
di GIANRAIMONDO FARINA
Nel 2023 abbiamo scritto dello “status” vergognoso in cui versa la continuità territoriale marittima fra la Sicilia e la Sardegna. Ci eravamo ripromessi di non scriverne più in vista anche di eventuali nuovi bandi da parte del Ministero con il coinvolgimento di altri armatori. Ora il bando con relativo decreto disciplinante l’intera “impalcatura” della continuità territoriale via mare è ancora di la da venire. Mentre, di contro, i disagi di chi percorre la tratta Sicilia-Sardegna sono sempre gli stessi. Antichi e nuovi. Partiamo dalla tratta in se. E lo facciamo riprendendo e riproponendo una parte di un nostro articolo che aveva suscitato un certo dibattito due anni fa. Anche perché il quadro non è per niente cambiato. Ma si è ulteriormente aggravato. A renderlo ancor più realistico, infatti, ci pensa sempre quel tabellone estivo che fa bella mostra di sé nella stazione marittima di Genova e che delinea una Sardegna “presa d’assalto” nei suoi porti “settentrionali”, Olbia e Porto Torres, dai traghetti della flotta Onorato- Aponte, Moby- Tirrenia e GNV. Il resto, le “briciole” si fa per dire, agli altri: “in primis” la Grimaldi che, dopo aversi garantita la tratta Livorno – Olbia, è riuscita ad entrare, a regime” convenzionale (continuità territoriale marittima per i sardi, i residenti e le loro famiglie ndr), lungo la bistratta tratta che collega, nei loro capoluoghi, le due isole, le più grandi del Mediterraneo. Sette milioni e mezzo di abitanti. Un collegamento ridottosi “al lumicino”: uno settimanale. Con partenza, soprattutto in periodo estivo, a regime “da tour de force”, da Cagliari la sera del sabato e da Palermo la mattina successiva della domenica. Poi, niente per tutto il resto della settimana. Come se le tratte commerciali, produttive e lavorative, per sette milioni di isolani fossero sospese ad “intermittenza”. Con buona pace dei tanti “mercati” siciliani scoperti dai prodotti sardi (basti pensare alla Cooperativa lattiero casearia Arborea, ormai fra i “leaders” nel Trapanese) e viceversa (soprattutto l’ortofrutta). Dodici ore di durata che, in particolare nella stagione estiva, diventano, nella destinazione Cagliari, un calvario. Nel silenzio generale della politica regionale e della cosiddetta emigrazione sarda “organizzata”. “Organizzata”, da e per la Sardegna, si fa per dire, più per il Centro ed il Nord Italia che per il Sud e la Sicilia. Il collegamento con la Sicilia, dopo l’ultima fallimentare gestione parastatale “Tirrenia” che, fino al 2011, garantiva, comunque, due linee settimanali, Cagliari-Palermo e Cagliari- Trapani, dopo era “caduto in disgrazia” con l’improponibile affidamento, in appalto, con la Tirrenia in regime di concordato preventivo, ad una compagnia greca. Della serie: era meglio quando si stava peggio. Proprio perché il collegamento “parastatale” bisettimanale, con dentro Trapani, e con una tratta di percorrenza di durata per giunta inferiore a quella di Palermo (dieci ore contro dodici), aveva permesso, soprattutto ai produttori dei Campidani sardi, la “scoperta” dell’interessante fascia produttiva e di smercio occidentale e sud-occidentale siciliana, fino alla zona sud-orientale. Traffico commerciale, logicamente, reso più “complicato” con la chiusura del collegamento ed il relativo declassamento del porto di Trapani. E, “naturaliter”, il conseguente “accentramento” a Palermo. Con buona pace di imprenditori sardi e siciliani. Poi era sopraggiunta la successiva aggiudicazione, in via definitiva, della tratta alla Grimaldi. Dopo i vari e fallimentari tentativi di Sardegna e Sicilia di “entrare” nel CdA Tirrenia. La Sicilia, onestamente, qualcosa in più aveva fatto. La Sardegna, a parte i “proclami”, no. Si era, infatti “tutti presi”, allora, nel periodo della Giunta Cappellacci (2009-2014), dalle aspirazioni ad avere la “flotta sarda”. Aspirazioni “troncate” dall’Europa ma giuste nel merito. Che, però, avevano “offuscato” quel che stava,allora, accadendo all’interno di Tirrenia in regime concordatario. Spianando, di conseguenza, la strada al gruppo Onorato, il vero “Signore dei mari sardi”. E lasciando “le briciole” alla Grimaldi, per esempio. Che, comunque, nonostante le criticità della gestione attuale, è riuscita a “salvare” il collegamento fra le due isole. Il gruppo “Aponte”, tuttavia, nonostante le promesse iniziali, ben poco ha fatto per migliorare un disservizio che dura da due anni. Per niente incalzato dalla politica regionale sarda e dalla cosiddetta “emigrazione organizzata’ (ma organizzata per che cosa?), distratti ora dalle “future e progressive sorti” della continuità territoriale aerea per Roma e Milano. Tanto sbandierate e strombazzate. Mentre non si è stati in grado, in sede di tavoli concertativi e conferenza dei servizi, di rimodulare neppure l’orario assurdo dell’unico traghetto da Palermo a Cagliari: partenza la domenica mattina alle ore 9 del mattino ed arrivo alle 21 di sera. E, magari, purtroppo è accaduto, uscire dal molo Rinascita del porto del capoluogo sardo, dopo una coda di due ore, per un tratto percorribile di cinquecento metri. Coda causata da un vecchio ed obsoleto semaforo posto proprio all’imboccatura dell’area portuale, all’ incrocio di alcune nevralgiche arterie cittadine cagliaritane. Ma, si sa, nè la presidente Todde, nè l’assessora ai trasporti Manca, nè gli altri politici sardi e neppure i rappresentanti istituzionali di certa emigrazione sarda organizzata viaggiano più in nave. Nè, tantomeno, lungo la tratta Palermo- Cagliari…
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