
Valle della Luna (Sardegna)
di FILIPPO PETRUCCI
La Sardegna, si colloca al settimo posto tra le regioni italiane con la più alta incidenza di povertà relativa (dati ISTAT 2023) con un tasso del 15,9%.
La stima della povertà relativa diffusa dall’Istat si basa sull’uso di una linea di povertà nota come International Standard of Poverty Line (ISPL) che definisce povera una famiglia di due componenti con una spesa per consumi inferiore o uguale alla spesa media per consumi pro-capite. Si intende cioè non solo un problema di sussistenza materiale ma anche una generale mancanza di risorse che permettano una partecipazione alla vita sociale.
In Sardegna questa situazione interessa 118.000 famiglie (erano 109.000 l’anno precedente), che corrispondono a circa 270 mila persone in condizione di povertà relativa. Uno degli elementi che ha inciso maggiormente è l’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie in particolare sui consumi di beni alimentari e sulle spese per le utenze e l’abitazione.
Il dato che colpisce maggiormente è quello relativo alla povertà assoluta (l’impossibilità a soddisfare i bisogni fondamentali) che mantiene valori rilevanti in riferimento al panorama italiano con il 10,5% delle famiglie in Sardegna in condizioni di povertà assoluta; un dato che supera la media nazionale e che è ancora più grave nelle province interne.
Le persone in condizione di povertà assoluta ammontavano nel 2023 a circa 180 mila.
È di questi giorni la polemica sui costi legati alle vacanze: molte famiglie non si possono permettere le colonie estive o altri servizi per i figli.
Il rincaro dei servizi balneari peggiora la già precaria situazione: per famiglie già costrette a lottare per arrivare a fine mese, dover spendere fino a 60 € (o oltre) per una giornata in spiaggia è un ostacolo concreto all’accesso a una vacanza “normale”. In tal senso, si parla di una vera e propria “povertà da vacanza”: una vacanza, anche la più semplice per staccare un momento dalla vita di ogni giorno, che diventa inaccessibile per una parte della popolazione.
Per fortuna vivere in un’isola è in questo caso un privilegio; soprattutto, la presenza di tante spiagge accessibili e senza concessioni permette a tutti di trascorrere un’estate al mare.
Questa è una grande “ricchezza gratuita” che va preservata e garantita.
Ma l’attenzione sulle vacanze permette di esplicitare anche altri aspetti legati alla povertà, perché molteplici sono le sue caratteristiche:
La povertà è sempre più spesso donna.
Sono persone di tra i quaranta e i cinquant’anni quelle in condizione di povertà su cui è necessario intervenire (persone che dovrebbero tra l’altro essere in piena età lavorativa).
Il problema della casa resta saliente nelle fasce di popolazione in condizione di povertà assoluta.
La bassa scolarità e la bassa qualificazione incidono in modo rilevante.
Il lavoro povero o l’assenza da lavoro continuano ad essere costanti.
“I numeri dimostrano su basi oggettive che non possiamo parlare di povertà volendo ragionare di soluzioni alla stessa, senza considerare le condizioni in cui si trovano i poveri nello stesso istante in cui constatiamo la loro condizione. Si pone l’esigenza di servizi affiancati alle condizioni particolari dei poveri -così Mauro Carta, presidente regionale delle Acli della Sardegna- È la dotazione di “Capitale sociale”, ossia le reti relazionali, le norme e la fiducia reciproca all’interno di una comunità, a favorire l’inversione di rotta, il cambio di passo, e non se ne può non tenere conto. Per questo la riduzione delle disuguaglianze, sia in termini di distribuzione del reddito sia, più in generale, riguardo alla qualità della vita e delle opportunità di formazione e di lavoro che i territori sono in grado di proporre, fa la differenza. Dobbiamo preservare gli spazi di gratuità che ancora esistono e che rendono possibile e accessibili per tutti le esperienze della vita e attivare processi virtuosi affinché chi vive in stato di povertà ne esca; questo spetta alla politica attraverso i meccanismi determinati dall’adozione e attuazione di leggi mirate”.
La Sardegna ha adottato la legge regionale 18/2016 che ha istituito in Sardegna il Reddito di Inclusione Sociale, derivato da una precedente proposta di legge che intendeva attuare la misura di Reddito di Cittadinanza.
Si andava oltre la mera misura di sussidio finanziario alle famiglie, considerando l’esigenza di un progetto completo che agisse sulle condizioni di impoverimento del nucleo famigliare e sulle stesse condizioni psicologiche e sociali della persona; è infatti sempre più vero che a volte avere il lavoro non basti e che si può essere anche dei lavoratori poveri.
Il percorso ha prodotto dei risultati: per ora sono le circa 27 mila famiglie che hanno usufruito dell’erogazione monetaria a cui, anche se ancora in pochi casi, il sistema dei servizi ha affiancato dei progetti e dei patti per l’inclusione nella logica dell’accompagnamento verso la nuova condizione.
La misura si è collegata alle misure nazionali prima con il Reddito di Cittadinanza, quindi con l’Assegno di Inclusione e con il Sostegno formazione lavoro. Di fatto misure che hanno impattato in modo rilevante sul dato numerico con sostegni finanziari alle famiglie, pur non incidendo sul piano dell’inversione di tendenza sulla complessiva condizione dei poveri.
Quali sono le altre possibili azioni sul welfare sardo?
Per rendere efficaci le misure serve definire un percorso progettuale che parta dal rilancio della programmazione del welfare sociale in ambito locale:
ri-attivare i processi di programmazione degli ambiti PLUS
favorire l’integrazione delle varie politiche: istruzione, formazione professionale, politiche attive del lavoro, sviluppo imprenditoriale e politiche di sviluppo economico
attivare i comitati di garanzia locale della legge Re.I.S.
attivare i percorsi relativi alla programmazione fondi comunitari
attivare processi di co-progettazione e co-programmazione con il Terzo Settore.
individuare formule innovative di integrazione con le misure nazionali di sostegno alle povertà (ADI-SFL).
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Con gli stipendi e le pensioni da fame che abbiamo chi e che si può smettere di andare fuori.
Adesso vi accorgete?