UNA DOLCE STORIA D’AMORE IN UNA SITUAZIONE DRAMMATICA DURANTE IL MEDIOEVO: “BACI DI LAGUNA” DI ROBERTO BRUGHITTA

Roberto Brughitta

Un ritorno atteso quello di Baci di laguna, il romanzo Roberto Brughitta, riproposto nella nuova versione con Amicolibro Editore, una storia d’amore ambientata nel medioevo nella realtà storica del territorio di Elmas.

Roberto, hai ricostruito fatti verosimili in un quadro attinente con la Sardegna del 1300. Devo confessarti che non è stato affatto facile, in quel periodo infatti la Sardegna era in continuo cambiamento. Partiamo dal 1297, anno in cui Papa Bonifacio VIII la dette, insieme alla Corsica, come feudo a Giacomo II d’Aragona. La conquista però partì dal 1323 e dopo innumerevoli battaglie e assedi finì nel 1326, per poi essere definitivamente annessa nel 1420 dopo la sconfitta dell’ultimo Giudicato, quello d’Arborea. In pratica in poco più di un secolo un continuo spostamento di truppe e confini. Se non fosse stato per la voglia di dimostrare che a Elmas, come pensano in troppi, esiste solo l’aeroporto forse avrei abbandonato l’idea. Ma poi i tramonti in laguna, i seicento metri di acquedotto romano che riposano a undici metri di profondità, la chiesetta campestre di Santa Caterina, le tracce di vestigia romane e tanto altro, mi hanno quasi obbligato a romanzare il territorio.

Hai raccontato di villaggi scomparsi dei quali ancora oggi si conservano i segni. Ci sono tantissimi documenti che parlano dei villaggi che erano stati edificati accanto alle sponde della laguna, Semelia o Simbilia, Furcilla, Moguru o Mahuare e Ortixedru che si pensa fosse più vicina al paese di Sestu. Come racconto nel romanzo, alcuni di questi hanno subito la forza delle alluvioni. La zona è infatti da sempre soggetta a rischio idrogeologico. Tra questi tragici eventi, si ricorda in particolare quello del 26 ottobre del 1946 che gli anziani chiamano “Sa notti de s’unda” quando l’esondazione del Rio Matzeu che arrivò in certe vie a quattro metri di livello, causò a Elmas la morte di ventuno persone e ne lasciò senza casa seicento. Può sembrare strano, ma solo dopo aver vissuto per una decina d’anni in via Moguru, ho scoperto che la via era dedicata a un antico villaggio e che alla foce del Rio dallo stesso nome che mi passa accanto, sono stati ritrovati dei reperti archeologici che, a oggi, risultano far parte del primo ritrovamento subacqueo in Europa. 

Tanti i personaggi, è vero che li porti nel romanzo prendendoli dal tuo vissuto? Assolutamente. Ho iniziato il racconto dopo due eventi tragici familiari e dando il nome dei miei cari ad alcuni dei protagonisti. Un modo che è arrivato spontaneo, sicuramente per riportarli in vita. Questo accadde però solo all’inizio del romanzo, successivamente infatti all’interno del libro ci sono finiti personaggi che portavano nomi riportati in antichi documenti, oltre a mio nonno materno scomparso parecchi anni fa e addirittura qualche animale domestico che la mia fervida fantasia ha trasformato in umano.

La Sardegna è sempre presente nei tuoi libri. Amo la mia terra e mi ritengo molto fortunato a poter calpestare il suolo, navigare le sue acque, riempirmi gli occhi delle concrezioni delle sue grotte, potermi inorgoglire davanti alla maestosità degli edifici nuragici e meravigliarmi dei suoi tramonti che dalla laguna di Giliacquas a Bosa marina non hanno eguali. Come potrebbe questa terra non essere presente nelle pagine dei miei romanzi. Il sardo spesso non se ne rende conto, ma basta avere anche la sola domenica libera che, come se fossimo perennemente in vacanza, non dobbiamo far altro che decidere in quale meraviglioso luogo vogliamo passare la nostra giornata. 

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7 commenti

  1. Roberto Brughitta

    Grazie Carmen Salis per questa bella intervista.

  2. Flavia Taccori

    cuore

  3. Maria Gianfranco

    Lo comprerò, sarà sicuramente interessante come gli altri tuoi libri che ho letto!
    In questa società abbiamo bisogno di letture positive e dolci ed i tuoi scritti lo sono! ❤️

  4. Complmenti

  5. complimenti

  6. Complimenti Roberto

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