
di GIANRAIMONDO FARINA
Nella storia quasi centenaria della Nuorese, un posto particolare occupa quella 1984-85, la prima del campionato di Serie C2. Era domenica 23 Settembre. Ed era un evento per tutta l’area vasta della Sardegna dell’interno. Una data spesso, troppo dimenticata, ma che, a buon diritto, può essere considerata fondamentale. Per la prima volta il calcio professionistico toccava i nostri territori, da sempre considerati marginali. Territori caratterizzati da problematiche economiche ataviche e mai risolte. Ma che vedevano nel calcio un riscatto sociale. L’esatta corrispondenza di quello che è stato per la Sardegna intera lo scudetto del Cagliari del 1970. Se, allora, fu l’intera regione ad “entrare” di diritto nella storia sportiva italiana e, per molti aspetti, non solo, con la promozione della Nuorese in C2 e la partita del 23 settembre 1984 Nuorese- Siena, sarà la Sardegna centrale ad “entrare” nel professionismo calcistico. Risultato che poi verrà raggiunto e superato dalla grande epopea della presidenza Goveani in cui “il sogno era davvero diventato realtà”. Ed il segno dell’evento era caratterizzato dal fatto che, per gran parte del territorio considerato, non vi sarebbero dovute essere più sovrapposizioni di orari fra le partite delle squadre dei campionati minori e quelle della Nuorese se quest’ultima avesse dovuto giocare in casa. Proprio per andare a sostenere i verdeazzurri. Ma soffermiamoci a quella data, 23 settembre 1984, prima di campionato di Serie C2, Nuorese – Siena. Stadio Quadrivio stracolmo come sempre in quegli anni e tanta gente proveniente dai paesi del circondario. Per vedere l’esordio della Nuorese e la serie C “sbarcare” nelle nostre “lande solitarie” di Goceano, Barbagia, Marghine, Baronia e Planargia. Un evento. E poi l’evento nell’ evento. Ossia il confronto fra i due mister- “guru”. Da un lato Vanni Sanna, artefice della promozione barbaricina l’anno precedente, profondissimo conoscitore di calcio non solo sardo. E scopritore e “lanciatore”, proprio in quella stagione di un certo Gianfranco Zola. Un Signore del calcio a tutto tondo. Algherese di nascita, sassarese d’adozione (ebbe la Torres nel cuore) ma anche calciatore del Cagliari negli anni cinquanta e sessanta. Dall’altro Ferruccio Mazzola. Un cognome pesante se si rapporta al padre ed al fratello. Ma anche un “uomo contro”. Dall’ essere stato calciatore simbolo della Lazio e, prima ancora, dopo gli ovvi esordi neroazzurri, di Fiorentina e Lecco. Ma, per scelte di Maestrelli, proprio in quel campionato 1973-74, quello dello scudetto, Ferruccio non scenderà mai in campo. Dal mancato scudetto, per lui, si concretizzò poi il passaggio in serie C nelle file del Sant’ Angelo lodigiano e, in Canada, con il Toronto. Prima d’intraprendere la carriera di tecnico. E di “uomo contro”, uno dei primi a denunciare, fin dagli anni Sessanta, i primi casi di doping nel calcio italiano. Quelli mai provati della grande Inter di Herrera per intenderci. Per poi “passare” alla Fiorentina degli anni Settanta e del “caso Beatrice”. Una lunga “querelle” che lo segnerà per il resto della sua vita. Anche nel rapporto con il fratello. Quella gara segnerà tante carriere future, da ambo le squadre. Giocatori che quel giorno “calcarono” la gloriosa erba del “Quadrivio”. A partire dai bianconeri toscani, con Mario Ielpo (futuro portiere di Lazio, Cagliari e Milan), Fabio Calcaterra (Lazio, soprattutto Inter nel biennio 1986-88, ma anche Cesena e Bari), fino ad arrivare a Paolo Stringara, futura bandiera del Bologna negli anni Novanta e, poi, una lunghissima carriera da allenatore. La Nuorese, dal canto suo schierava calciatori di assoluto valore con Emanuele Gabban, grande passato al Forlì, Gianfranco Palmisano, faro assoluto di centrocampo con tantissima esperienza in C, per chiudere in avanti con Ioris Gasbarra e Giuseppe Canessa. Ed aver rinunciato in quella partita ad un certo Chicco Piras. La partita, sostanzialmente dominata dalla Nuorese, si concluderà sull’ 1-1, reti di Palmisano e Nuccio. Con molta amarezza fra i padroni di casa. Ben descritta da quanto riferito dall’ altro “pezzo forte” del Siena, quel Claudio Desolati, a lungo bandiera viola in A, dal 1971 al 1981 ed anch’egli protagonista al “Quadrivio”. L’ex Fiorentina, per l’occasione affidato da Vanni Sanna alle “cure” di Emanuele Gabban, dirà proprio a quest’ultimo: “Gabban, arriverete tra le prime. Siete troppo forti. E, poi, con questo pubblico”. Purtroppo, però, sappiamo tutti com’è andata a finire. Il Siena, quel Siena, sapientemente amalgamato da Ferruccio Mazzola, volerà in C1. E sarà anche la sua prima affermazione da tecnico. La Nuorese, causa le sopravvenute vicissitudini societarie, retrocederà per classifica avulsa. Ma lotterà fino alla fine per mantenere la categoria. Resta, però, il ricordo di una partita “spartiacque” per le vicende del calcio nella Sardegna centrale. Dalla quale attingere ed imparare.
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