
Theodor Mommsen
a cura di ORNELLA DEMURU
Tutto per colpa di una candela. In una calda notte d’estate, tra il 12 e il 13 luglio del 1880, un incendio divampa furioso nella casa di Theodor Mommsen, a Charlottenburg, nei pressi di Berlino. Lì, tra scaffali affollati di carte, calchi, lettere e oltre quarantamila volumi, viveva una delle menti più brillanti dell’Ottocento. E proprio lì, in poche ore, si consuma una delle perdite più gravi per la storia antica della Sardegna.
Mommsen, storico e studioso tra i più celebri del suo tempo, assiste impotente mentre le fiamme divorano la sua inestimabile biblioteca. Chi gli sta vicino lo trattiene con forza: il dolore è tanto che tenta di gettarsi tra i tizzoni. Persino Nietzsche, notoriamente critico nei suoi confronti, rimane sconvolto e afferma:
“Imprese come quella sono molto rare. Raramente si combinano in un individuo memoria prodigiosa e sottigliezza di giudizio.”
La parte più colpita? Proprio la documentazione epigrafica sulla Sardegna: facsimili, calchi, appunti e lettere frutto del secondo viaggio del giovane Heinrich Nissen – soprannominato affettuosamente il Nissardi. Una raccolta preziosissima, costruita in anni di viaggi e ricerche sul campo, andata in fumo in un lampo.
In una lettera del 20 agosto 1880, indirizzata da Berlino a Crespi, Mommsen scrive con amarezza:
“La Sardegna è forse quella provincia che ha più sofferto dall’incendio. (…) I calchi hanno periti: ma ho la speranza che le copie potranno rifarsi… Dagli avanzi di quelle carte mezzo bruciate non posso tirar fuori quasi nulla.”
Prova però a reagire: propone un compenso a Nissen per ricostruire il materiale perduto e chiede l’aiuto di amici e colleghi per riavviare il lavoro. La devastazione è tale che anche il quarto volume del Bullettino Archeologico Sardo di Spano, custodito nella sua biblioteca, finisce tra le fiamme. Chiede di procurarne una nuova copia, magari l’intera serie.
Dietro la tragedia, emerge la grandezza di Mommsen: nato a Garding nel 1817, morto nel 1903 a Charlottenburg, è stato uno dei massimi storici, giuristi e filologi del XIX secolo. I suoi studi sulla Roma antica sono ancora oggi fondamentali, e nel 1902 gli valgono addirittura il Premio Nobel per la Letteratura.
A questa vicenda, lo studioso sardo Oliviero Diliberto ha dedicato un libro affascinante, dal titolo emblematico: “La biblioteca stregata” (Robin Edizioni, 2003). In esso si interroga su una sorta di maledizione che avrebbe perseguitato l’archivio di Mommsen: incendiato due volte, disperso dagli eredi, saccheggiato da bibliofili anonimi, persino misteriosamente riapparso tra le bancarelle del mercato delle pulci di Roma…
Grazie a studiosi come lui e alla tenacia di chi ha voluto raccogliere i frammenti salvati dal fuoco, oggi possiamo ancora raccontare questa storia. Una storia in cui la memoria della Sardegna antica è passata attraverso mani sapienti, cuori appassionati… e purtroppo anche tra le fiamme.
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