
Stefano Pani innanzi alla sua maestosa opera
di STEFANIA ANGIUS
San Vito, il 20 settembre 2025, ha celebrato il 104° anniversario della nascita di Tziu Antoni Cuccu, con un gesto che va oltre la semplice commemorazione. Sul muro di un’abitazione, adiacente ad una gradinata, Stefano Pani, pittore e poeta in lingua sarda, ha tracciato un ritratto che non è solo immagine, ma narrazione visiva, memoria tangibile e simbolo di una vita dedicata alla poesia improvvisata.
“De bagamundu a monumentu”
Sa valigia sempiri t’acumpangiat
po podi is biddas abisitai
poita sa poesia tocat ascurtat
e s’otava su bentu no depiat pinnigai
Logudoresa o campidanesa pagu importat
Sa manna importanzia fuat sa cultura tramandai
poita sa lingua sarda istimat
in is libureddus depiast iscriri e pubbricai
Po cussu de oi in dia de totus ses arregordau
e de bagamundu a monumentu
de sa cultura sarda ses diventau
La poesia, scritta dal poeta e pittore Stefano Pani, diventa chiave di lettura del murale: essa prepara lo spettatore a comprendere che l’opera non rappresenta soltanto un volto, ma anche un gesto, un oggetto e una storia.
Tziu Antoni Cuccu girava con una valigia, che non era un accessorio qualsiasi. Custodiva i libretti che lui stesso compilava trascrivendo i versi improvvisati dei cantadores. Con quella valigia viaggiava di festa in festa, tra sagre e celebrazioni paesane. Stendeva un lenzuolo bianco per terra e, dopo aver tirato fuori, uno per uno i libretti dalla sua valigia, li adagiava sul lenzuolo e li metteva a disposizione di chiunque volesse leggere o acquistare quei versi.
Ogni libretto, ogni pagina, era un atto di memoria collettiva: trasformare parole effimere in patrimonio duraturo, dare forma concreta alla voce dei cantadores e portarla tra le persone. La valigia diventa simbolo di quella trasmissione che unisce il gesto quotidiano alla conservazione culturale, un oggetto che racchiude un’intera Sardegna itinerante.
Nel murale, Stefano Pani non rappresenta solo il volto di Tziu Antoni, ma anche la sua valigia. Questa scelta trasforma l’opera in narrazione visiva: le mani vicino all’oggetto evocano gesti che si ripetevano da decenni, le pieghe della valigia diventano tracce di tempo, fatica e dedizione.
I colori scelti, terrosi e caldi, ma anche luminosi nei dettagli, accompagnano il gesto, suggerendo il ritmo delle feste paesane, il movimento delle persone, l’energia dei cantadores e la lentezza necessaria per custodire e trasmettere la memoria. Non si tratta di decorazione: il colore diventa parola, il murale diventa verso.
Tziu Antoni Cuccu incarnava una Sardegna che si muove, che vive nelle piazze e tra le case, non solo nei libri o negli archivi. La sua valigia attraversava territori, legava comunità, permetteva che la poesia improvvisata fosse ascoltata, letta, condivisa. Ogni festa paesana era occasione di incontro tra persone e versi, tra memoria e creazione immediata.
Questo elemento itinerante diventa centrale nel murale: Stefano Pani rende visibile non solo l’uomo, ma il movimento stesso della cultura sarda, la sua capacità di circolare, di trasformarsi e di raggiungere tutti.
La pittura di Stefano e la vita di Tziu Antoni si incontrano in questa chiave simbolica: uno custodiva i versi, l’altro li rende visibili e permanenti. Linguaggi diversi, parola scritta e colore, ma con lo stesso intento di salvare, condividere, e rendere vivo un patrimonio che appartiene a tutti.
Non è casuale che il murale mostri la valigia insieme al volto: è l’oggetto che racconta il gesto quotidiano, la pazienza, l’amore per la poesia e per la lingua sarda.
L’inaugurazione del murale è stata occasione di partecipazione collettiva. Le launeddas di Luigi Lai, gli interventi degli studiosi, la presenza della famiglia hanno accompagnato la scopertura del murale, ma la valigia che arricchisce l’opera, rappresenta la memoria concreta di un gesto che parla più di mille parole.
Chiunque si ferma davanti all’opera è invitato a leggere, a ricordare, a far vivere ancora quei versi. La valigia diventa così ponte tra passato e futuro, tra singolo e collettivo, tra parola scritta e comunità.
Oggi la valigia non viaggia più tra le feste paesane, ma resta impressa sul muro come simbolo di responsabilità collettiva: custodire ciò che conta e consegnarlo alle generazioni future. Il murale di Stefano Pani non è solo omaggio, ma invito alla cultura, un gesto che ricorda quanto siano preziosi i piccoli atti quotidiani di cura della memoria.
La poesia che accompagna il murale, il volto, la valigia: tre elementi che insieme raccontano la vita di Tziu Antoni Cuccu e la sua missione. Il murale è testimonianza viva di un uomo che ha fatto della sua esistenza un atto di custodia, e di un artista che ha saputo tradurre quel gesto in immagine condivisa.
Questo il dono di Stefano Pani: aver trasformato un gesto quotidiano in immagine eterna, e aver consegnato alla comunità un segno che non si cancella.
Il murale non è dunque solo arte pubblica, ma testimonianza e promessa.
Testimonianza di un uomo che con una valigia ha salvato un patrimonio poetico immenso. Promessa che quella stessa eredità continuerà a vivere, custodita non più soltanto da una persona, ma da un’intera comunità.
Un’opera che parla di memoria, arte e comunità, e che ricorda a tutti noi che la poesia non è solo parola, ma gesto, presenza, condivisione.

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Brava Stefania
Grazie Stefania di cuore e complimenti per tutto sei bravissima
Bellissima poesia molto significativa le parole che toccano dritte al cuore con tanta nostalgia ma anche con immenso rispetto bravissimo Stefano pani complimenti sei un grande un abbraccio 👍👍👍👍👍💯💯👏👏
Te l’ho sempre detto che sei un Grandeeeeeeee 👏
❤💯👏
congratulazioni
bravo
bravo