
di LUCIA BECCHERE
La frazione di Torpè venne fondata nel 1821 da Giovanni Maria Bacciu. Nel volume l’autore ripercorre tutto il ‘900: luoghi, personaggi, eventi, comprese tutte le “prime volte” che hanno accompagnato il paese nella modernità
Il libro “Brunella-Un piccolo mondo antico” vuole essere un omaggio al suo paese e ai suoi abitanti da parte dell’autore Marcello Bacciu il quale, attingendo alle testimonianze orali, ne ripropone storia, leggende, tradizioni di un’intera comunità che trova la felicità del vivere nella condivisione delle cose semplici. Trattasi di ricordi cementati nel tempo, racconti narrati davanti al fuoco o sull’uscio di casa che l’autore ha annotato negli anni e poi trascritti in un libro oggi rivisitato dalla figlia Carolina.
Fondata nel 1821 dal pastore Giovanni Maria Bacciu, (Buddusò 1799-Posada 1901) – che dopo l’editto delle chiudende 1820, iniziò a costruire i famosi muros a siccu –, Brunella, frazione di Torpè, deve il suo nome a Bruna, quartogenita di Bachis primogenito del fondatore, nata nel 1929 e deceduta all’età di sei mesi per malattia.
Il raccontare si snoda lungo tutto il 900: la costruzione della chiesa di Sant’Antonio da Padova, l’istituzione delle prime classi elementari, la prima volta (1934) a Brunella del federale del PNF provinciale Martino Offeddu, accompagnato dall’Ispettore didattico provinciale Giovanni Cadalanu per ispezionare la scuola elementare e visitare poi, in compagnia di don Satta, la chiesa di Sant’Antonio.
Nelle pagine sfilano luoghi e accadimenti: le cresime celebrate dal vescovo Monsignor Cogoni, la Spagnola, la malaria, l’alluvione del 53, la nevicata del 56. Le poste e il servizio postale, l’arrivo della condotta idrica, della corrente elettrica, il primo mulino a motore, le prime lavatrici, le prime biciclette, il primo pallone, tutti simboli d’incipiente modernità. E ancora figure rimaste nella memoria collettiva: Bazzu Mimiu e la sua indiscussa bravura nel tiro, il bandito Limbara e il suo cane cucciureddu e la sua capra peibella, tziu Istenellai ovvero “Cassa di Bronzo”.
E poi tzia Pauledda, morta a 90 anni, che nel 1931 aveva ospitato le maestre di Oliena Cicita Mastroni, arrivata a Brunella in sella ad un baio e la sorella Antonina, così pure l’insegnante di Nuoro Margherita Moledda che alla padrona di casa aveva donato un libro di lettura. La donna lo teneva nascosto dentro il materasso perché nelle pagine custodiva i soldi che poi le vennero rubati.
La vendemmia, la caccia, sa manialia quando la gente si scambiava le braccia per fare le cose in economia, il pane fatto in casa. L’abilità di su mojiaresu nella costruzione degli alveari e la produzione del miele, quella de sos calzulaios per la realizzazione delle scarpe e degli scarponi. La transumanza, la marchiatura, le carbonaie, su fogulone di Sant’Antonio e sos fogulonedhos di san Giovanni, su zilleri, “seconda casa per i brunellesi”, luogo di aggregazione e socializzazione, momenti di vita comunitaria di alto valore morale quando la povertà era una ricchezza.
L’autore ricorda il fattivo impegno di don Virgilio Cocco, parroco dal 1990 al 2005, che riuscì ad ottenere i finanziamenti per l’attivazione della casa parrocchiale. Parroco intraprendente e innovativo anche nell’allestire mostre pittoriche e fotografiche nella sala parrocchiale. Fu lui ad organizzare la prima sagra del mirto, dando vita ad un comitato sotto la sua supervisione, formato da rappresentanti di tutte le frazioni della parrocchia. Il grande successo ottenuto e la straordinaria presenza di turisti diede il via ad una nuova idea di turismo.
Marcello Bacciu (1959- 2017) si trasferisce in Germania, mette su famiglia con una donna di Colonia dove completa la sua formazione di agente da viaggio. È stato presidente del circolo sardo di “Colonia-Nuova Rinascita”. Rientrato nella sua amata Sardegna alla fine degli anni ‘90, muore a Brunella a 58 anni.
Views: 60





































































































