ALLE PORTE DEL VIII CONGRESSO F.A.S.I. URGE UNA “RETE DI SERVIZI” A SOSTEGNO DEL MOVIMENTO: LA MISSION DEI CIRCOLI RIMANE LA PROMOZIONE CULTURALE DELL’ISOLA

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Dall’attenta lettura degli interventi di Tonino Mulas ed Elio Turis, pubblicati finora, emerge un quadro che inizia a fare chiarezza sulle sfide e le opportunità che la FASI si trova ad affrontare. È evidente che i due interventi coincidono in molti punti, e anch’io concordo pienamente sul fatto che la Federazione debba intraprendere un profondo rinnovamento. Questo processo è indispensabile se vuole abbandonare quel clima da “club privato” che traspare negli ultimi tempi e continuare a essere un punto di riferimento vitale per i sardi in Italia e nel mondo.

Non mi dilungo sulle critiche all’attuale modello di gestione, che sia Mulas che Turis hanno sollevato e che rappresentano il modo di pensare di tanti circoli. In troppe occasioni abbiamo avuto modo di constatare quella che Mulas definisce una gestione “accentratrice” o l’approccio “verticistico che privilegia pochi e non investe a sufficienza sul futuro” di cui fa cenno Turis. Questi sono segnali e prese di posizione importanti, che arrivano da due soggetti “storici” dell’associazionismo e che non usano perifrasi per evidenziare una scarsa attenzione alle realtà associative. Mulas e Turis evidenziano realtà e modi di fare di un’organizzazione invecchiata che fatica a coinvolgere le nuove generazioni, finendo col creare un clima di tensione che porta solo a divisioni interne.

Credo che queste criticità si possano superare con l’attuazione di soluzioni concrete. Bene fa Tonino Mulas a chiedere una migliore comunicazione interna e a suggerire la creazione di comitati tematici e l’organizzazione di tavoli di mediazione “per sanare le faide”. E bene fa Elio Turis a proporre investimenti importanti in nuove tecnologie per trasformare la FASI in una vera e propria “rete di servizi” per i circoli, in grado di fornire supporto amministrativo, legale e fiscale.

Trovo del tutto ovvio condividere quanto affermato da Mulas e Turis in merito all’importanza del coinvolgimento dei giovani. È un discorso che nella FASI sento fare da 40 anni e che a ogni congresso viene puntualmente riproposto. È un discorso, però, che deve partire dai singoli circoli e che, come giustamente sottolinea Turis, la Federazione dovrebbe incentivare rendendo la vita associativa “appetibile” per le nuove generazioni affinché siano effettivamente il “motore del cambiamento”. In dieci anni che ho ricoperto la carica di presidente del circolo ACSIT di Firenze, ho sempre fatto in modo che tutte, e sottolineo tutte, le attività svolte e promosse fossero indirizzate e realizzate con il coinvolgimento dei giovani. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il consiglio direttivo eletto a marzo è lì a dimostrarlo: su 13 membri gli “anziani” siamo tre.

Non entro nel merito di considerazioni dal punto di vista economico, anche se concordo sul fatto che la gestione di attività come Sardatellus ed Eurotarget non può basarsi sul passaparola o sulle sporadiche attività dei circoli; sono attività economiche vere e proprie e hanno la necessità di affidarsi a professionisti esterni per garantire entrate stabili, assicurare la massima trasparenza e valutare la sostenibilità economica delle attività stesse.

Detto questo, credo fermamente che lo strumento migliore e più importante per rilanciare i circoli e promuovere la Sardegna sia la promozione culturale, che poi è la vera “mission” dei circoli. Questo è il cuore del rinnovamento da sviluppare per il rilancio della FASI. Dobbiamo fare in modo che i circoli si evolvano da semplici gestori di attività a vere e proprie “ambasciate” della cultura, del turismo e dei prodotti sardi nel mondo. In questo senso, diventa impellente la costruzione di una “rete di servizi” FASI, non solo come supporto burocratico, ma anche come un centro di servizi culturali in grado di fornire ai circoli gli strumenti e le competenze per organizzare eventi di qualità.

Per rendere la promozione culturale economicamente valida, è fondamentale adottare un approccio strategico che vada oltre i tradizionali contributi e si basi sulla diversificazione delle entrate, con l’obiettivo di trasformare le attività culturali in percorsi virtuosi e autosufficienti. Si potrebbero, ad esempio, attivare vere e proprie campagne di Marketing Culturale che utilizzino il digitale per promuovere in modo mirato le attività. Creare al contempo contenuti di valore (podcast, video, articoli) che raccontino storie ed eventi, ma anche i valori dell’associazione, in modo da attirare un pubblico più vasto e, di conseguenza, potenziali finanziatori.

Abbiamo dimostrato negli anni che all’interno dei circoli ci sono professionalità e competenze di altissimo livello. Si tratta di creare un organismo che individui ed elabori idee e progetti condivisibili da proporre su vasta scala, senza nulla togliere agli eventi che ogni circolo può organizzare in proprio. Gli strumenti attuali, come le piattaforme digitali, potrebbero facilitare una diffusione molto ampia, agendo come una sorta di vetrina globale per gli eventi culturali, supportati da un calendario condiviso e una biblioteca digitale.

L’associazionismo sardo si trova oggi di fronte a una svolta cruciale. Per rimanere una risorsa vitale, deve abbandonare le logiche del passato e abbracciare un modello organizzativo moderno, trasparente e orientato ai servizi. Il rinnovamento della FASI non può prescindere da una gestione che ponga la promozione della cultura sarda come obiettivo centrale, un faro che orienti tutte le sue attività e che le garantisca un futuro solido. È solo attraverso l’adozione di queste nuove logiche che l’associazionismo sardo potrà non solo resistere, ma prosperare, stimolando flussi culturali ed economici virtuosi: dalla Sardegna verso i sardi nel mondo e dai circoli verso la Sardegna.

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6 commenti

  1. Grazie infinite. Alla prossima

  2. grazie

  3. Gianraimondo Farina

    E quale sarebbe questa “promozione culturale “? Scendono in campo i “pezzi da 90”?

    • angelino mereu

      Buongiorno. Leggo solo ora il commento. Premesso che non sono un “pezzo da 90”, mi sembra di aver ben espresso il mio pensiero nello scritto pubblicato. Su quale promozione culturale, sta a ogni circolo individuare il proprio percorso, in base alla sua storia, alla sua consistenza e alle forze disponibili. L’importante è che la FASI si impegni in un opera di stimolo e di coordinamento che, purtroppo, troppo spesso è totalmente mancata. Saludos

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