
il fuoco a Villasimius
di SALVATORE MELONI
Non se ne esce. Ogni estate, puntualmente, la Sardegna brucia.
Bruciano pascoli, foreste, macchia mediterranea, coltivazioni, case. Quando non brucia di peggio.
E insieme a tutto questo bruciano soldi. Tanti.
E bruciano le coscienze, quelle già nere di fuliggine dei criminali e quelle della politica che si indigna d’estate e dorme d’inverno.
E non serve prendersela con l’attuale giunta regionale scagliando pietre primigene perché il problema è antico e investe l’intero arco costituzionale.
Si ricomincia a parlare di prevenzione perché è noto che prevenire è meglio che curare.
Ma alla fine ci si limita ad incrementare le dotazioni di cerotti e bende che comunque servono a tamponare ferite aperte che non si rimarginano.
Si tirano in ballo satelliti, infrarossi, maggiore dotazione di mezzi e uomini e l’immancabile spinta all’inasprimento delle pene con impiccagioni, tagli di mani e roghi per la logica del fuoco che spegne fuoco.
Tutte cose persino utili ma che, a ben pensare, agiscono soprattutto “a babbo morto”
La verità è che molte delle terre sarde sono incolte, abbandonate, violentate dal disinteresse e dall’incuria e combustibile naturale a disposizione di delinquenti e menti malate e persino degli accidenti della natura.
Terre che sono lo specchio deformato e dunque poco apprezzabile soprattutto dello spopolamento delle zone interne, povere di tutto ma ancora ricche di storia, identità, saggezza antica.
Un mondo che perde abitanti perché le economie basate sul mondo delle campagne sono sostanzialmente asfittiche, dipendenti da sussidi spesso considerati eccessivi ma senza i quali la gran parte delle aziende chiuderebbe i battenti.
Che gli operatori agricoli, gli allevatori, i pastori debbano essere considerati come custodi del territorio sarebbe un fatto ovvio. Una ovvietà che spinge la stessa
Unione Europea a concedere quei contributi non tanto e non solo per produrre ma per fare in modo che nelle zone marginali non si determini un effetto “svuotamento” di persone, culture, storie.
La Regione potrebbe implementare non poco questa visione, sostenendo più di quanto non si sia fatto e non si faccia il mondo delle campagne.
Chi ha boschi nella propria azienda deve essere incentivato finanziariamente a curare le superfici boschive e degradate con progetti mirati.
Progetti che vanno estesi con fondi certi e pluriennali verso le cosiddette “terre comunali”, retaggio dei vecchi ademprivi, mettendo a disposizione dei comuni le necessarie risorse umane e finanziarie.
Operazioni che garantirebbero un interesse pubblico – la salvaguardia dell’ambiente – rappresentando, nel contempo, una utile integrazione al reddito di chi lavora in campagna.
Non ci sarebbe da inventare nulla. Già nel passato fondi comunitari programmati all’interno dei piani operativi regionali sono andati in quella direzione in maniera snella.
Sarebbe costoso? Non più di quanto costino le ore di Canadair ed elicotteri che potrebbero essere fortemente ridimensionate.
Andrebbe ulteriormente valorizzato il ruolo degli operatori forestali in una capillare opera di prevenzione che vada ben oltre le canoniche pertinenze forestali e che consideri l’intero territorio pubblico regionale come luogo ordinario di tutela e valorizzazione.
Da ultimo, le ordinanze regionali antincendio non si devono solo scrivere. Si devono anche far rispettare.
E poi, diciamocela tutta, serve una imponente opera di educazione culturale. Perché molte di queste tragedie hanno mani e teste sarde, insensibili alla bellezza e alla legalità.
Chi sos málos non semper benint dae su mare.
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Che tristezza …povera terra ..
Le campagne abbandonate, personale di sorveglianza antincendio scarso , mezzi insufficienti per spegnere incendi significa che non c è prevenzione. Menomale che non è morto nessuno.
Il fuoco nel 98% dei casi è doloso allora di chi è la colpa? Del poco personale preposto a queste mansioni dei pochi canadair, della regione oppure di quelli che con molte probabilità si sono venduti per pochi spiccioli la dignità, la loro terra e la vita di esseri viventi siano essi uomini o animali creando un disastro ecologico difficilmente quantificabile e riparabile.
chi ha commissionato gli atti vandalici lungo la costa? Domanda d’obbligo!
Ma la popolazione è stata ulteriormente testimone dello scempio il 2 agosto 2021, quando a Vasto, in una tavola rotonda promossa dalla camera di commercio di Pescara/chieti, Legambiente+Goletta verde e il Gal, non è stata pronunciata parola alcuna sul disastro ambientale ma anticipato con il morto nella bara ⚰️ che si sarebbe potuto dunque fabbricare alberghi lì dove il rogo ancora fumava 😥