LA F.A.S.I. CHE VORREI: VERSO IL CONGRESSO, TRA NUOVE SFIDE (INELUDIBILI) E VECCHIE (STANCHE) ABITUDINI

Alessandra Todde ed Elio Turis

Il contesto che ha visto nascere e crescere l’esperienza dei circoli dell’emigrazione sarda è molto cambiato negli ultimi quarant’anni e cambierà ancora: rimaniamo fortemente convinti che l’associazionismo sia ancora una risorsa, un prezioso “capitale sociale” per affrontare le sfide che sempre accompagnano l’esperienza migratoria, in un contesto in cui sembrano prevalere l’individualismo e l’illusione di poter fare da sé. I sardi nel mondo sono sempre stati una risorsa per l’Isola, anche quando prevaleva l’esigenza di assistenza a coloro che affrontavano un’avventura così impegnativa ed oggi il sistema di circoli rappresenta un formidabile occasione di promozione per la Sardegna, vere e proprie ambasciate della cultura, del turismo, dell’enogastronomia e delle produzioni.

È cambiato il contesto e anche il modo di fare associazione, il quadro normativo (la Legge regionale 7 risale al 1991) va riformato, ma anche le nuove tecnologie non possono essere eluse, né i circoli rimanere a una dimensione analogica. Il covid e il lockdown hanno bruscamente interrotto abitudini e convinzioni consolidate, e ci hanno iniziato ad una nuova possibilità di comunicare, di annullare le distanze e lavorare insieme non necessariamente in presenza.

In un contesto di forti ambivalenze e di irriducibile complessità, dovremmo essere capaci a coniugare in modo diverso la nostra missione di solidarietà e di presidio di identità dinamiche, nell’incontro e contaminazione reciproca, consapevoli che, se non ne saremo capaci, si possono produrre fenomeni disorientamento, riflusso e/o arroccamento su false sicurezze populistiche che possono ingenerare anche la negazione degli elementari principi di democrazia e di libertà.

Nello specifico, alla crisi della partecipazione associativa, non si può rispondere come sembra voglia fare l’attuale dirigenza della FASI, rinchiudendosi in soluzioni verticistiche, privilegiando poche persone “amiche” o addirittura singoli al comando, ma investendo invece nella cura dell’organizzazione e nelle relazioni, nella qualità e diversificazione dei servizi, nello sviluppo di nuove competenze e nell’apertura reale e concreta ai giovani, tutte cose che richiedono di non demonizzare, ma anzi sviluppare lo spirito critico, oltre che garantire pratiche inclusive, di fiducia e trasparenza.

Occorre avere anche la consapevolezza (e l’accortezza) che non siamo soli e autosufficienti e non dobbiamo pensare di avere a disposizione una intoccabile rendita di posizione o che sempre funzionino i tradizionali rapporti consociativi con la politica: purtroppo i Circoli devono sempre costantemente “dimostrare” alla Sardegna la loro utilità perché assorbono importanti risorse, che pur generando ampie positive ricadute, qualcuno potrebbe desiderare di impiegare altrove, pensando che possano generare maggiori benefici per bisogni più impellenti. Per inciso, c’è da ricordare che è in atto la riforma del terzo settore, a cui la grande maggioranza dei Circoli ha aderito divenendo APS, condizionando riconoscimenti pubblici e benefici, al rispetto di precise regole organizzative e amministrative che non ammettono deroghe e che vedranno presto forme di controllo e/o vigilanza.

E’ questa, una premessa forte, ma ci deve dare il senso che siamo ad un bivio e ad una scelta, anche nell’ambito dell’associazionismo volontaristico. Per cui dovremo in questi prossimi anni, impegnarci a raccogliere le sfide che il futuro ci pone davanti, ma questo lo possiamo fare solo se riusciamo a superare, anzi ad abbattere quei “muri” che ancora vengono eretti, per costruire invece “ponti” con tutti coloro, capaci e competenti, lavorano allo stesso scopo condiviso.

Dobbiamo, prima di tutto, partire dal recupero della capacità di ascolto delle singole realtà, cioè partire dai territori, consapevoli anche di cosa la Sardegna si aspetta da noi e cosa noi possiamo fare per la Sardegna, anche ricorrendo a un confronto franco e dialettico.

Tra i nostri 30.000 associati sono presenti importanti risorse, “cervelli”, competenze, realizzazione di percorsi vincenti spesso replicabili: risorse che le vicende della vita hanno allontanato dalla Sardegna, ma che oggi possono, tramite i circoli, “tornare utili” proprio grazie alle capacità sviluppate nell’esperienza migratoria. Dobbiamo avere la capacità di essere “facilitatori” di incontri e di relazioni per contribuire a costruire e sviluppare idee sostenibili ed innovative.

