
Manola Bacchis
di LUCIA BECCHERE
Scrittrice poliedrica, Manola Bacchis ha di recente dato alle stampe il libro “Dietro la maschera. Sogni da campioni” NOR Edizioni, prefazione di Vittorio Sanna scrittore giornalista e postfazione del Maestro di Scherma Stefano Gardenti. Nel testo l’autrice affronta storie di disabilità, d’inclusione e di successo con la sensibilità che l’ha contraddistinta nel suo ruolo di educatrice e dove il filo conduttore è la passione con cui si lascia trasportare in ogni suo progetto.
Dott.ssa Bacchis, confesso che il suo libro mi ha sorpreso per il tema trattato, la Scherma. Come mai? Ne parla da grande esperta, da grande professionista schermitrice, descrivendo alla perfezione oggetti, movimenti, sensazioni, emozioni e pulsioni pur non avendo mai praticato questo sport? “Questa considerazione – dichiara la Bacchis -, mi è stata fatta anche dallo schermidore Stefano. Tengo a precisare che io sono un’insegnante di scienze motorie”.
Insegnare scienze motorie non basta perché la Scherma non è il calcio, non è il pugilato, è una disciplina tutta particolare, è una disciplina d’élite. Ha fatto tutto da sola? “Ho studiato tanto e ho fatto tutto da sola– confessa l’autrice che di suo è molto rigorosa e determinata –. Il Maestro ha letto il testo quando era finito. Sicuramente non è uno sport comune, questo è vero, ma nonostante io non abbia mai praticato la Scherma, questa disciplina mi ha sempre attratto e tutto mi è sembrato naturale nel portare avanti il mio lavoro che è frutto di parecchi anni di studio. Ho visionato numerosi video, letto molti manuali e utilizzato diversi libri di Bebe Vio per acquisire la conoscenza di cui avevo bisogno.
Inoltre, ai miei ragazzi dell’Università parlo sempre di sport e quindi anche di Scherma
Insegno pedagogia sportiva che è anche applicata, legata al mondo della disabilità, che viene chiamata pedagogia, quindi tutti i messaggi che ho voluto veicolare sono molto educativi e formativi”.
La voce narrante del testo è Vittorio Loi, un personaggio realmente esistito che ha perso la vita a seguito di un incidente. L’autrice lo ripropone in vita proiettandolo nella sua realtà letteraria della storia e così Vittorio pratica la Scherma dopo che l’incidente lo ha costretto in sedia a rotelle. Ha cominciato a conoscere e amare questa disciplina quando ad Ostia è finito nel centro di riabilitazione dove ha conosciuto Antonio Maglio, medico neurologo fondatore delle Paralimpiadi del 1960. Una figura importante e fuori dal comune che, con grande convinzione, rigettava l’idea che non si potesse fare nulla per i giovani, in quanto fortemente convinto che tutti, come Vittorio Loi, potevano essere recuperati. Per il conseguimento di questo obiettivo, Maglio utilizza si la medicina, ma soprattutto lo sport come strumento per la riabilitazione e le Paralimpiadi nascono da questa sua convinzione. Ad Ostia, grazie alla sua costante presenza di alto spessore umano e professionale, Loi s’innamora della Scherma, si allena e diventa un campione paralimpico dimostrando che anche chi ha una disabilità, in questo caso motoria, può rinascere, così come lo è stato per lui che è diventato campione prima e maestro di Scherma poi. Ruolo che eserciterà quando, lascerà Ostia per ritornare a Nurri il suo “paesello sardo” per mettersi a disposizione dei ragazzi che necessitavano di una guida, di un maestro che li conduca per mano fino alla realizzazione dei propri sogni. Da vero campione, ripartirà per il Lazio solo dopo aver assolto a questo compito.

A dare rilevanza alla storia, interviene la creatività dell’autrice che nel racconto colloca e unisce queste giovani promesse dello sport nella casetta sull’albero creata proprio dal maestro. Trattasi di un luogo di fantasia che simbolicamente rappresenta un rifugio dove i giovani possono cullare sogni e desideri.
Educati e istruiti dai maestri Vittorio, Atos e Beppe, i ragazzi Elia, Anna, Gianni. Elena (i nomi sono di fantasia), si innamorano della Scherma, partecipano con entusiasmo e consapevolezza alla loro formazione umana e professionale, pronti a superare situazioni difficili con equilibrio e a sprigionare affetti e passioni così importanti e così forti da consegnarli vincitori nella Scherma e nella vita.
Nel finale della storia la Bacchis ci concede il mistero delle cose e questo cattura oltremodo il lettore che si ferma a riflettere su persone così speciali che, dalla loro disabilità, hanno saputo trarre i migliori insegnamenti per sé e per gli altri. La forza e l’amore da loro sprigionati sono tanto forti che nessun impedimento fisico può costituire un limite quando a condurre l’uomo è la mente e il cuore.
Il testo si presenta come un romanzo atipico, molto introspettivo, dove la funzione dello sport simboleggia il futuro ma anche l’eternità dove vengono proiettati tutti gli eroi che in esso hanno creduto, da qui il titolo “Dietro la maschera. Sogni da campioni”. Questo il messaggio di Manola Bacchis che con sensibilità e affetto ci ha voluto narrare la storia straordinaria di quanti affrontano ogni ostacolo col sorriso per dire che si può essere campioni in ogni momento, sarebbe sufficiente rivolgere lo sguardo al futuro e lasciarsi catturare dalla magia della vita che si rinnova ogni giorno.

L’autrice scrive con grande partecipazione emotiva, con lessico appropriato dove niente è lasciato al caso. La scherma è uno sport molto singolare e in un certo senso, per paradosso selettivo per quanto riguarda l’impostazione mentale che si determina in ogni individuo dalla fusione di elementi caratteriali, dall’indole personale, dall’educazione, dall’ambiente socioculturale, fattori dettati da comportamenti e scelte di vita volti ad affrontare i problemi della nostra esistenza. Questo lo si evince perfino dagli strumenti di cui gli atleti si servono nella loro formazione sportiva e che lasciano trasparire l’anima di ognuno di loro. La spada, che induce alla riflessione è per il filosofo, il fioretto, strumento da maneggiare con delicatezza, sprigiona sentimento, è quindi per poeti e romantici, mentre la sciabola è per gli irruenti.
Manola Bacchis, laurea a Cagliari in pedagogia e a Pisa in Sociologia, docente a contratto area pedagogica e sociologica negli Atenei di Cagliari, di Pisa e al CONI (Comitato Regionale Sardegna), ha al suo attivo tante pubblicazioni in riviste e volumi nazionali e internazionali come autrice a coautrice. Ha pubblicato due monografie dedicate a Salvatore Satta: “Simbolismo significato e realtà nel giorno del Giudizio” (Scione) nel 2015 e “Nel segno del Giudizio. L’arte nelle copertine di Salvatore Satta” (Condaghes) nel 2017.
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Grazie Lucia Becchere sopresa bellissima 😻 e grazie TOTTUS IN PARI
Grande Manola
Complimenti
Brava Manola !!
brava!
Brava
Momm ❤️