GIUSEPPE LAI, IL CAPITANO: E’ IL 125° COMANDANTE DEL MERAVIGLIOSO VASCELLO AMERIGO VESPUCCI

Giuseppe Lai e l’Amerigo Vespucci

Nel 1962 la portaerei americana Independence incrociò l’Amerigo Vespucci. E nelle comunicazioni via radio la definì la nave più bella del mondo. Sessant’anni dopo, nel 2022, un’altra portaerei americana incrocia la nave scuola italiana, via radio arriva questo messaggio: siete ancora la nave più bella del mondo.

Il sardo Giuseppe Lai dal 2023 è il 125° comandante dell’Amerigo Vespucci, l’Ambasciata galleggiante d’Italia. Celebrato in tutto il mondo, il vascello conserva il fascino intatto del suo battesimo avvenuto nel 1931 nel Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia.

Ha 470 persone di equipaggio,101 metri di lunghezza per 15,56 metri di larghezza, tre alberi verticali, 2635 metri quadrati di canapa resistente alle raffiche oceaniche che formano le 24 vele, 36 chilometri di cime, 4146 tonnellate di eleganza che scivolano sui mari con la grazia di una fanciulla al ballo delle debuttanti. Bianco e nero lo scafo che ricorda gli antichi vascelli, al suo passaggio transatlantici e portaerei si inchinano cedendogli il passo.

“Per diventare comandante della nave Amerigo Vespucci il percorso è lo stesso di tutti gli ufficiali di marina: un concorso e l’entrata in Accademia – spiega il Capitano -. L’ho fatto nel 1994, subito dopo la maturità scientifica. Ho seguito il mio percorso di crescita nella Marina Militare, assumendo negli anni diversi incarichi, che sono culminati con quello di comando dell’Amerigo Vespucci. Il mio sogno era quello di girare il mondo come Ufficiale di Marina. Sono riuscito a realizzarlo con una occasione unica, su una nave di 94 anni, un veliero iconico, con un equipaggio che condivide con me l’emozione e la voglia di fare il giro del mondo. Non è una cosa che capita tutti i giorni”.

Giuseppe Lai si è sempre posto come obiettivo quello di essere un buon comandante, con la capacità assoluta di saper ascoltare la nave e l’equipaggio, sia come singoli sia come collettività. Collegata a questa dote, c’è quella di sapersi circondare di buoni collaboratori. Essere capaci di far lavorare bene i marinai e creare quella che l’ammiraglio Horatio Nelson definiva “band of brothers”: persone che condividono gli intenti del comandante, con cui si ha un ottimo rapporto e senza le quali non si potrebbero raggiungere gli obiettivi prefissati.

“Non ho delle figure specifiche, veri e propri maestri – ricorda Lai – che sono stati centrali nella mia formazione. Considero maestri tutti i marinai che ho conosciuto durante la carriera, i comandanti che ho avuto in Accademia Navale e sulle navi, ma anche le tante figure di sottufficiali e marinai semplici da cui ho imparato molto.
Vorrei sottolineare come nella formazione siano importanti sia gli esempi in positivo sia quelli in negativo. Anche le esperienze negative sono un elemento di crescita importante. Sapere come non ci si deve comportare è altrettanto istruttivo”.

L’Amerigo Vespucci fa il giro del mondo, visitando paesi meravigliosi. Giuseppe Lai ha viaggiato tantissimo a bordo di diverse navi della Marina Militare. Molti sostengono che il mare della Sardegna sia il più bello in assoluto. “Noi abbiamo un mare meraviglioso, un mare di cui andare fieri, fragrante. La differenza è questa, il profumo di mirto ed elicriso che senti in Sardegna non lo trovi altrove. Ho visto il mare delle Galapagos, delle Hawaii o delle Bahamas. Viaggiare ti dà la possibilità di fare paragoni e noi abbiamo sicuramente un mare all’altezza del top a livello planetario. La spiaggia a cui sono più legato è La Cinta, a San Teodoro, ma in generale tutte le spiagge di quella zona. Sono le spiagge della mia infanzia, nella mia memoria sono cristallizzate agli anni Ottanta, quando ci andavo con i miei genitori, i miei zii, i miei cugini”.

Nato a Ozieri, il comandante del Vespucci non dimentica i luoghi della sua giovinezza. Lula è dove resistono le sue radici, dove sono nati i genitori e vivono i parenti: “Lì ho ereditato la cultura e il valore delle tradizioni”.

