
Filomena Nieddu
di LUCIA BECCHERE
Il 26 luglio Filomena Nieddu, di Orani, ha tagliato il traguardo dei suoi cento anni. A ventotto ha lasciato il suo paese per Nuoro dove il padre lavorava alle dipendenze dei Gallisai e nella stessa ditta, dove anche lei ha trovato lavoro come centralinista, ha conosciuto Francesco Mattana, suo futuro marito, che faceva il camionista. Il giovane, dopo aver vinto un concorso regionale, è stato assunto alla Sezione di Controllo degli Enti Locali con mansioni di archivista capo.
“Dalla forte amicizia che univa me e Francesco – confessa Filomena -, è nato un grande amore e nel 1961 ci siamo sposati. Dopo la nascita di Sandro, nostro unico figlio, io ho lasciato il lavoro per dedicarmi interamente alla famiglia. Tuttavia, quando mia suocera si è dovuta assentare per motivi di salute, l’ho sostituita nel negozio di alimentari che gestiva in piazza San Giovanni”.
Fin da piccola, Filomena amava leggere, studiare e scrivere poesie in sardo e in italiano, una passione innata la sua. Tuttavia, non sentendosi molto apprezzata, ha smesso di scrivere per diversi anni e solo dopo la morte di suo marito, avvenuta nel 1994 a sessant’uno anni, ha ripreso a comporre versi dedicando a lui le liriche più belle: “Ti chirco, cando in chelu luchen sas istellas/ cando arveschendhe ispunta su sole/ ti vio bellu in donzi viore”. (Ti chirco). Struggente poesia dedicata al marito scomparso, premiata con la menzione d’onore in un concorso a Mamoiada.
Da quel momento, Filomena ha continuato a produrre componimenti poetici fino a qualche anno fa. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari in Sardegna e oltre Tirreno dove le sono stati conferiti premi e riconoscimenti. Nelle sue rime canta l’amore, la pace, la famiglia, il focolare, il paese, la casa. Molte sue poesie sono state pubblicate nei volumi “Cantores de Orane” e in S’Ischiglia, rivista per eccellenza della poesia di Sardegna fondata da Angelo Dettori nel 1949.
Accompagnandosi con una gestualità carica di slancio emotivo, declama per noi un suo canto: “Una casa tanto carina/un bel giorno ho dovuto lasciare/era l’alba di una mattina/quando il cuore ha dovuto emigrare/Ma ancor ti penso casetta carina/un qualcosa vorrei ritrovare/sono i sogni di una bambina/son ricordi che ancor fanno male/Son ricordi di pace e di amore/i ricordi della mia gioventù/che nascosti son dentro al mio cuore/ma son rimasti per sempre laggiù (La mia casa).
Cosa aveva di tanto speciale suo marito per essersene innamorata così profondamente?
“Francesco era la persona migliore del mondo– spiega commossa-. Era bello e bravo, mi accontentava in tutto. Mi manca come il primo giorno. Era un tesoro vivente, averlo al mio fianco è stata una vera fortuna”.
A seguito di una frattura al femore, dal 2013 Filomena vive a La Caletta amorevolmente accudita del figlio Sandro e dalla nuora Claudia, entrambi architetti. Si era ripresa bene in salute, quando ai primi di giugno, a causa di un improvviso malessere è stato necessario un ricovero ospedaliero. Oggi deambula a fatica, costretta quasi all’immobilità.
Adora il mare e quando d’estate raggiunge la sua casa di Cala Gonone posta in altura, è felice di godersi lo straordinario panorama che si snoda in quel tratto di costa dove fino a qualche anno fa la sua anima poetica dava libero sfogo alla sua creatività, coltivando fiori e piante, mentre col pennello dava forma artistica a pigne e sassi.
Un rimpianto. “Avrei voluto fare il medico, la medicina mi ha sempre appassionato ma non avevo le possibilità di proseguire gli studi. Quando la dott.ssa Antonietta Bacchiddu mi ha insegnato come fare le punture, ero felice di attraversare tutta Nuoro per somministrarle ai malati”.
Un aneddoto. “Ricordo quando molto piccola, mentre mi trovavo in campagna, ebbe a transitare un bandito. I miei genitori mi avevano nascosto sotto un mucchio di coperte mentre io, nonostante rischiassi di soffocare, credevo fosse un gioco. Solo quando si è allontanato, sono stata liberata da quello improvvisato nascondiglio”.
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