SEBASTIANO SATTA, POETA UMANO E UNIVERSALE: L’ORAZIONE FUNEBRE PRONUNCIATA DALL’AVVOCATO PIETRO MASTINO IN ONORE DI BUSTIANU

In sa tanca ‘e su Munsegnore, il 13 dicembre 1914, Pietro Mastino appena 31enne pronunciava l’orazione funebre in onore di Sebastiano Satta (21 maggio 1867-29 novembre 1914) pubblicata dalla tip. Tanchis Nuoro nel 1915 per il prezzo di cent. 20, il ricavato andrà a favore del monumento a S. Satta. Noi ne riproponiamo i passi più salienti.

Nuoro scioglie dal grigio suo capo la benda di lutto riverente e commossa dinanzi alla grandiosa figura del prediletto suo figlio disteso per sempre nell’eternità della morte e della gloria. Io tenterò di accompagnarvi alla contemplazione delle migliori virtù ed energie del popolo nostro, espresso in un uomo (…)

Il demone della poesia e dell’eloquenza lo agitava dentro nell’anima, quando egli accoglieva nella parola il passato e l’avvenire del nostro popolo (…)

Lo ricordino – esorta Mastino -, quanti lo conobbero e amarono, fulminato anzi tempo, raccolto in una tristezza austera, col suo corpo caduco. Dal suo viso si sprigionava l’olimpica serenità degli spiriti superiori che neanche la morte cancella.  Egli fu rappresentativo dei caratteri e delle forze primigenie della nostra stirpe, grande poeta di Sardegna. Fu poeta umano e universale, la sua voce passò come squillo di tromba fra i dormienti quando nella più ricca plaga dell’isola passò un fremito caldo di ribellione e voi, minatori di Bugerru cadeste mitragliati, non vinti. Quando Cagliari popolana si sollevò dalle mollizie di secoli ed il suo santo sdegno fu affogato nel sangue e nella ferocia bianca di condanne dispensate dai tribunali borghesi, sorse il suo canto epinicio di vittoria e di gloria (..) .Ricordatelo quando per i curvi mietitori del Campidano, per gli arsi lavoratori delle mine trovò nuova sorgente di commozione e di poesia”.

La morte della sua prima figlia Biblina a pochi mesi dalla nascita lo segnerà per sempre. “Sulla casa del poeta era passata la gelida ala della morte e il suo sovrumano dolore di padre si era effuso in una limpida onda di pianto. Partito dal culto filiale, dall’amore per la gran madre Sardegna, si era poi sentito fratello, amante e poeta inspirato di quanti lottano, soffrono e sperano e avea effuso la suprema sua arte nei “Canti dell’Ombra” (…)

Eppure, signori, io non so se egli sia stato più grande poeta o più grande oratore, ma maggiore e migliore oratore egli non avrebbe potuto essere perché non si può essere maggiori! L’oratore afferma il giovane Mastino -, deve essere ispirato ed animato da un grande concetto ideale che tutto lo compenetri e lo sublimi; dev’essere il banditore di una nuova fede, il divulgatore d’un credo nuovo e le grandi correnti ideali che trascinano i popoli devon trovare l’inspirato eloquente assertore nel grande oratore …  I bisogni, i fremiti, le ispirazioni di un’epoca e d’un’età diventano epopea ed inno in quella parola.

Voi troverete dei veri oratori nei primi tempi della Chiesa, in quanto la fede che muoverà le montagne sarà la grande animatrice dell’oratoria; così troverete oratori massimi nei primi banditori del socialismo quando il partito o la setta non avrà ancora intristito o rimpicciolito l’idea (…)

Nelle aule di giustizia l’oratore deve parlare col volo legato alla materia da trattare, alle prove da discutere, deve persuadere chi ascolta, non può sperare di trascinarlo.

Signori – prosegue il principe del foro -, l’isola tutta si è raccolta in compianto unanime per la morte dell’oratore-poeta, ma una città, dopo Nuoro, fu scossa dal dolore della sua morte, Sassari, la sua patria seconda. In questa città egli aveva vissuto la sua prima giovinezza scapigliata ed ardente, ed aveva sentito forse spuntare in sé i germi dell’oratoria ascoltando l’accesa eloquenza repubblicana di Soro Pirino (1830-1902). Ma il dominatore delle folle giacque colpito a morte nella sua dote più alta e se la paralisi non spense i canti del suo cuore, spense però la sua eterna parola. Egli diceva: se riuscirò a superare questo violento attentato della natura io scriverò un inno alla parola (…)

Tu non hai potuto scrivere l’inno alla Dea parola, tu non hai potuto cantare il poema della tua rinascita fisica e della tua resurrezione, ma il monumento che tu hai elevato alla parola coi tuoi discorsi vive nella memoria di quanti ti udirono.

Il suo credo – aggiunge -, era naturalista, tutto in terra si deve compiere il destino dell’uomo; in politica pensava che se sacro è il concetto di patria, a nulla giova l’aver dato una patria quando il cittadino per vivere è costretto ad emigrare.

Questa voce è spenta per sempre e il suo grande spirito continua gli ardui sogni dal profondo cuor della terra, a piedi dell’azzurro Orthobene!

(…) Fra le molteplici onoranze – conclude Pietro Mastino-, gli sarebbe più cara quella dei giovani studenti. Continuatela voi o giovani l’opera di bellezza e verità che egli aveva intrapreso ed il grande che oggi noi commemoriamo sarà così degnamente celebrato e venerato”.

http://ortobene.net/

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