
di CARMEN SALIS
Un tour fra le vie del centro storico di Cagliari per presentare al pubblico in libro di Max Carta, La quarta madre – Edizione Amicolibro, tra leggende e misteri che affascinano l’immaginario collettivo da sempre.
Max, come nasce questo libro? Questo libro nasce dal mio desiderio di donare una struttura narrativa alle leggende spesso solo sussurrate della mia città. Leggende che arrivano quasi sempre senza dettagli, senza alcun nome, senza una collocazione temporale, e questo fa sì che spesso fatichino a essere ascoltate perché prive dell’importanza che hanno per i cagliaritani, ma anche per tutti coloro che amano l’immaginario e il suo fascino. I miei racconti nascono tutti come una sorta di brevi sceneggiature, mentre li scrivo vedo ogni luogo e sento ogni voce, e spero che anche i lettori avvertano le emozioni che emanano.
Leggende che nei tuoi scritti trovano una trama completamente inedita. Esatto, inedita. Non ho mai amato riportare nei miei racconti le storie così come mi furono narrate. Oggi basterebbe fare una breve ricerca sul web per trovarle ma appunto, come ho detto prima, molte sono prive di ogni elemento narrativo, caratterizzazioni di luoghi e personaggi, di suspense. Ed è così che s’accabadora diventa in un racconto in un racconto: una giovane ragazza dalla macabra bellezza. Il mommotti non è quella creatura che ci hanno sempre raccontato, e via dicendo.
Il cimitero monumentale di Bonaria non poteva mancare. Sì, nel libro si parla inevitabilmente del Cimitero Monumentale di Bonaria, perché è un luogo che va oltre il concetto di cimitero. È quasi un personaggio, con le sue ombre, le sue memorie scolpite nel marmo, e quel silenzio che racconta più di molte parole. Bonaria custodisce tante storie, soprattutto quelle dimenticate e, tra queste, ci sono anche quelle dei bambini sepolti lì — figure delicate ma potentissime nella loro presenza invisibile. In parallelo, nel racconto Il mondo di Zaira, parlo di un’altra bambina, sepolta nel cimitero di Iglesias. È come se ci fosse un legame invisibile tra questi due luoghi, un gemellaggio silenzioso tra i piccoli dei due cimiteri. Non sono semplici anime perdute: sembrano abitare una dimensione vicinissima alla nostra, quasi sfiorarla, e da lì continuano a osservare, a custodire, forse anche a raccontare.
Cosa ti aspetti dai lettori? Non mi aspetto comprensione immediata, né giudizi. Mi auguro piuttosto che i lettori si avvicinino ai miei racconti con la disponibilità a perdersi un po’, a smarrirsi nei silenzi e nelle ombre. Che siano disposti a camminare fianco a fianco con ciò che non si vede, ma si sente, e che, magari, trovino in quelle pagine un riflesso oscuro ma vero di qualcosa che già avevano dentro.

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che bella sorpresa!