versi visionari e onirici rivolti alla ricerca concreta di una nuova luce che possa rischiarare le tenebre dell’animo. La notte è di nuovo protagonista in ‘’C’è un momento’’ dove si comprende davvero cosa significa conoscersi: il buio è ciò che offre lo spunto per riflettere sul proprio cammino, su ciò che si è davvero, su ciò che invece non si è affatto e su ciò che non ci appartiene.
L’ironia graffiante permea ‘’L’indifferente’’, una invettiva senza se e senza ma rivolta a chi dissimula, indirizzata a chi trama nell’ombra e colpisce alle spalle. La sognante ‘’Ikigai’’ ricorda la necessità di guardare dentro di sé e dentro il proprio cuore, affermando la necessità di cambiare la propria traiettoria quando è confusa, senza mai perdere la calma e mantenendo salda la consapevolezza che tutto può sistemarsi nonostante le avversità. Il gran finale è sancito dalla struggente ‘’Deo m’ammento’’, dove ci si scaglia contro i potenti, contro gli sfruttatori e contro coloro che sono pronti a compiere le peggio malefatte pur di ingrossare le proprie tasche. Il tutto termina con due versi in lingua sarda che suonano da autentico monito: «Deo m’ammento sa gherra sena fine chi amus fatu pro sa libertade». Proprio così, la libertà: un dono di cui non bisogna scordarsi e su cui bisogna riflettere, mentre ci si gode questo viaggio nel treno dei perché ricco di poesie e pensieri che sanno toccare le corde dell’anima con sobrietà e delicatezza.
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