UDIENZA PAPALE DELL’UNIONE NAZIONALE PRO LOCO D’ITALIA: SEBASTIANO SECHI “SEBAS” REGALA UN RITRATTO A PAPA LEONE XIV

Udienza Papale dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, Sebastiano Sechi “Sebas” regala un ritratto a Papa Leone XIV.

Sebastiano Sechi, il pittore noto come Sebas, che si è formato all’ombra di illustri maestri, è il Presidente delle Pro Loco della Provincia di Sassari, Vicepresidente Regionale e componente della Giunta Nazionale Unpli.

Al Papa, Sebas dona un ritratto su cartoncino cm. 35X50, realizzato con matita e polvere di carboncino, una delle tecniche su cui si misura spesso, ma non di certo l’unica.

Sebastiano Sechi, nato ad Ossi (SS), ha recentemente ritirato un riconoscimento in Grecia, è un ritrattista e pittore poliedrico, allievo di Gavino Tilocca. All’istituto d’arte di Sassari, qualcosa di questo scultore lo segna a fuoco.  « Me lo ricordo bene, come Stanis Dessy che al liceo mi chiamava “Bocciano”– spiega l’artista sardo -, un grande personaggio dall’andatura claudicante. Come una sorta di patriarca si muoveva nel salone sconfinato del mio liceo, con la sua inflessione di Arzana, ci spiegava che non bisogna mai smettere di cercare. Mai. Formarsi all’ombra di simili maestri mi ha fatto capire proprio una direzione. E regalare un ritratto a Sua Santità è stata una celebrazione di questa mia pratica: ritrarre è ricerca.» 

Completamente consacrato all’arte della vita, Sesbas  è da sempre impegnato nella comunità e oggi, ad Osilo, è il punto di riferimento per la logistica delle opere di artisti di ogni provenienza.

«Dipingo di continuo, nel tempo che gli altri chiamano libero io cerco il sistema per far arrivare altri pittori da fuori, perché l’arte è cugina stretta dell’artigianato che, nella nostra terra è una sorta di religione, dai murales ai musei a cielo aperto o, come si dice, diffusi proprio come la bellezza dell’isola…»

Appena diciottenne, nel 72, fonda una squadra di calcio femminile che, in onore dei Mondiali, prenderà il nome di Unione Sportiva Monaco. «Nel 1972 ho fatto la mia prima personale di pittura proprio in quella stanza, dopo una collettiva a Sassari in via Roma, da dove Padre Giacomino Canu, girando con la sua Lambretta, già reclutava talenti da presentare in Galleria Sardegna. Di quell’ ostinata pratica della sperimentazione in pittura e scultura noi artisti non abbiamo quasi merito, è più una colpa – ride – a precederci è un’urgenza di stare al sicuro, di stare bene, di trovare un posto dove potersi abbandonare, non dove ti abbandonano gli altri.»

Impiegato del comune nell’ 81, svolge nel corpo dei Vigili Urbani un’attività ventennale in una realtà complessa, in un accoglimento delle norme frammentato e, a dir poco, selettivo.

«I verbali fioccavano, dovevamo scrivere parecchio, erano tempi in cui erano in molti a farsi giustizia da soli – ricorda Sebas – non sempre la nostra divisa veniva vissuta come una cosa da rispettare. Io ed i miei colleghi subivamo piccole vendette, gomme bucate e continue ritorsioni erano al’ordine del giorno. Eppure ce l’abbiamo fatta: il gioco è poterlo raccontare.»

E in questo dono del ritratto a Papa Leone XIV si incontra, oltre alla sensibilità dell’autore, una sua grande tensione: partire da un’oscurità, da un bisogno, da un “di meno” per accedere al meglio, alla luce.

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