Con il PAE 2025 della RAS, anche se ci vede critici, nella stesura di quest’anno appare chiara la strada indicata: sviluppo del turismo e delle altre risorse e crescita delle nuove generazioni in modo da “ripopolare” i circoli, sia per accogliere le seconde e terze generazioni che la nuova emigrazione qualificata. Questo lo dobbiamo fare superando schemi o abitudini ormai desueti e poco attraenti e creando forme innovative che questa transizione digitale ci offre, anzi ci impone.

La FASI deve cambiare rotta, da gestore di attività a “rete di servizi”

La nostra Federazione deve credere e dotarsi di nuova strumentazione tecnologica per lo svolgimento a distanza della propria attività e per supportare l’attività dei circoli soci, anche per comprimere le spese di trasferta sia per incontri istituzionali che per incontri e riunioni di lavoro. Strumenti idonei di trasmissione audio e video, con mezzi adeguati e certificati anche per registrare le votazioni. La disponibilità di specifiche piattaforme semplificherebbe anche la parte inerente agli adempimenti amministrativi e contabili, sempre più rilevanti, avviando un percorso di “trasparenza” e di comunicazione bidirezionale (interno/esterno, dalla base ai vertici e viceversa). Non basta la semplice trasposizione digitale delle forme tradizionali, ma richiede di adottare una diversa logica, come avviene per i cosiddetti “social”, in particolare se si vuol raggiungere e dialogare con nuovi pubblici.

Oltre al cambiamento tecnologico, dobbiamo essere consapevoli, che per la sua stessa sopravvivenza la FASI deve avere il coraggio di cambiare profondamente. Ripensare e rilanciare i servizi che oggi  dispone per iniziare un percorso completamente nuovo che la porti ad essere un vero centro di servizi per i propri circoli soci: è arrivato il momento di un cambiamento di rotta, una “torsione” organizzativa è indispensabile. Pur rimanendo associazioni di prevalente volontariato, negli ultimi anni, i circoli si sono dovuti adeguare, anzi in qualche caso subire, nuove norme e leggi che, se non li penalizzano sul piano operativo, hanno imposto il rispetto di una normativa fatta di scadenze e adempimenti che spesso necessitano il ricorso a professionisti.

A un quadro normativo nazionale in costante evoluzione, sembrano ora aggiungersi la stessa RAS: oltre alle novità già introdotte dal PAE 2025, la previsione dell’Assessora Desirè Manca di procedere in questo anno la sostituzione della legge 7/91 con una più adeguata ai tempi, imporrebbe alla Federazione di raccogliere e avanzare proposte e successivamente operare perché la nuova disciplina sia adeguatamente spiegata e implementata nella sua applicazione, con i nostri dirigenti e iscritti. Anche se la responsabilità della nuova legislazione è chiaramente delle Istituzioni regionali, come organizzazioni “intermedie” costituite da cittadini attivi e partecipi, dobbiamo avere l’ambizione di influire democraticamente sulla elaborazione della nuova normativa, facendosi interpreti delle esigenze e sensibilità della nostra emigrazione, vecchia e nuova, ma anche dell’esigenza di individuare le condizioni e modalità più efficaci per dare il nostro contributo allo sviluppo della Sardegna mettendo a disposizione il proprio patrimonio acquisito nei percorsi di integrazione e successo fuori dall’Isola.

Sul piano prettamente gestionale, dal primo gennaio 2026, i circoli dovranno probabilmente dotarsi di partita Iva, passando molte delle attività rivolte ai soci dal regime di “fuori campo a “esenzione” che potrebbe comportare un forte impatto burocratico: è perciò necessario che i nostri circoli siano adeguatamente informati, preparati e supportati. Ciò imporrebbe alla Federazione la responsabilità di accompagnare e sostenere queste novità, attraverso la messa a disposizione di una adeguata rete di assistenza a cui dedicare le risorse generate dalla meritoria gestione di servizi come la bigliettazione.  Per far questo, occorre che la FASI si concentri su servizi efficaci e di qualità resi ai propri circoli soci, evitando di disperdere preziose energie nella rappresentanza e nella gestione diretta di attività e progetti che invece dovrebbero essere affidati, in una logica di sussidiarietà, quasi esclusivamente ai soli circoli, preferibilmente in partenariato tra loro.

Già negli scorsi anni è emersa e segnalata la necessità di informazione, formazione, consulenza e assistenza nel campo amministrativo, legale, fiscale, organizzativo e delle nuove tecnologie che può offrire solo una Federazione che sia attenta e dedicata all’attività di indirizzo, coordinamento, ma anche di tutela e di rappresentanza di interessi. La struttura dovrebbe avere anche la capacità di attivare servizi di formazione, dalla ricerca di bandi locali, nazionali e comunitari per reperire nuove risorse, alla progettazione, sostenendo i circoli soci nella realizzazione di progetti condivisi.

