UN ROMANZO CHE GRAFFIA, ACCAREZZA E NON LASCIA SCAMPO: MASSIMO VINCIS E IL LIBRO “SOPHIA”

a destra Massimo Vincis

In un panorama narrativo spesso affollato di storie costruite, Sophia si impone come un atto necessario, crudo e autentico. Massimo Vincis ci consegna una protagonista spigolosa, ferita, ma viva, attraverso una scrittura che si fa corpo, memoria e resistenza. Un romanzo che parla di identità, silenzi familiari, esclusione, ma anche di lotta, desiderio e rinascita. In questa intervista, l’autore ci accompagna dentro la genesi di Sophia, nel cuore di una scrittura che nasce da una ferita, ma diventa cura.

“Sophia” è un romanzo che scava nelle profondità dell’animo umano. Da dove nasce questa storia? Anna e Sofia, le protagoniste dei miei due romanzi, nascono dalla stessa esperienza di scrittura, la mia prima, all’interno di un laboratorio di scrittura espressiva, in quel periodo, formato solo da donne e in un contesto unico come la sede di una importante associazione che si occupa di sostenere e stare vicino a donne che hanno bisogno di aiuto. Questa storia, come quella di Anna, è il risultato spontaneo di quella esperienza, fatta di condivisione, di empatia, di comprensione, di ascolto. Alla fine la cosa più “normale” se posso dire così è stato proprio raccontare la storia di una donna, è capitato in entrambi i racconti. Entrambi cercano un posto in questo mondo ma prima devono ritrovare se stesse, nel posto più complicato, dentro e nelle profondità di ognuna di loro.

Il dolore della protagonista è narrato con un realismo quasi fisico. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece è frutto di immedesimazione? Penso che per riuscire a descrivere qualcosa che agli occhi di chi legge appare vero e reale, bisogna attingere dalle proprie esperienze personali e capita di dover riaprire dei cassetti della memoria che si pensava di aver buttato via pure la chiave e riportare alla memoria, emozioni e sensazioni legate agli eventi vissuti. 

Il romanzo affronta con forza i temi della famiglia, dell’identità e dell’incomunicabilità. Qual era il tuo intento narrativo? Penso che all’interno di qualsiasi rapporto, sia quello sentimentale o di amicizia, oppure anche in contesti familiari come descrivo nel libro, alla fine nessuno può ergersi sull’altro, si può diventare inconsapevolmente carnefici o vittime, a seconda del rapporto che si è creato. Ognuno usa i propri strumenti, ma nessuno è da condannare. Anche la persona che sembra all’inizio senza scrupoli è vittima e prigioniera di altre dinamiche. Non ci sono i buoni e cattivi, tutti i protagonisti sono sia l’uno che l’altro. Come possiamo esserlo tutti nella vita quotidiana.

Hai scelto una scrittura intensa, quasi diaristica. Hai seguito una struttura o ti sei lasciato guidare dal flusso emotivo? Mi lascio guidare dal flusso emotivo fino a quando i protagonisti decidono di farlo attraverso la mia penna. Le loro introspezioni, i loro pensieri, fanno che si che pian piano salti fuori la trama. E’ una dinamica più complicata da spiegare che da mettere in atto, per quanto mi riguarda.

La figura della nonna emerge come rifugio affettivo e guida silenziosa. Che ruolo ha per te questo personaggio? La nonna è, come ha scritto tu, il rifugio sicuro. E’ la persona che grazie alla saggezza è un passo davanti a tutti. Guarda tutto dalla distanza giusta e con un finto distacco, ha la situazione sempre sotto controllo, quando esprime la propria opinione e quando invece non proferisce parola. Si può considerare il centro calmo di una galassia dove irrompono impazziti gli altri pianeti nelle loro incontrollate orbite.

L’identità sessuale è trattata con dolore e delicatezza. Quanto è stato complesso raccontarla? In realtà non è stato complicato. Mi sono lasciato trasportare dalla protagonista, dalla sua voglia di amare in modo autentico, senza finzioni e trucchi, dal suo slancio nell’affrontare la vita ma anche dalle sue paure e dal pudore con il quale cerca di ammantare la sua anima, la sua essenza. Con il trascorrere degli anni Sofia è maturata e ha fatto esperienze, conosce l’amore e alcune sue declinazioni. Resta comunque la trasparenza che è un lato cardine del suo carattere.

Sophia vive un costante conflitto tra fuga e ricerca di sé. Pensi che questo parli anche ai tuoi lettori? La vita intera è fatta anche di conflitti, in alcune e in specifici periodi, come per esempio l’adolescenza, soprattutto di conflitti. Quando si tenta di mettersi nei panni dei protagonisti, lo si fa ovviamente cercando di essere più veri possibile, andando a cercare, come detto in una risposta precedente, eventi della propria vita, esperienze vissute anche se non direttamente ed esprimere, perché no, anche le proprie opinioni. Tutto questo crea una sorta di comunicazione tra autore e lettore, penso sia impossibile che questo non avvenga. Penso che ogni lettore possa trovare, anche solo in poche righe qualcosa che lo riguardi, magari non si ritrova coinvolto nella descrizione dei fatti, ma forse, provoca stati emotivi che possono essere collegati a vicende personali. 

C’è un’immagine ricorrente nel romanzo: la casa come rifugio ma anche come prigione. Come l’hai costruita? La casa è il posto dove stiamo bene quando siamo sereni ma è il posto dove si continua a stare specialmente quando sereni non lo siamo. E’ lo specchio di noi stessi e rappresenta nel suo ordine e disordine il nostro ordine e disordine interiore.

Nel romanzo la scrittura sembra essere l’unico vero spazio di libertà. Vale anche per te? La scrittura è libertà vera. E’ la cura, purifica, permette di esprimersi attraverso i personaggi creati che diventano veri, reali. Con il loro riscatto puoi parlare del tuo. Con le loro lacrime puoi sfiorare i tuoi pianti. Nell’esperienza della creazione di qualsiasi opera, nella prosa e forse ancora di più nei versi delle poesie si avverte una forma di enorme gratificazione che immagino possa essere paragonata a quella provata nelle altre forme d’arte, come la pittura o nella musica.

Se dovessi riassumere “Sophia” in tre parole, quali sceglieresti? Vero, coraggioso, incosciente

E in una sola frase? Se errare è umano anche perseverare lo è quando, come Sofia, il desiderio è quello di capire ed essere compresi, di amare ed essere amati, di essere in pace con se stessi e con chi ti circonda. Riassumendo, vivere con entusiasmo.

Views: 77

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

3 commenti

  1. Articolo intenso e di grande respiro come immagino sia il secondo romanzo del mio caro amico Massimo .. aspetto di leggerlo 💕 Elisabetta

  2. Elisabetta Frau

    Articolo intenso e di grande respiro. Felice per questa tua seconda fatica narrativa… Aspetto di leggere SOPHIA come già feci con Anna.
    Un abbraccio 💖

  3. Giuseppina Ragucci

    La storia scava nel vissuto di ciascun lettore perché presenta dinamiche diffuse in età giovanile. Un romanzo di formazione che sorprende per i tratti a volte leggeri, a volte inquieti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *