
Ivana Salis
di MATTIA LASIO
«Dobbiamo seriamente pensare che l’arte ha la potenza di cambiare la società, non si tratta di qualcosa avente solamente uno scopo decorativo. L’arte deve essere militante e farsi portavoce di un messaggio profondo e impegnato». Ivana Salis, storica dell’arte classe 1982, parla con quella cognizione di causa di chi l’arte non solo l’ha studiata appieno entrando nei dettagli ma anche con quell’amore diventato sempre più grande giorno dopo giorno, nutrito di tante esperienze significative che hanno arricchito il suo percorso. Un percorso importante tra cui spicca la fondazione nel 2018 dell’Associazione Asteras di cui è la presidente e la pubblicazione, il 20 agosto del 2020, dell’opera ‘’Muri di Sardegna, luoghi e opere della Street art’’, costituita da 424 pagine edita da Dario Flaccovio Editore, frutto di un lavoro di ricerca certosino sul territorio di oltre due anni condotto insieme a professionisti di spessore come Gianfranca Loi, Elisabetta Borghi, Barbara Catte – autrici dei testi insieme a Ivana – insieme a Massimiliano Frau che si è occupato della parte fotografica.
Nata a Cagliari, cresciuta a Gonnosfanadiga in cui insegna nella scuola primaria, il percorso di Ivana ha radici lontane. «Ho sempre avuto una vera e propria vocazione per l’arte», racconta davanti a un caffè macchiato e un bicchiere d’acqua frizzante in un bar raffinato in quel di via Manno nel capoluogo in un lunedì nuvoloso di fine agosto. «Ho conseguito il diploma alle scuole magistrali ma inizialmente mi iscrissi al Liceo Artistico Foiso Fois che frequentai per un anno. Era abbastanza distante da dove vivevo ed essendo molto piccola non era semplice viaggiare, per questo motivo ho deciso di cambiare. Ma il mio amore per l’arte è rimasto intatto e una volta conseguito il diploma ho deciso di dedicarmi anima e corpo allo studio dell’arte, amando da sempre i linguaggi visivi».
Dopo aver conseguito la laurea triennale in Beni Culturali e aver preso anche la laurea specialistica nell’ateneo cagliaritano, si è successivamente perfezionata alla Scuola dei Beni Culturali a Siena, dal 2011 al 2013, sotto l’attenta guida di Enrico Crispolti, figura fondamentale per la sua crescita professionale. «Crispolti», sottolinea, «è stato di grande ispirazione per capire che dovevo essere una storica dell’arte sul territorio. Era dotato di grande gentilezza, umiltà e di una preparazione solidissima. I due anni a Siena sono stati per me importantissimi perché mi hanno permesso di conoscere l’arte ambientale, questo è stato significativo perché poi mi ha spinto a occuparmi del muralismo che all’ambiente è strettamente legato più di quanto si possa immaginare».
Ivana, che si occupa anche della gestione dello studio ‘’Spazio e movimento’’ in via Napoli 80 a Cagliari fondato da Marilena Pitturru e dedicato interamente alla ricerca artistica femminile, è una donna preparata, dotata di determinazione e un’eleganza innata che non ha bisogno di ostentare ma che traspare dai suoi modi e dalla maniera in cui riflette sul proprio cammino umano e professionale. «Il mio primissimo tirocinio», prosegue, «l’ho fatto quasi vent’anni fa, esattamente nel 2006 alla Galleria Comunale d’Arte a Cagliari. È stato un periodo di osservazione importante, mi piaceva l’ambiente, ero felice di trasferire le mie competenze agli studenti e in generale alle persone che venivano lì in visita».
E, a proposito di studenti, significativo è anche il suo impegno in ambito scolastico nel quale lavora dal 2015, anno in cui ha mosso i primi passi con le prime supplenze. «L’insegnamento», aggiunge, «prima ancora dell’aspetto prettamente didattico rappresenta un esempio. Un insegnante deve davvero lasciare qualcosa ai suoi alunni, andando oltre le nozioni». Tante le sue passioni tra cui spicca quella per la letteratura e per autrici come Michela Murgia, così come Sandra Petrignani, Natalia Ginzburg, Elsa Morante e tante altre. Proprio sulla letteratura, e sul rapporto tra essa e l’arte, si focalizza la sua attenzione. «C’è un rapporto strettissimo tra questi due ambiti», puntualizza, «perché la letteratura proietta immagini nella mente. Sono due settori che si alimentano gli uni con gli altri. Ad esempio, ai miei alunni faccio disegnare i personaggi delle opere come l’Odissea e noto con piacere il loro entusiasmo». Un’altra esperienza importante nella sua formazione è stata quella al Museo Diocesano tra il 2007 e il 2010 dove si è occupata della catalogazione dei beni culturali. «Ho avuto», continua, «il piacere di conoscere una figura di spessore come Maria Lucia Baire che per me è stata importantissima, in quanto è stata la prima persona che mi ha dato fiducia puntando su di me concretamente».
Significativo anche il suo rapporto con Gonnosfanadiga, dove è cresciuta, e con Cagliari dove risiede. «Con Gonnosfanadiga ho un rapporto odio e amore, come tante persone con il luogo dove sono cresciute. Ho speranza che il paese possa cambiare in meglio, acquisendo profonda consapevolezza della sua storia e delle sue peculiarità, in modo da ripensare il presente e progettare un futuro che pensi alle giovani generazioni in chiave culturale, sostenibile e inclusiva. Per quel che riguarda Cagliari, invece, posso dire di aver trovato pienamente il mio equilibrio: Cagliari è il luogo che ho scelto e che sceglierei nuovamente mille volte tanto è bella». Tra i tanti progetti portati avanti spiccano, insieme a Vittorio Sgarbi, la mostra ‘’Hoder Claro Grassi: l’uomo tra sogno e realtà” nell’estate del 2011 nei sotterranei del locale di San Vito, così come l’ideazione del “Cagliari Urban Fest’’ di cui è andata in scena la prima edizione nel 2022. Non solo: tra i progetti più recenti ci sono anche la curatela della residenza artistica Mariposa de Cardu di Marilena Pitturru e Beppe Vargiu e dell’Orto Giardino di Rita Atzeri in località Su Idanu a Quartucciu, oltre alla curatela del percorso di arte visiva ‘’Art Urban Flow’’ con tre installazioni di Matteo Ambu per il festival Forma e Poesie nel Jazz che si terrà dal 12 al 22 settembre.
Tra i tanti interessi dal punto di vista prettamente artistico risalta quello per la Street art. «La Street art ha una grande forza», rimarca, «perché riesce ad arrivare tra i poveri, tra i diseredati, tra gli ultimi. È testimone di un linguaggio realmente democratico. Ho sempre apprezzato la libertà di chi la pratica con impegno e tanta passione». Impegno e passione ovvero i capisaldi del suo approccio all’arte e a tutto ciò che a essa riguarda. «Non sono una storica dell’arte da biblioteca», conclude, «non mi limito a questo perché altrimenti verrei meno al vero compito di chi svolge la mia professione. Per fare arte pubblica bisogna avere anche il coraggio di sporcarsi, letteralmente, le mani senza mai demordere. Punto da sempre e continuerò sempre a puntare alla divulgazione di qualità, con la consapevolezza che l’arte può e deve lasciare un segno profondo e reale nelle persone».
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