
di MATTIA LASIO
«Cagliari ha tante sfumature diverse dentro di sé, uniche e preziose. Ha tante sfaccettature che compongono un mosaico vivace, ricco e variopinto». Roberto Lepori, cagliaritano di 36 anni cresciuto nel quartiere Fonsarda, parla mentre beve un caffè in un bar in via dei Giudicati, durante un venerdì pomeriggio dove il caldo fa da padrone. Capelli brizzolati, occhiali da vista in visto, camicia con le maniche corte rossa, nera e bianca, pantaloncini blu, tono di voce cordiale e appassionato: la scorsa estate ha pubblicato il suo libro d’esordio ‘’Cagliari Narcos”, per un totale di 239 pagine articolate in 11 capitoli a cui si aggiungono la premessa e i ringraziamenti conclusivi, un’opera che sta riscuotendo attenzione e apprezzamenti, incentrata sul racconto delle vicende criminali che hanno riguardato il capoluogo dagli anni Ottanta – periodo dell’apice delle bande criminali – sino ai giorni nostri. Non solo questo, però: perché se a una prima lettura l’opera tratta questi aspetti, il libro affronta anche altre tematiche di rilievo come l’evoluzione urbanistica della città, punzecchiando anche tutti coloro che si fanno condizionare dai luoghi comuni e dai pregiudizi e che sono soliti elogiare i cosiddetti salotti buoni senza riuscire a coglierne le pecche. Inoltre all’interno del libro, che oltre alle vicende cagliaritane analizza anche quelle della Trexenta e dell’Ogliastra essendo l’autore originario da parte materna e paterna di quelle zone della Sardegna, non mancano anche i riferimenti a luoghi simbolo per chi ama il trekking come Perda Liana, Piscina Irgas, Perda Longa, Gorropu, Bruncuspina e il Supramonte.
«Questo libro è frutto di un anno di lavoro certosino, dove ho consultato le copie dei giornali del passato e in cui mi sono informato nel dettaglio su ciò che poi sono andato a trattare nel libro», racconta Roberto per poi soffermarsi sulla scelta del titolo dell’opera. «La scelta del titolo non è casuale», precisa, «ma è frutto di un’analisi attenta: dal punto di vista strategico è accattivante e poi è perfettamente attinente ai contenuti affrontati nell’opera. “Cagliari Narcos’’ nasce dalla mia passione per la storia della criminalità organizzata, hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione la lettura di opere come quelle di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, Gigi Di Fiore, Celeste Bruno, Mario Guerrini e Giovanni Ricci». Diplomato al Liceo Scientifico Michelangelo, laureato a Cagliari in Scienze Politiche e alla Cattolica di Milano in Relazioni Internazionali, Roberto è anche l’ideatore del progetto del parco da dedicare a Emanuela Loi, il tutto tra i palazzi di via Stampa, via Bandello e via Castiglione: non semplicemente un’area verde ma un centro di aggregazione sociale dal valore profondo, per il quale Roberto ha raccolto ben 1500 firme di persone favorevoli alla sua creazione. «Si tratta di un progetto a cui tengo molto», sottolinea, «che ho in mente già da quando a otto anni conobbi durante una vacanza a Caprera la madre di Emanuela Loi e sua sorella Claudia». Il progetto del parco prevede anche la realizzazione di un muro del ricordo dedicato a tutte le vittime di fatti criminali che hanno strappato loro alle proprie famiglie, tra cui spiccano i nomi di Giuliano Figus, Fabio Piga, Manuela Murgia, Irma Rombi, Puccio Carta, Vanna Licheri, Giovanni Bosco, Maria Pina Sedda, Gianfranco Mascia e Giampiera Marceddu oltre che di tanti altri.
Gli interessi di Roberto sono molteplici e le sue riflessioni vanno da Sergio Atzeni, «uno dei nostri scrittori più grandi di sempre che meriterebbe molta più considerazione» fa presente, sino alla criminalità organizzata e in particolare alla mafia, tematica di cui è appassionato e su cui si sofferma facendo riferimento in particolare alla fase dalla grande mattanza che va dal 1979 al 1992. Tornando alla sua opera ‘’Cagliari Narcos’’ colpisce all’inizio del libro la citazione ripresa dal filosofo Immanuel Kant in cui dice: ‘’Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me’’. «La legge morale a cui faccio riferimento», puntualizza, «sono gli insegnamenti che ho ricevuto dalla mia famiglia durante l’infanzia e l’adolescenza, insegnamenti che per me hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi linee guida preziose da seguire. È fondamentale per me non perderli mai di vista, rimanendo fedele a me stesso e a ciò che mi è stato insegnato da bambino». Lo sguardo è proiettato al domani e a nuove opere da realizzare. «Ho in mente di fare altri libri, magari spostandomi su altri luoghi che conosco bene come ad esempio la Barbagia oppure Milano in cui ho vissuto in passato per motivi di studio». Prima dei saluti finali, c’è il tempo per una passeggiata nel quartiere del Cep e per un’ultima riflessione significativa su Cagliari. «La città è cambiata rispetto al passato, inevitabilmente, e prima probabilmente era più feroce. Però, è importante non abbassare la guardia e stare attenti perché questa componente violenta nel tessuto sociale è ancora ben presente, forse un po’ più celata, ma ancora percepibile e proprio per questo è fondamentale parlare di ciò e degli episodi gravi della cronaca del passato con i giovani delle scuole. In Cagliari vedo un miglioramento ma, allo stesso tempo, anche un ripiegarsi costantemente su se stessa. Può pretendere di più da se stessa e deve battersi affinché si possano fare, finalmente, dei concreti passi in avanti».
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