
Giuliana Piras e Roberta Pilia
di ROBERTA PILIA
Sotto un cielo estivo, col patrocinio della R.A.S. e della Federazione dei circoli sardi in Svizzera, organizzato dal circolo Nuraghe di Losanna, la Dott.ssa Giuliana Piras, docente di italianistica all’università di Parigi ha presentato l’intervento dal titolo “La lunga vita degli stereotipi della Sardegna: alcune radici storico-culturali”.
Dopo aver spiegato che cosa significasse la parola stereotipo e averci parlato dei pericoli culturali a cui portano gli stereotipi, Giuliana ci ha guidati lungo un percorso storico, ma anche culturale e letterario per scoprire come e perché questi stereotipi nei confronti della Sardegna e dei suoi abitanti abbiano preso forma e si siano “fissati”.
Alla fine del 1800, la Sardegna diventa meta di studiosi e viaggiatori francesi positivisti che, fotografano l’isola per la prima volta la “fissandola” in alcuni clichés, termine tecnico che indica l’immagine in negativo di una foto, e che col tempo si sono stratificati: fra i più ricorrenti l’indolenza e la permalosità dei sardi, la loro arretratezza culturale, l’immobilismo storico, l’essere predisposti ad una forma di subordinazione e inferiorità, e, in ultimo, ma sicuramente uno dei luoghi comuni più “comune” e più difficile da estirpare, la predisposizione genetica dei sardi alla delinquenza, con il banditismo prima e l’anonima sequestri dopo.
Quest’ultimo stereotipo venne pubblicato in uno studio scientifico sulla delinquenza in Sardegna dallo studioso siciliano Niceforo e risale addirittura al 1898.
Contribuiscono a stratificare questi stereotipi non solo i continentali e gli stranieri, che si sono recati sull’Isola volenti o per forza (Il “ti sbatto in Sardegna” era considerata la punizione ultima!) e comunque tutti strangiusu agli occhi dei nativi, ma gli stessi sardi, per cui queste “fissazioni” e luoghi comuni oltre ad avere un fondo di verità, altro non sono che valori forti della cultura sarda: subordinazione¹ospitalità, fedeltà¹rancore, permalosità e via dicendo.
Sarà l’imbalsamatore Marini, personaggio dell’opera di Giorgio Todde, realmente esistito, a dimostrare capovolgendo il metodo degli studiosi positivisti, metodo l’infondatezza degli stereotipi. Quello di Giuliana è stato un intervento divulgativo importante per i presenti che hanno visto nelle spiegazioni e nella discussione un approfondimento nella conoscenza storico culturale della Sardegna.
E per niente togliere agli stereotipi positivi quali l’accoglienza, la serata si è conclusa calorosamente con un generoso “dopo” offerto dal Nuraghe.
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Qu’est-ce que tu as l’air sérieuse 😘