
Le località sommerse in Sardegna nella mappa di Climate Central
di FRANCESCA MATTA
Le città costiere italiane potrebbero finire sommerse prima del previsto. Lo dice un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Pnas”, che mette in guardia le istituzioni per intervenire nel più breve tempo possibile. Tra le località segnalate in Italia, ci sarebbe anche Cagliari e diverse aree della Sardegna. Lo scioglimento accelerato dei ghiacci antartici, in particolare della calotta occidentale, potrebbe innescare un aumento del livello del mare di oltre tre metri. Le conseguenze di un simile evento sarebbero devastanti, mettendo a rischio intere zone densamente abitate e di grande valore storico e culturale.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, sottolinea che il collasso della calotta dell’Antartide occidentale potrebbe da solo causare un aumento del livello del mare di oltre tre metri. Le conseguenze per la penisola italiana, con i suoi 8.000 chilometri di costa, sarebbero devastanti. La piattaforma interattiva Climate Central ha elaborato una mappa che mostra chiaramente le aree a rischio. Nell’area del nordest, oltre a Venezia, anche il Delta del Po e la città di Ravenna rischiano di finire sott’acqua. Sulle coste tirreniche, città come Pisa, Livorno, Marina di Grosseto e vaste porzioni del litorale laziale, inclusi Fiumicino e Ostia, sono in grave pericolo. Anche il sud non è immune. Il golfo di Manfredonia in Puglia, Metaponto in Basilicata e la piana di Sibari in Calabria sono tra le zone più esposte. A Napoli, il litorale domizio tra Castel Volturno e Cuma e parti del Cilento potrebbero essere sommersi. In Sicilia, l’area metropolitana di Catania è considerata ad alto rischio.
La piattaformaha mappato le aree che verrebbero sommerse in uno scenario con un innalzamento di tre metri. La Sardegna, purtroppo, figura in modo prominente in questa mappa. Oltre alla città di Cagliari, anche Oristano e la costa sud-orientale dell’isola sono seriamente minacciate. La perdita di questi territori non comporterebbe solo danni economici, ma anche la scomparsa di parte del patrimonio culturale e paesaggistico.
Il livello medio del mare è già aumentato di diversi centimetri negli ultimi decenni a causa dello scioglimento dei ghiacciai, della fusione delle calotte polari e dell’espansione termica degli oceani. Ogni anno, l’Antartide e la Groenlandia perdono circa 370 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Un ulteriore studio su Nature evidenzia come i ghiacci dell’Antartide occidentale siano vicini a un punto di collasso irreversibile. Secondo i ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud, un aumento della temperatura oceanica di soli 2 °C potrebbe innescare una fusione completa delle piattaforme di ghiaccio in appena due secoli. Questo scenario porterebbe a un aumento del livello del mare di 3,8 metri entro i primi mille anni, con conseguenze catastrofiche a livello globale.
Il messaggio degli scienziati è univoco: siamo a un passo dal punto di non ritorno. Superarlo significherebbe condannare le generazioni future a un aumento permanente del livello del mare, con migrazioni di massa, perdita di territori, e danni economici e culturali incalcolabili. L’unica strada per evitare questa catastrofe è agire con urgenza, riducendo drasticamente le emissioni di gas serra e impegnandosi a contenere l’aumento delle temperature globali.
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