MORRICONE, QUANDO LA MUSICA È ANIMA: TRIPUDIO DI MUSICA, ETHOS E PATHOS A TINDARI

Ogni volta che si ascoltano le musiche di Morricone, a cinque anni dalla scomparsa, è sempre un’emozione unica. Soprattutto, poi, quando lo sfondo è quello unico dell’antico teatro greco di Tindari. Laddove la terra s’incontra con il cielo ed il mare. In uno scenario unico al mondo. Al cospetto di un pubblico numeroso ed attento, proveniente, per l’occasione, da gran parte della Sicilia. In un “parterre” gremito di numerose autorità civili. E con l’impeccabile organizzazione dell’ “ensemble” del Coro lirico Siciliano, vero e proprio “deus ex machina” dell’evento e sapientemente diretto dal maestro Francesco Costa.  Ascoltare, poi, le note musicali immortali del grande compositore e maestro romano con l’acustica naturale del teatro di pietra offerta dal promontorio è come portare “a connubio” perfetto l’antico ed il moderno. Per la musica che è cultura. Cultura dell’anima. Ed è questa, sostanzialmente, la “chiave di lettura” e “di volta” del grande evento che, sabato 10 agosto, ha visto protagonista la musica di Ennio Morricone proprio nel grande “palcoscenico all’ aperto”, allestito naturalmente al cospetto delle isole Eolie. Con la sottile brezza marina padrona di casa a fare da sottofondo. E la potente e limpida voce del giovane e promettente tenore ragusano Lorenzo Licitra ad interpretarne le note. Si è trattato, in totale, di un “ritorno al passato” in crescendo di dodici canzoni, suddivise fra la parte cinematografica e quella degli arrangiamenti da pop star, altrettanto originali. E si è partiti. Ad iniziare dalle colonne sonore dei film. Ed ovviamente, “in primis”, non poteva non mancare quella di “Nuovo Cinema Paradiso del 1988. Proprio per rendere omaggio alla Sicilia ed al grande regista Giuseppe Tornatore. Una colonna sonora caratterizzata da sinfonie orchestrali dai toni nostalgici, struggenti e malinconici. Considerata, però, una delle più importanti e celebri di Morricone, che è stata premiata con il “David” di Donatello nel 1989 e con il Bafta nel 1991. A seguire le note di “Califfa”, del 1970. Dove passione, amore e redenzione la fanno da “padrone”. Musica, questa, potente e malinconica, che riflette il dramma della storia narrata, ruotante attorno alla relazione tra una giovane vedova operaia ed un ricco industriale. Con, sullo sfondo, lotte di classe e trasformazioni sociali. Con la terza musica proposta, invece, lo scenario è completamente diverso. Siamo in “C’era una volta il West”, colonna sonora simbolo di un genere che caratterizza ad imperitura memoria Ennio Morricone. Siamo nel 1968 e questo film segna la collaborazione con Sergio Leone: punto nodale e “chiave di volta” dei successi cinematografici del maestro. Musica ossessionante, enfatizzata a tratti dal suono acuto di un’armonica, ne caratterizza la grandezza, portandola a considerarla come una fra le più importanti composizioni. Con “Giù la testa” del 1971 lo sfondo western è sempre lo stesso. Siamo nella “trilogia” che si conclude con “Il Buono, il Brutto ed il Cattivo”. A dominare, in questo caso, è il ripetersi incalzante del tema vocale “Sean Sean” che ne esalta l’inconfondibilità  del brano. L’originalità delle note di Morricone sta’ , in questo caso, nella miscela di fischi, strumenti insoliti, eteree voci femminili, oggetti e rumori in grado di arricchire la musica da cinema. Con “Il Buono, il Brutto ed il Cattivo” del 1966 si porta a compimento la “Trilogia del dollaro”. E l’attento pubblico tindarota ha potuto godere, in questo caso, di quelle caratteristiche di spari e fischi che hanno reso celebre l’atmosfera del film.  In esso a dominare è il motivo dell’ululato del coyote, composta da due note. Melodia utilizzata, appunto, per i tre personaggi del film. Con “C’era una volta in America”, invece, nel 1984, siamo al compimento ed al completamento di un altro cerchio. Quello del “sogno americano”.  Considerata da alcuni come il massimo capolavoro di Morricone, la musica di questo lungometraggio ha fatto vincere al suo compositore vari premi, tra cui un Los Angeles Films Critics Awards (1984), un BAFTA (1985), un Nastro d’argento (1985), oltre ad una candidatura ai Golden Globe del 1985. A seguire la bellissima colonna sonora di “Sacco e Vanzetti” del 1971. E la tematica diventa di denuncia sociale e politica. Con “Mission”, nel 1986, ultima proposta della prima parte della serata, si è voluta esaltare l’anima spirituale e religiosa. Ed il tutto, all’ ombra del Santuario della Madonna Nera, assume un significato unico e particolare. In cui ad “uscire fuori” è stato, chiaro e nitido, il sentimento religioso del maestro. Con i motivi musicali ripresi del gesuita italiano Domenico Zipoli, che visse nelle Riduzioni del Paraguay agli albori del XVIII secolo. E con le critiche, sempre in agguato, di certa opinione pubblica anticattolica. Che impedirono a Morricone di conseguire l’Oscar per le migliori colonne sonore nel 1987.

Se la prima parte è stata un “continuum” avvolgente e coinvolgente, che è entrato dentro “l’anima” civile, sociale e religiosa del grande compositore, la seconda parte, opportunamente selezionata dai coreuti dell’ “ensemble” siciliana, ne ha esaltato un’altra. Quella da “pop star”. Ed anche qui è stata apoteosi. Motivata. Iniziando da “Se telefonando” del 1966, musicata per Mina e caratterizzata da quella riconoscibilissima introduzione di fiati ispirata alle sirene della polizia di Marsiglia. Motivo musicale portante di un testo che racconta la fine di un amore. Per continuare e finire con la riproposizione di quegli arrangiamenti musicali di altre canzoni che, negli anni Sessanta, hanno accompagnato la gioventù italiana. Dando un decisivo contributo alla sprovincializzazione culturale della società e segnando l’epoca del “miracolo economico” e della presa di coscienza delle nuove generazioni. E parliamo di “C’era un ragazzo che come me” (1967), di “Che cosa c’è” (1964) e di “Sapore di sale” (1963). Proprio a Tindari, laddove, fra mito, storia, sacro e profano, il mortale diventa immortale. Come le musiche di Ennio Morricone.

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