INCONTRO RAVVICINATO DEL TERZO TIPO CON LO SCRITTORE ALESSANDRO DE ROMA: IL FASCINO DI MARISTELLA, LA PROTAGONITA DE “IL PRINCIPE ROSA”

Qualche volta nelle interviste si ricevono risposte annoiate. A una domanda che cerca una strada più interiore di dialogo si oppone una risposta scontata, banale come una puntata del Grande Fratello. Che lo sapevo già e non c’era bisogno di leggere.

Qualche volta, rara, devo dire, per fortuna. Poi si incontrano scrittori come Alessandro De Roma, e non solo lui, che sente una molla emotiva che lo spinge al centro delle sue sensazioni. Fateci caso, amici lettori, e fidelizzatevi con quegli autori che si concedono. Che si espongono, capaci di una fuga in solitaria nei loro sentimenti. Di quelli che hanno amore per comunicare per comunicare, e poi… e poi chi se ne frega. Uno scrittore si ciba di comunicazione. E non può farne a meno.

Devo confessare che nelle interviste che ho curato su queste colonne per “Tottus in Pari” ho incontrato quasi sempre autrici e autori di questo tipo. Per parafrasare un film di Steven Spielberg abbiamo avuto incontri ravvicinati del terzo tipo: quelli dove dopo l’avvistamento si interagisce da persona a persona.

Ecco, Alessandro De Roma è uno scrittore di questo tipo. Uno scrittore di grande successo, tradotto in altre lingue, che pubblica con le case editrici più importanti, eppure che trova tempo e energie per mettersi in gioco per i lettori di Tottus in Pari. E questo non è mai scontato.

E allora seguitelo in questa intervista. Seguite come ci si mette in gioco, un po’ per sé stessi, e un po’ per quell’amore irrinunciabile che un grande autore ha per i suoi lettori.

Grazie Alessandro da parte di tutti noi.

I luoghi del cuore: le ambientazioni dei tuoi romanzi sono sempre un po’ speciali, con un legame emotivamente molto forte che ti permette di raccontarne l’anima. Tu queste visioni le hai attraversate davvero, sappiamo, lasciandoti contaminare. Ti chiedo: ci sei andato per raccogliere emozioni da trattenere e scrivere, oppure ci sei stato perché la tua strada passava lì e poi quei ricordi sono sbucati fuori in automatico nella tua scrittura? In generale il viaggio ti rende instabile, a volte fragile; ti attraversa e costruisce in te strade che non sai dove condurranno ma, una volta che il varco emotivo è aperto, sai che prima o poi ci passeranno i tuoi personaggi e i tuoi romanzi. In questo romanzo ci sono 4 città che amo molto, Cagliari, Nizza, Calcutta e Torino. Cagliari resta la città di cui mi sono innamorato a 19 anni quando mi iscrissi alla facoltà di filosofia a Sa Duchessa. È un amore che mi accompagnerà sempre e che sarà una fonte certa di storie per me, finché potrò scrivere. Le altre sono città nelle quali ho vissuto (3 anni a Nizza, 2 a Torino) oppure che ho visitato più volte, trattenendomi anche per periodi lunghi.

Però i casotti di legno coloratissimi, spuntati come funghi, sulla spiaggia del Poetto negli anni Sessanta, non li hai conosciuti. Ma li hai resi vivi come una cartolina emotiva che arriva da molto lontano: che differenza c’è tra scrivere di un posto che ami, e un posto che ti hanno raccontato e ti ha mosso qualcosa dentro? Ho visto tanti video (anche su youtube) e moltissime foto e per anni ho chiesto storie agli amici che invece li hanno conosciuti, poi ho chiuso la mia indagine silenziosa e ho lasciato che fosse una bambina, la mia Maristella, a viverli. Documentarsi è importante ma poi, una volta creato il contesto emotivo e storico che ti permette di poter costruire la storia, è importante mettere tutto da parte e lasciar vivere i personaggi. A danno a volte dell’accuratezza storica, ma del resto i ricordi personali sono diversi in ciascuno di noi, e questi sono i ricordi della mia eroina. Maristella Spiga, bambina saggia e malinconica.

Ancora sui luoghi, che fai vivere come personaggi, con una tale caratterizzazione che mi fa pensare che tu abbia costruito la storia con già una sua destinazione precisa. Un fantastico espediente per arrivare proprio in un determinato posto, Si può pensare che sia nata prima l’ambientazione e tu poi ci abbia ricamato una storia intorno? Ho scritto questo romanzo quando ero appena tornato da un mese trascorso a Calcutta e l’ho scritto a Nizza, dove vissi all’epoca tre mesi, ignorando che poi ci sarei andato a vivere per qualche anno. Ecco sapevo che queste due città dovevano essere dentro il romanzo anche perché rappresentano due luoghi davvero contrapposti: la vita complicata di una gigantesca metropoli con strade popolate da persone senza casa, senza denaro, senza niente e, dall’altra parte, una delle destinazioni preferite dalle persone che hanno invece tutto ciò che serve per vivere bene. Io quell’anno ero al centro di questa contraddizione e l’ho necessariamente dovuta portare nel libro che stavo scrivendo.