Nello specifico, è perciò indispensabile che la FASI concentri tutte le sue risorse economiche nella costruzione di una qualificata “rete di servizi” composta da competenze “certificate” nei vari settori, capace di creare sinergie con quelle Agenzie e reti associative del terzo settore preposte al sostegno del volontariato e dell’associazionismo di promozione sociale. 

In risposta alla premessa sulle nuove tecnologie, compresa la IA (Intelligenza artificiale), in analogia con quanto già realizzato da altri centri servizi e reti nazionali, occorre offrire servizi di adeguamento informatico con programmi “open” o quanto meno con licenze condivise e/o piattaforme che possano permettere alle nostre associazioni di rendersi autonome e adeguate alle prossime sfide. A questo può e devono aggiungersi servizi di ottimizzazione delle spese di funzionamento, come polizze assicurative, per le utenze e servizi bancari, ma anche la gestione della comunicazione deve assumere una immagine condivisa pur nel rispetto e valorizzazione dell’autonomia e delle diverse esperienze dei circoli.

Pur nel rispetto dell’autonomia, quando fosse richiesto dai circoli, la Federazione dovrebbe essere in grado, come nel mondo cooperativo, di svolgere attività di monitoraggio e supporto tecnico, creando momenti di “alert“, di verifica degli adempimenti, creazione di format di progetti adeguabili e replicabili, che mettano tutti i circoli in grado di raggiungere gli obbiettivi che l’Assessorato già propone con il PAE e con la riforma della Legge 7/91.

Rifiutando ogni tentazione/illusione “centralistica”, dobbiamo credere che il coinvolgimento della base sociale è determinante per la nostra futura sopravvivenza: dobbiamo imparare a condividere scelte e decisioni, rendendo partecipi e coinvolgendo i circoli nella elaborazione. Da qui la necessità che vi sia più informazione preventiva su eventuali incontri istituzionali e operativi, interni o esterni, considerando l’elaborazione condivisa una esigenza insopprimibile e un valore aggiunto.

In sintesi, occorre che i nostri circoli riacquistino la centralità statutaria che loro spetta come soci e non limitare la loro presenza alla mera funzione di un’approvazione formale, sulla base di procedure frettolose e scarsamente documentate.

Ribadiamo con forza l’esigenza che la FASI abbandoni il ruolo operativo di gestione diretta di attività e concentri le proprie risorse, come vero e proprio “centro servizi”, al sostegno e non a surroga dei circoli, in modo che possano essere sempre più e meglio, importante forza di aggregazione e di promozione del loro territorio, in sinergia con la Sardegna e viceversa.

Le aree tematiche su cui lavorare sono già presenti in molti dei nostri circoli e pertanto pronti ad essere affinate, riviste, rivalutate e reindirizzate in uno spettro più ampio che, al di là del singolo circolo, possa abbracciare territori e zone più ampie come le Circoscrizioni, in modo che possano far aumentare il potenziale di partecipazione e collaborazione: la nostra è una base fortemente motivata e fidelizzata, molto sensibile ed incline all’esigenza di disporre di un “centro” che eroghi servizi in cui avere fiducia e rispondenti alle proprie esigenze e coerenti con le indicazioni politiche e organizzative che sono state discusse e decise assieme.

Questo nuovo corso richiede adeguati investimenti e allocazione di risorse. Queste possono essere sempre garantite da erogazioni da parte della RAS, sia ai Circoli che alla Federazione (da discutere eventualmente le modalità) ma anche e soprattutto dal patrimonio oggi esistente costruito nel tempo meritoriamente all’interno della Federazione. Per evidenti condizioni di mercato e di competenze necessarie, tale patrimonio non può essere garantito dal solo impegno volontario, ma affidato a solide risorse professionali, separando le funzioni di indirizzo e controllo, che rimarrebbero in capo alla Federazione, da quelle manageriali e gestionali.

In altre parole, si dovrebbe prevedere l’affidamento all’esterno dei servizi commerciali che attualmente sono nelle disponibilità della FASI: se è indubbia la buona salute di Eurotarget, che ha permesso sinora alla FASI di non avere momenti di difficoltà economiche, tutt’altra situazione è quella di Sarda Tellus, che dal progetto iniziale, non è ancora decollata, forse anche per la difficoltà nella gestione affidata a risorse interne, forse necessitando di ulteriori investimenti e competenze per affrontare il mondo della commercializzazione, sia nei confronti del GDO, della ristorazione  e del mercato consumer.  Questo non può comunque, ulteriormente sottrarre risorse essenziali allo sviluppo della rete di servizi ai circoli.

