POESIE PO(E)TABILI: LUCA MASALA, UN VIAGGIO IN VERSI OLTRE IL TEMPO

Luca Masala

Scavare dentro di sé, guardarsi dentro. Osservare le proprie paure, dialogare con i propri timori, familiarizzare con i fantasmi del passato che non lasciano tregua. Un poeta riesce a compiere ciò e, soprattutto, riesce ad affrontare un viaggio di questo tipo all’insegna di versi che restano impressi nella memoria, quella stessa memoria che coltivano grazie alle proprie parole selezionate e attente. Versi come quelli di Luca Masala, poeta e professore di Lettere cagliaritano classe 1970, che con la sua nuova opera uscita a gennaio intitolata ‘’Poesie Po(e)tabili’’ per la casa editrice Nulla Die, condensa in 86 pagine sentimenti come la speranza, la malinconia, la nostalgia, l’amore struggente con una chiarezza espositiva rara da riscontrare in un panorama letterario dove, troppo spesso, ci si perde in virtuosismi fini a se stessi e forzatamente ermetici. Al contrario, Masala sa essere virtuoso e chiaro, colto e diretto senza mai eccedere ma caratterizzandosi per una raffinatezza stilistica sobria che gli permette di esprimere appieno ciò che prova.

L’opera è arricchita da una prefazione di Rossana Copez, oltre che da un intervento di Stefano Curreli alla fine intitolato ‘’La poesia liquida di Luca Masala’’, in cui la scrittrice sottolinea che solo la poesia riesce a far diventare il caso individuale problema universale e al contempo il problema universale un caso individuale. Una premessa doverosa che prepara il terreno per il viaggio in versi di Luca Masala che in ‘’Tazebao’’ ricorda la bellezza dell’essere poeti, aspetto che va ben al di là della fama e della ricchezza. In ‘’Capolinea’’ rimarca la necessità di continuare ad amare giorno dopo giorno anche se dentro si è costretti a fare i conti con i propri tormenti. ‘’Senza catene’’ è un elogio sofferto e sincero alla libertà, in ‘’Destino’’ l’autore fa presente che siamo tutti mendicanti d’amore, mentre in ‘’Ogus de monti’’ evoca le atmosfere suggestive di una mistica notte. Luca Masala grazie ai suoi versi che oltrepassano le barriere del tempo che scorre, conduce pagina dopo pagina i propri lettori alla poesia ‘’Marmilla’’ ricca di mille storie, facendo riferimento ai morsi spietati del tempo, un tempo che scivola via sulle torri del castello antico come scrive ne ‘’La città del sale’’ in cui proietta chi legge in una Cagliari sognante dove giovani coppie innamorate vagano in cerca di vie strette e piazze nascoste lontano da occhi curiosi e indiscreti.

‘’Campione’’ è una delicata e al contempo incisiva dedica a Gigi Riva, ‘’Naufragio’’ rappresenta invece un importante messaggio di speranza dove si afferma che ognuno di noi – pur essendo in balia del proprio mare agitato – prima o poi può diventare terra per qualcun altro. Si prosegue con ‘’In prospettiva’’ ovvero il grido risoluto e struggente di chi pur sentendosi a pezzi cerca ugualmente di rimettere assieme i cocci. La malinconia permea ‘’Catarsi’’ in cui traspare la disincantata consapevolezza di procedere a stento nel quieto vivere. Tra i componimenti più significativi spicca ‘’Questa vita’’ dove si afferma con franchezza l’importanza di lasciarsi alle spalle ciò che ci ha ferito, proiettando il proprio sguardo in avanti. In ‘’Dance, dance, dance’’, dal ritmo febbrile e vivace, l’autore ritorna a riflettere su cosa significa davvero essere poeti definiti come stelle esplose che continuano a brillare anche quando ormai non ci sono più. Le poesie di Luca Masala colpiscono perché contraddistinte da un approccio all’arte del verseggiare minuzioso, frutto di letture importanti e di tanti anni di esercizio, che gli hanno permesso di conoscersi appieno umanamente e artisticamente, fondendo in un unicum solido questi due aspetti che in lui convivono armoniosamente. Le sue sono, per rifarsi proprio al titolo dell’opera, sì poesie po(e)tabili ma anche poesie capaci di far ricordare che non esistono distanze impossibili da percorrere se si ama davvero ciò che si fa. Sono, inoltre, poesie che profumano davvero di vita, quella vita autentica di cui parla Stefano Curreli nel suo scritto che conclude la raccolta, descritta come in grado di travolgere tutto senza prendersi soste e senza seguire un disegno premeditato. Una vita che sa essere beffarda, indubbiamente feroce e ingiusta ma che vale la pena affrontare per non lasciare nulla di intentato e per poter davvero, un giorno, essere pienamente in pace con se stessi.

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Un commento

  1. Alessandra Sorcinelli

    Bravissimo

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