In una tua precedente intervita (sempre su queste colonne nel numero di marzo del 2023 di Tottus in Pari) dichiari la tua smisurata passione per i viaggi. Complimenti, credo che i viaggi debbano essere il viatico di uno scrittore… Lo penso anch’io. A patto che si cominci a riconoscere come un viaggio anche il percorso breve e quotidiano e che si cerchino stupore e spaesamento anche nel giardino di casa. Viaggiare in luoghi lontani a me ha insegnato a viaggiare anche qui, attorno a me, tra la spiaggia di Platamona e la campagna in cui abito. Per questo sono riuscito ad ambientare tre libri nel posto in cui sono cresciuto, San Leonardo de Siete Fuentes, perché viaggiando ho aperto una porta che lo ha reso anche un luogo immaginario, un luogo a cui tornare con la fantasia, e non solo il luogo reale che ho calpestato per anni.

La gente che ci vive o i luoghi? Cosa ti crea un legame più stretto? Cosa ti porti dietro tornando a casa? Cosa pensi sull’aereo quando stai rientrando? Ciò che mi porto dietro è la malinconia di poter vivere una sola vita, di dovermi accontentare di una piccola avventura dentro le vite degli altri. Più riesco a trattenere dentro di me di ciò che ho visto e di chi ho incontrato, più riesco a coltivare l’illusione di avere una seconda, una terza, una quarta vita e poi, dentro i libri, altre vite ancora.

Quando sei in viaggio scrivi? Leggi? O quando sei fuori non ti rimane spazio tra cervello e cuore? In viaggio leggo e scrivo solo se mi posso fermare a lungo (due mesi in una città o almeno qualche settimana), altrimenti la mia attenzione è tutta catturata dalle mille nuove esperienze. Una passeggiata tra centro e periferia di una città sconosciuta è già un’avventura.

Hai un luogo speciale per scrivere? Nel silenzio più profondo, o con un sottofondo musicale, o riesci anche nel tavolino chiassoso di un bar? Non potrei mai scrivere in un luogo pubblico e men che meno in un bar. Ho bisogno di un luogo mio, la mia stanza: ho uno studiolo nella mansarda di casa nostra dal quale si vedono gli alberi del giardino e il campo di fronte a casa. Fuori casa posso prendere appunti, note, ma non scrivere un romanzo. Ovunque mi trovi per poter lavorare davvero devo ricreare il mio spazio di pace.

Il principe rosa; rosa? A me “rosa” fa pensare a un mondo ideale, a un mondo perfetto. Per Maristella e per te cosa significa? Il titolo gioca molto sulla distruzione dello stereotipo e sul fatto che a una donna viene spesso insegnato, anche attraverso le fiabe, che si potrà salvare solo quando arriverà il magnifico, lucente principe azzurro, invece il rosa sarà per Maristella il colore dell’indipendenza. Grazie del pensiero signori, ma io ho imparato a salvarmi da sola.

Maristella: il fascino di una donna matura, sensuale e luminosa, che si può innamorare come un’adolescente… ma forse non del tutto, tenendosi sempre in un pugno quel brandello di razionalità. Mentre scrivevi ci hai parlato con Maristella? Hai provato a convincerla? Leggendoti sembra che lei abbia convinto te. Beh, è un personaggio che prima di arrivare in libreria è vissuto accanto a me per quindici anni. Sai quando si dice “quando hai sentito che il personaggio era vivo?”, io non ricordo più l’epoca in cui Maristella non c’era, con i suoi difetti a volte davvero fastidiosi, e con la sua tenacia e la sua voglia di vivere, pur nell’indole malinconica. Maristella con le sue sfide morali. Sono spesso io a parlare attraverso di lei, perciò è difficile scindere davvero.

Nella prima presentazione del Il Principe Rosa (fantastica serata il mese scorso a Sassari) hai detto che la gestazione di questo romanzo è durata decenni: in tutto questo tempo forse la tua scrittura ha cambiato voce. Come hai accordato la tua inevitabile maturazione con lo sviluppo a lunga gittata di questa storia? Nel frattempo ho scritto e pubblicato libri completamente diversi da questo, da La mia maledizione a Nessuno resta solo e Grande terra sommersa, passando per il piccolo libro Picnic a Kenwood House, ma ogni anno ho riletto e lavorato ancora sul Principe Rosa (che per anni si è chiamato, “Il respiro delle onde”) e, quando mi immergevo dentro questo romanzo, il linguaggio e le atmosfere ritornavano quelle della prima stesura del 2009. Sono io che sono al servizio del romanzo e mi devo piegare alle sue esigenze. Poi certo, forse nel frattempo sono diventato più bravo con le parole, il lavoro editoriale mi ha insegnato cose che non sapevo e ho letto centinaia di altri libri, insomma, probabilmente pubblicarlo così tardi, lo ha reso un libro migliore.

In un altro articolo, a proposito del tuo Il principe rosa, ho scritto che alla fine il lettore avrebbe voglia di altre avventure con Maristella… Ma tu in genere non lo fai, non dai un seguito ai tuoi romanzi, mi pare, ma magari questa volta… Finora la voglia di raccontare altre storie ha preso il sopravvento, ma non mi metto limiti: non so nulla di quel che scriverò in futuro, magari non scriverò mai più nulla, magari invece scriverò una serie di noir, come vuole il gusto contemporaneo, magari fantascienza. Non lo so e mi piace non saperlo e non pormi limiti. Se dovessi ora riprendere una storia interrotta tra quelle già raccontate credo mi tufferei di nuovo dentro Grande terra sommersa. Mi sono rimaste molte storie da raccontare dentro quel libro, oltre le 550 pagine che già ho scritto.

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3 commenti

  1. Alessandro De Roma

    grazie Pier Bruno Cosso

  2. Anna Maria Bussu

    Bellissima intervista che illumina i tuoi scritti ed in particolare “Il principe rosa”🤗

  3. Siete entrambi speciali.

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