Affidare la gestione all’esterno, potrebbe dire assicurare alla FASI introiti sicuri che possono permettere di costituire e sostenere finanziariamente una valida rete di servizi per i circoli soci.

Alla luce del dibattito suscitato nella rete dei Presidenti FASI, si è palesata una realtà ed una verità che solo pochi conoscevano. I bilanci parlavano di un deficit, ma l’indirizzo “politico” diceva altro. Indubbio che l’operazione nelle sue fondamenta era valida, ma la sua gestione non altrettanto. Per evitare che Sarda Tellus diventi il “pozzo di san Patrizio”, non è da ritenersi opportuno l’utilizzo immediato del fondo riserva di Eurotarget, ma è opportuno richiedere un giudizio di terzi tramite la “duo diligence” (che poi sarebbe una perizia giurata di più esperti) sulla sostenibilità della gestione, questo anche come strumento basilare ed indispensabile per accedere al credito bancario.

Apertura ai giovani e democrazia delle regole per una gestione unitaria e inclusiva

Questo cambiamento non può e non deve prescindere dai giovani che devono costituire il motore del cambiamento, sia sul piano del volontariato che professionale, di un “sistema inevitabilmente invecchiato nella forma e nella sostanza”. È su di loro, con il nostro aiuto, che dobbiamo risolutamente investire, se vogliamo che qualcosa resti “dopo di noi”.

E’ bene ricordare che i giovani sono coloro che non solo hanno sottoscritto il titolo del settimo Congresso FASI: “Su nou e su connotu”, ma ne sono stati protagonisti nella progettazione e realizzazione del Congresso, nei sistemi informativi e nella comunicazione. Già nel titolo si manifestava la loro voglia di partecipare ed essere protagonisti, che raccontava la loro capacità e desiderio di essere attori della vita dei circoli, ma testimoniava anche le difficoltà e resistenze che stavano incontrando dalle attuali dirigenze. Se vogliamo esserci, anche nel futuro, dobbiamo accettare la sfida di “aprire” i nostri circoli, fare qualche passo indietro, o se si vuole, “di lato”, dare loro piena fiducia, affidando incarichi non marginali della vita e nell’organizzazione. I circoli dovranno poi essere accoglienti nei confronti della nuova emigrazione giovanile proveniente dalla Sardegna per ragioni di lavoro e di studio: chi meglio che dei loro coetanei può farlo?

Non è più accettabile la giustificazione che non ci siano giovani disponibili e senza entrare in merito delle complesse ragioni di difficoltà di ricambio generazionale, dobbiamo risolutamente mettere in atto misure, con l’aiuto dell’Assessorato della RAS, per rendere “appetibile” ai giovani la frequentazione alla vita associativa, magari facendo ricorso a forme di incentivazione, non necessariamente economica, ma in servizi, promozione e opportunità. Non è un auspicio ma un dovere per la Federazione, da estendere anche ai circoli, ricorrendo addirittura a forme di penalizzazione di chi eludesse tale percorso.

Vi è quindi la necessità di cambiamento della classe dirigente e di mentalità, a partire dai vertici, per individuare e mettere alla prova persone disponibili e adeguate, che sappiano lavorare in squadra nella trasparenza e nel pieno rispetto degli altri e della diversità di vedute ed opinioni.

Il benessere di un’associazione la si misura sulla capacità di essere accoglienti ed inclusivi con azioni di coinvolgimento e condivisione nella trasparenza democratica e rispetto delle norme.

In questo dobbiamo già impegnarci a partire dall’imminente momento congressuale ad applicare la regola di riconoscimento di pari dignità al genere, dove un genere, non deve superare la quota del 60% rispetto all’altro, rivedendo anche l’assetto della dirigenza, dove il coordinatore circoscrizionale, essendo eletto solo da una parte dei soci, ha un compito relazionale ma non istituzionale e quindi non deve avere un reale accesso alla governance della Federazione.

Può sembrare scontato ribadire che l’Assemblea dei soci debba essere rivalorizzata nel suo ruolo di organo deliberante e l’esecutivo recuperare la funzione che gli attribuisce lo statuto di strumento di applicazione delle indicazioni e deliberazioni dell’Assemblea Nazionale. Ma forse seve ribadire.

La parola d’ordine per l’8° Congresso potrebbe essere: “Davanti alle evidenti difficoltà e cambiamenti, gestione unitaria affidata a persone professionalmente competenti e umanamente inclusive”.

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Un commento

  1. Associazione Deledda di Pisa

    Ci avviciniamo al congresso! Le profonde riflessioni e le considerazioni del coordinatore della Circoscrizione centro sud

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