INFANZIA, LINGUA E MEMORIA IN ‘AICI EST SU CONTU’: GIOVANNA DESSI’ AUTRICE E ILLUSTRATRICE DELLA TRADIZIONE DELLE “JUST SO STORIES” IN LINGUA SARDA

Giovanna Dessì

Nel cuore dell’educazione linguistica si nasconde una domanda essenziale: chi ha il diritto di parlare — e in quale lingua? Aici est su Contu, a cura di Giuanna Dessì, è molto più di una semplice traduzione delle Just So Stories di Rudyard Kipling. È un atto d’amore per la lingua sarda, un gesto creativo nato da una mancanza vissuta come madre: l’assenza di una letteratura coerente e bella in sardo da offrire a sua figlia. Di fronte a questa lacuna, Giuanna ha deciso di agire: ha scelto di usare la variante linguistica del luogo in cui vive per scelta, per creare uno spazio in cui i bambini potessero incontrare il sardo con fiducia e bellezza. Così è nato Sardu Pintau, un metodo ispirato al Metodo Diretto e alla pedagogia del translanguaging, dove l’immagine diventa ponte educativo e il sardo viene appreso in modo naturale, senza mediazioni con l’italiano. Ma Aici est su Contu è anche un progetto politico e culturale: invita le famiglie a fare spazio al sardo nelle case, a trasmetterlo con affetto e senza timore. È una testimonianza vivente che ogni lingua ha diritto alla letteratura, all’infanzia, all’immaginazione. Un progetto come questo scardina l’idea di minorità linguistica e restituisce centralità a una lingua “non standard”, dimostrando che ogni codice linguistico è un universo culturale e simbolico.

Giuanna, “Aici est su Contu” è un’opera che colpisce per la sua forza poetica e pedagogica. Com’è nata l’idea di tradurre le “Just So Stories” di Kipling in lingua sarda? L’idea nasce dall’incontro tra le mie passioni: il sardo, l’educazione linguistica e l’arte. Sono bilingue dalla nascita e ho sempre sentito il sardo come una lingua piena, adatta a educare, a raccontare. Quando ho riletto Kipling ho pensato subito che quei racconti potessero vivere in sardo e parlare ai bambini con forza nuova. Tradurli è stato come ricrearli: ogni parola doveva rinascere nella nostra lingua. È anche il frutto di una mancanza vissuta in prima persona: quella di una madre che, cercando testi in sardo per sua figlia, ha scoperto un vuoto. Un’assenza non solo editoriale, ma simbolica: quella del sardo come lingua capace di bellezza, coerenza, infanzia. “Mi sono sentita spogliata di un diritto fondamentale: il diritto di trasmettere a mia figlia una letteratura nella sua lingua materna. Quello che trovavo era brutto o incoerente: senza alcun fascino per me e per mia figlia. Non volevo confonderla. Volevo offrirle bellezza e coerenza linguistica. In questo vuoto, non ho rinunciato: ho creato.

Oltre alla traduzione, hai illustrato tu stessa il libro. Che ruolo ha avuto il disegno in questo processo? Centrale. Non volevo solo “illustrare”, ma educare con le immagini. Il disegno permette ai bambini di apprendere senza passare per l’italiano. È un metodo che richiama il funzionamento della prima lingua, quando il bambino associa la parola direttamente al mondo. Così nasce Sardu Pintau: un metodo naturale, affettivo, diretto.

In che modo pensi che questo approccio possa incidere sulla trasmissione del sardo nelle famiglie? In Sardegna oggi tanti bambini non parlano sardo, o lo sentono solo passivamente. Il mio libro offre uno strumento per vivere la lingua a casa, in modo immersivo e non scolastico. È fondamentale non tradurre, ma usare il sardo così com’è, con fiducia. I genitori devono poter diventare mediatori affettivi della lingua. La casa può tornare ad essere il primo luogo di educazione linguistica.

Da attivista e artista della lingua, cosa significa per te oggi “difendere” il sardo? Come disse Gustav Mahler “tenere acceso il fuoco, non custodire le ceneri”. Il sardo va rilanciato come lingua viva, capace di dire tutto: la scienza, la fiaba, la complessità emotiva. Tradurre Kipling è stato un modo per dirlo forte: il sardo può stare ovunque. Anche nei libri per bambini, anche nelle immagini, anche nella letteratura mondiale. Difendere è creare.

C’è un racconto in particolare che ti ha toccata mentre traducevi? Poita est chi su Cammellu est a tzùmburu?”. È la risposta fantasiosa di Kipling al perché il cammello abbia la gobba. È stato il primo racconto che ho letto e mi ha colpito per la resa in lingua sarda. Pareva scritto in sardo e poi tradotto in inglese.

Grazie Giuanna, per questo lavoro che unisce arte, pedagogia e identità con tanta passione e consapevolezza. Grazie a te, Veronica. E ai lettori voglio dire: “no ddu timais su sardu. Est sa lìngua nostra, Est bella. Est bera”.

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11 commenti

  1. Giovanna Dessì

    gràtzias💖

  2. Bakis Murgia Dessì

    si podit comporai online?

  3. Francesco Casula

    Bravissima Giuanna!

  4. Complimenti 👏

  5. Letizia Ceroni

    Complimenti! 🌹 💖

  6. Auguri cognatina lo sempre saputo che tu sei veramente brava complimenti Giovy ❤️

  7. Giuseppe Melis

    👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

  8. 👏👏👏👏

  9. Giuseppe Molinu

    Cumplimentos!

  10. Excelente querida Giuanna . Te mando muchos abrazos a la distancia

  11. Angela Atzorii

    Complimenti

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