
di ANTONELLA LOI
Il Parlamento europeo ha deciso che l’immunità di Ilaria Salis debba rimanere. L’eurodeputata eletta tra le file di Avs ha rischiato di dover tornare in carcere in Ungheria a seguito dell’istanza promossa dal governo ungherese di revoca dell’immunità parlamentare. Così non è stato. Nei giorni precedenti al voto di Strasburgo, si sono svolte manovre sotterranee tra i vari gruppi politici per trovare i voti che avrebbero portato l’eurodeputata italiana a conservare lo scudo contro l’incarcerazione. Un solo voto ne ha decretato la salvezza (306 voti favorevoli e 305 contrari) e, senza dubbio, hanno giocato un ruolo i franchi tiratori, circa 70, del Partito popolare. Ma perché l’europarlamentare non deve tornare nel Paese magiaro, dove stava affrontando un processo per aver pestato – queste le accuse – alcuni militanti neonazisti?
Tutto ha inizio l’11 febbraio del 2023, quando Salis, maestra di Monza allora 39enne, di dichiarata fede antifascista e vicina ai centri sociali della città, parte per Budapest dove sono previste proteste contro la sfilata dei gruppi neonazisti. L’occasione è il “Giorno dell’onore”, una ricorrenza che ricorda i soldati ungheresi e tedeschi uccisi durante l’assedio ddella capitale magiara nella Seconda guerra mondiale, che raduna centinaia di nostalgici delle SS. Con totale tolleranza da parte del governo Orban. Alle 16:25 di quel giorno la donna viene fermata mentre si trova a bordo di un taxi insieme ad altri due militanti antifascisti. Viene identificata e portata in caserma dove viene perquisita e, senza nessuna accusa formale, messa in carcere. Qualche giorno dopo diventa palese che l’accusa nei suoi confronti è di aver pestato tre neonazisti ungheresi e tedeschi i quali avrebbero riportato ferite “guaribili in una settimana”, secondo i referti medici, ma “potenzialmente mortali” secondo l’accusa al processo. Cosa che la espone al rischio di una condanna a 24 anni di carcere.
Da quel momento in poi, il carcere di massima sicurezza diventa la sua casa e lì trascorre 15 mesi. Le condizioni di prigionia sono difficili, deprivazione di ogni genere e difficoltà ad avere contatti con l’esterno. La maestra monzese scrive lettere, memorie e raccoglie appunti dal carcere, che poi sono pubblicati in un libro “Vipera“, edito da Feltrinelli, dove racconta nei dettagli la sua vicenda.
Il padre di Ilaria, Roberto, diventa la sua voce in Italia e ha inizio una campagna mediatica per fare pressione sul governo perché riporti in Italia la donna, affinché venga processata qui. A sollevare l’attenzione massima sul suo caso sono le istantanee di un’udienza nel Tribunale di Budapest, dove la militante compare davanti al giudice incatenata mani e piedi, con un guinzaglio tenuto stretto dalla guardia carceraria. Le immagini fanno il giro del mondo e puntano un faro sulla repressione attuata in Ungheria dal governo di Orban, sovranista e tallone d’Achille dell’Unione europea in termini di rispetto dei diritti umani.
E’ proprio questo che si cerca di mettere in luce: ovvero l’incapacità del sistema giudiziario ungherese di garantire il giusto processo per Salis. La quale, è bene precisarlo, non è stata riconosciuta da nessuno dei testimoni chiamati a deporre dall’accusa. Il governo resta in silenzio anche davanti a questa palese manifestazione di violazione di diritti e anzi sostiene che Salis debba essere processata in Ungheria. La famiglia cerca strade alternative per riportare in libertà la giovane.
La sponda la dà Avs, il partito guidato da Fratoianni e Bonelli, che offre a Salis la candidatura alle europee del 2024. L’intento dichiarato è farla eleggere per tirarla fuori dal carcere ungherese proteggendola con l’immunità. A questo punto, nonostante molte istanze di arresti domiciliari siano state ignorate, gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini riescono a far ottenere alla donna le misure cautelari alternative anche grazie a una famiglia italiana residente a Budapest che si offre di ospitarla. Ma il rischio di diffusione dell’indirizzo di carcerazione domiciliare la espone al rischio ritorsioni. “Dobbiamo stare attenti, ci sono siti neonazisti che hanno pubblicato il nome, la foto e l’indirizzo della casa milanese di mia figlia”, ha detto il padre.
Con 176mila voti ottenuti in Italia, Ilaria Salis viene eletta eurodeputata nel giugno del 2024. Quattro mesi dopo la sua elezione, le autorità ungheresi presentano istanza di revoca dell’immunità all’Eurocamera con l’intenzione di far riprendere il processo sospeso. Già la commissione Juri (Affari giuridici), riunitasi 23 settembre scorso, ha respinto la richiesta individuando in questo caso il fumus persecutionis nei confronti di Salis, da parte di un Paese che ha appena dichiarato gli antifascisti terroristi per decreto, mettendoli fuorilegge. Lo stesso verdetto arriva anche dalla plenaria. Maggioranza risicata, bisogna sottolinearlo: solo un voto di scarto. E’ significativo che la destra sovranista italiana abbia votato a favore della revoca dell’immunità, accettando che una cittadina possa essere giudicata da un tribunale ungherese dove sono documentate violazioni dei diritti umani, la garanzia di un processo equo semplicemente non esiste.
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insomma
Essere vuoto
Pensate agli inquisiti di destra presenti in parlamento e nel governo
Non ci sono limiti alla vergogna e corruzione che c’è in Italia, con certi parlamentari, IMAGINATEVI QUANTO la Salis, ora che è diventata parlamentare Europea, per evitare il carcere, cosa le si potrà chiedere per agevolare gli Italiani…..
pensate a milioni di laureati con merito a lavorare al MC e questa busta di merda senza arte ne parte con una poltrona da 20.000 euro a l mese
..ma di cosa cazzo stiamo parlando
Francesco Chicco Orrù la salis invece che occupa xase e prende per i fondelli tutti?
Seu Efisio Si può fare a meno di chiedere qualcosa alla Salis, perché secondo lei non onora la nostra terra,allora chieda direttamente alla presidente del consiglio,che non può certo nascondere le sue origini sarde,e che sta facendo davvero tanto per la Sardegna.