
Andreas Bentzon
di LUCIA BECCHERE
A Copenaghen, una giovanissima Maria Giacobbe (1932-2024) ha intervistato più volte Weis Bentzon in merito alle sue ricerche in Sardegna. Nell’ultima intervista pubblicata in “Cronache provinciali” nel 1961, l’etnomusicologo parla dei suoi studi, della musica popolare sarda e della necessità di raccogliere tutti i documenti affinché nulla venga perduto di questo patrimonio che, “per i suoi autentici valori estetici, sociali e culturali, interessa non solo la Sardegna ma i musicologi di tutto il mondo”.
Fridolin Andreas Weis Bentzon (Copenaghen 1936-1971), laurea in Antropologia e direttore del Museo etnografico di Goteborg (Svezia), giunto in Sardegna sulla scia dell’etnologo Wagner, del naturalista Della Marmora, del, geografo Maurice Le Lannou, è stato il primo e il più importante antropologo straniero a documentare in maniera scientifica la musica delle launeddas e ad intuire che non si trattava di uno strumento popolare come tanti altri al mondo. Figlio di un giurista musicista, un fratello pianista nella cui band egli suonava il contrabasso, Andreas venne per la prima volta nell’isola in gita scolastica nel 1952, vi fece ritorno nel ‘53, nel ‘55 e nel ‘57 soggiornandovi per circa otto mesi per studiare la musica sarda. Per pagarsi il soggiorno collaborò con un circolo itinerante e, grazie alle frequentazioni con i più autorevoli suonatori sardi, diventò presto un profondo conoscitore della complessità dello strumento. Ci ha lasciato una ricca documentazione fotografica, film, racconti, poesie, canti femminili, musica per chitarra, sonate su pentagramma, musica delle launeddas e il tipico canto a tenore barbaricino. Collezionò innumerevoli oggetti sardi per conto del Museo Nazionale di Danimarca, i suoi numerosi articoli sugli aspetti tecnici, musicali e sociali dello strumento, tradotti in diverse lingue, contribuirono notevolmente alla diffusione internazionale delle launeddas.
Nello 1969 pubblicò in 2 volumi la sua opera principale “Le launeddas. Strumento della musica folk in Sardegna” sulla costruzione dello strumento, l’esecuzione dei balli e vari repertori musicali.
Il suo disco “Is Launeddas”, pubblicato postumo nel ‘74 è stato definito “Il lavoro più compiuto finora sugli strumenti popolari italiani”.
Nell’ISRE di Nuoro è custodito il Fondo Bentzon, donato dopo la sua morte dall’Università di Copenaghen, grazie all’interessamento di Maria Giacobbe, materiale raccolto da Bentzon e sua moglie Ruth fra il 1965 e il 1969: alcune migliaia di schede dattiloscritte in lingua inglese e catalogate per argomenti, fonti e anagrafiche; un gran numero di documenti, registrazioni e foto scattate in tutta l’isola, oltre a manoscritti relativi alle tradizioni redatti da Michela Coloru, tessitrice di Nule e collaboratrice dell’etnomusicologo, materiale digitalizzato dall’antropologo e scienziato delle religioni Cosimo Zene.
“Credo – afferma Bentzon alla Giacobbe mentre lo interroga sulla cosa più urgente da fare -, che in Sardegna si dovrebbe realizzare un Istituto di musica popolare per raccogliere del materiale e curarne lo studio sistematico, pubblicare i testi dei canti popolari per tenere viva la musica e, perché possa sopravvivere allo sviluppo industriale e ai cambiamenti sociali, reinterpretare le forme di musica popolare e l’ambiente sociale”.
Per l’etnomusicologo promuovere la diffusione mediante l’incisione in dischi o nastri farebbe conoscere la Sardegna e favorirebbe il turismo. Tutto il materiale dovrebbe essere custodito al Museo del Costume mentre la collaborazione fra gli studiosi di diversi settori e qualsiasi investimento pubblico o privato sulla musica si rivelerebbe un ottimo investimento sulla cultura sarda. Alla stampa il compito di curare la diffusione della musica popolare.
“Crede lei possibile e augurabile, uno sviluppo e un rinnovamento, senza però tradire le radici di questa musica”? Chiede ancora la Giacobbe
“Si – conclude lo studioso -. Nei paesi come la Danimarca, la Russia, la Spagna e il Sud America, la cultura nazionale intellettuale si è creata e sviluppata sulle basi della musica popolare. Sarebbe fondamentale studiare la diffusione esistente di vari tipi di musica fra nord e sud, fare un’analisi sociologica e culturale, infine esaminare il rapporto fra la storia della musica europea e la musica popolare sarda”.
Colpito da un male incurabile, il dr. Weis Bentzon è scomparso a soli 35 anni.
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