LA GUERNICA E IL MEDITERRANEO: PIERO LIGAS, TRA METAFISICA E CRITICA ALLA VIOLENZA

«Sono un metafisico sin da bambino, perché ho subito sentito il desiderio di andare oltre il tempo. È qualcosa di naturale per me e di pienamente istintivo». Piero Ligas esordisce così mentre apre le porte del suo studio nel cuore di Castello a Cagliari in via Lamarmora civico 1, durante un sabato pomeriggio afoso e torrido di un giugno ormai pronto a volgere al termine. Di ritorno da una passeggiata in via Sonnino, il pittore settantasettenne originario di Nurri indossa una maglietta a maniche corte blu scura, pantaloncini grigi, un paio di sandali: il passo, per un occhio attento, resta quello del fondista di spicco che ancora detiene il record sardo assoluto dei 5000 metri su pista da oltre quarant’anni. La consapevolezza nel parlare è quella di chi sa che l’arte deve andare oltre la ricerca del gusto estetico, facendosi realmente portavoce di messaggi importanti e che possano fare nascere un dibattito costruttivo. Messaggi di rilievo che Ligas porta nei suoi due nuovi lavori intitolati, rispettivamente, ‘’Una storia infinita: la mia Guernica’’ e ‘’Mediterraneo’’ in cui con sfumature e dettagli diversi pone l’accento sulla barbarie e sulla ferocia delle guerre, argomento tristemente ancora di grande attualità.

La sua è una riflessione attenta, scevra di protagonismo fine a se stesso, che dalla pittura arriva sino alla geopolitica. «Ho cominciato a realizzare la mia versione di Guernica», spiega, «all’inizio del 2024 e ho terminato il tutto verso aprile di quell’anno. Circa quarant’anni fa vidi per la prima volta l’iconica opera di Pablo Picasso, rimasi subito colpito dalla grande drammaticità che traspariva dall’opera. La mia tela nasce da una reazione emotiva forte verso i potenti che abusano del loro potere a danno della povera gente. Il titolo non è casuale, in quanto riflette purtroppo pienamente una costante della storia ovvero il ripetersi della guerra quasi fosse l’unica soluzione di cui si dispone per risolvere le controversie. Ahimè, mi accorgo che le persone – soprattutto chi detiene il potere – non imparano mai da quanto è accaduto in passato, ripetendo così gli stessi terribili errori».

Nella sua versione di Guernica, l’artista non si limita solamente alla raffigurazione delle vittime ma mette nitidamente in risalto anche i potenti ovvero i signori della guerra colpevoli della barbarie che va inevitabilmente a danneggiare i cittadini innocenti. I potenti vengono rappresentati come fossero assenti e distaccati da ciò che accade, non mancano anche alcuni richiami alle rappresentazioni della commedia dantesca di Gustave Doré, dando un ulteriore tocco di classe al tutto. Le vittime nell’opera sono dipinte immerse in un’amalgama accesa fatta di mare e terra, che trasmette un profondo senso di angoscia e di immedesimazione.

Questi sentimenti di notevole intensità emergono appieno anche in ‘’Mediterraneo’’, opera strettamente legata a ‘’Una storia infinita’’, tanto da poter essere considerata in parte come il suo continuo. «Ho iniziato a lavorare a questo nuovo progetto circa tre mesi fa», puntualizza, «incrementando i ritmi di lavoro con il peggioramento della situazione in Palestina. Questa è un’opera in divenire, per ora ci sono nove quadri, l’obiettivo è quello di arrivare a una ventina di tele almeno». Due facce della stessa medaglia, differenti ma profondamente legate che testimoniano l’urgenza di ricoprire il ruolo dell’artista per lasciare davvero un messaggio in grado di rimanere impresso.

«Dovendo confrontare le mie due opere, direi che la mia versione di Guernica è maggiormente impattante», aggiunge, «perché arriva subito la componente drammatica da cui è caratterizzata, mentre ‘’Mediterraneo’’ invita alla meditazione, è un lavoro più riflessivo e onirico». L’ultima riflessione si collega nuovamente al ruolo di un artista in questi tempi estremamente precari e complessi da vivere e da interpretare. «Con la mia arte», conclude, «voglio davvero porre l’accento sul denunciare l’orrore che giornalmente si sta verificando sotto i nostri occhi. Andare oltre gli apprezzamenti e i complimenti è ciò che mi interessa: il mio obiettivo è sottolineare la necessità, ora più che mai, di utilizzare la ragione e non di certo la forza in un confronto. Il dialogo e il rispetto reciproco sono le uniche vie da percorrere e questo fattore non va assolutamente dato per scontato».

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