
Importante trasferta a Genova per Tessingiu, la mostra dell’artigianato sardo. Sino al 30 novembre è infatti ospite in Liguria nel Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova, percorrendo a ritroso le rotte che condussero Luigi Maria d’Albertis in Sardegna e giungendo tra le sale di quella che un tempo fu la dimora di suo cugino, il capitano Enrico Alberto d’Albertis.
Il progetto, curato da Maria Camilla De Palma e dalla direttrice del Murats di Samugheo Anna Rita Punzo, nasce dalla volontà di creare un ponte tra le collezioni etnografiche del Castello e l’artigianato contemporaneo della Sardegna, dove Enrico Alberto d’Albertis trascorse gli ultimi dieci anni della propria esistenza. L’esposizione genovese propone un’ampia selezione dei protagonisti dell’edizione 2024 di Tessingiu.
L’iniziativa, voluta dai Comuni di Samugheo e di Genova, è frutto di una collaborazione tra il Castello d’Albertis, il Murats e Orientare.
Le opere di 37 maestri artigiani originari di diverse aree della Sardegna, ripropongono con rigore e perizia stili, tecniche, iconografie e cromatismi della tradizione, ma anche riletture e reinterpretazioni elaborate da architetti, designers e artisti di fama internazionale quali Maria Lai, Gavino Sanna, Mario Cucinella.
In mostra anche alcuni pezzi storici provenienti dalle collezioni personali degli artigiani, tramandati di generazione in generazione come le conoscenze e la passione per l’arte manifatturiera. La selezione delle opere, frutto del prezioso dialogo con gli artigiani, muove dalla doppia volontà di raccontare la Sardegna nelle sue forme più autentiche e omaggiare i cugini d’Albertis, in particolare il loro profondo legame con il mare, ponte fluido che oggi come allora, avvicina, unisce, crea dialoghi e legami.
Il Castello d’Albertis. Questo insolito museo-dimora ospitato in un castello neogotico offre la straordinaria opportunità di entrare nella casa del capitano Enrico Alberto d’Albertis, suo ideatore, che lo ha donato alla città alla sua morte nel 1932. Viaggiando per mare e per terra tra ‘800 e ‘900, ha racchiuso il proprio mondo in una cornice romantica, tra “camere delle meraviglie”, suggestioni marinaresche, evocazioni colombiane e trofei coloniali. Il suo castello, come documentato dai disegni costruttivi, testimonia il fascino di mondi lontani sul suo spirito, impregnato di “genovesità” e amore per il mare e di altrettanta curiosità verso l’ignoto e l’intentato.
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