E proprio con l’ispirazione dal mare del nord-est della Sardegna, a dieci anni sogna di fare l’Ufficiale della Marina, a diciotto anni entra nell’Accademia Navale di Livorno: “Il mare mi incuriosiva, mi chiedevo cosa ci fosse oltre. Vedere le navi dominare quell’elemento scomparendo oltre l’orizzonte, ha fatto nascere in me la passione per ciò che faccio da 30 anni”.

Una carriera coronata da un sogno diventato realtà quando gli viene affidato il timone del Vespucci: “Questa è stata la mia prima nave, qui ho fatto il mio primo imbarco, la prima esperienza di bordo e il primo viaggio all’estero. Qui ho imparato a navigare. Per me, questo ruolo è il coronamento di una carriera. Dopo un’esperienza del genere, mi risulta difficile pensare a qualcosa di più bello e entusiasmante”.

Essendo una nave scuola, il Vespucci non è una nave militare offensiva, ma ha un grande valore nella preparazione dei militari a 360 gradi. Insegna tanto nei suoi aspetti fondamentali. Alla fine, una nave militare e una civile vengono gestite allo stesso modo e sono portate dall’equipaggio. 

Qui i cadetti imparano a diventare futuri comandanti e a gestire le persone. Il messaggio di questa nave è trasversale e prescinde dal fatto che sia armata. Essa rappresenta anche un messaggio di pace e accoglienza.

La nave trasmette un complesso e significativo simbolo dell’Italia in tutto il suo splendore.

A bordo ci sono tanti sardi, sono venti, con vari ruoli e gradi. Si crea un legame particolare tra conterranei.

“I legami regionali sono di unione e condivisione di tradizioni – racconta Lai – mai di differenze e di separazione. Porti una bottiglia di mirto, la fai assaggiare ai tuoi colleghi sardi, la condividi anche con gli altri, si rafforza anche il senso di equipaggio. Ci son momenti in cui ti ritrovi con loro, si scambia una battuta, si parla dell’isola. Gli isolani che abbiamo a bordo hanno impieghi svariati, abbiamo sardi tra i nocchieri, che si occupano di vele e manovre, sardi che si occupano delle macchine, abbiamo un fotografo sardo, l’ufficiale di rotta, l’unico tecnico informatico di bordo è sardo, l’aiutante di bordo che è anche un punto di riferimento per i marinai più giovani. I sardi sono una presenza a 360 gradi, una comunità bene inserita in tutti i settori”.

L’Italia, «paese di navigatori» con ottomila chilometri di coste, sembra essere ancora oggi poco consapevole dell’importanza della «risorsa mare». Come trasmettere alla popolazione, e soprattutto ai più giovani, l’importanza del mare? “Ritengo sia importante portare gli italiani verso il mare e coinvolgere la popolazione, e in particolare i più giovani, in iniziative che riguardano il mare. La funzione più importante in questo ambito dovrebbe assolverla la scuola e tutte quelle associazioni e istituzioni, come la Lega Navale Italiana, che hanno nei giovani il loro pubblico di riferimento. Credo sia un obiettivo da perseguire nel lungo termine, facendo maturare nei più giovani quella che è la conoscenza dell’ambiente marino. La risonanza avuta dal Giro del mondo del Vespucci in questi ultimi due anni, ha sicuramente assorbito la loro curiosità e attenzione”.

Un tema che sta molto a cuore ai giovani è quello dell’ambiente. Come sono le condizioni del mare che state incontrando? Avete notato zone inquinate, magari per la presenza di isole di plastica? “Non abbiamo incontrato isole di plastica, piuttosto ci è capitato di incrociare molti tratti di mare incontaminati, come alle Galapagos, in Patagonia, nell’Atlantico e nel Pacifico. Abbiamo visto tanti animali marini, balene, tartarughe di mare, delfini, pinguini: è prevalso l’aspetto positivo della natura. Siamo speranzosi, abbiamo trovato un mare sano”.

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5 commenti

  1. Alessandra Sorcinelli

    Congratulazioni

  2. Eccellenze sarde ❤

  3. Vincenza Gessa

    La meraviglia delle meraviglie…

  4. Violetta Setola

    Bellissimo il Vespucci

  5. Che meraviglia! Nave, comandante e marinai!!!

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