ANTONIO SECCI TRA FUTURISMO E SPAZIALISMO: DOPO IL MACLULA, IN MOSTRA SINO AL 31 AGOSTO A CALA GONONE – DORGALI

Antonio Secci

Dopo il grande successo al MacLula (Museo diffuso di arte contemporanea), le opere di Antonio Secci hanno trovato collocazione in un’antologica allestita presso il Centro Informazione Multimediale di viale Bue Marino – Cala Gonone – Dorgali (Nu). La mostra, realizzata col contributo del comune di Dorgali, curata da Mariolina Cosseddu e Ivo Serafino Fenu, rimarrà aperta fino al 31 agosto.

“L’amministrazione Comunale – ha detto la sindaca Angela Testone durante l’inaugurazione – ha voluto rendere omaggio all’artista e all’uomo con un’antologica articolata in due momenti e in due luoghi differenti”. Dorgali ha affidato al MacLula la cura e l’allestimento di entrambi gli eventi, mentre la precedente esposizione del 2008 era stata curata dal Museo Man di Nuoro.

Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione e al legame fra la famiglia dell’artista, la sua terra e il mondo milanese dove lui si è rifugiato fin dagli anni 70-80 che l’aveva proiettato nell’olimpo dei grandi, tuttavia la sua campagna, dove in solitudine amava coltivare ricordi e radici, restava per lui rifugio e argine nei momenti di sofferenza.

Le opere esposte provenienti da collezioni pubbliche e private, ripropongono il suo percorso artistico che si snoda fra vibrazioni astrali, metamorfosi e squarci che hanno caratterizzato l’attività dell’ultimo periodo del “Maestro del movimento spaziale italiano”. 

Antonio Secci, nato a Dorgali nel 1944 e scomparso nel 2024, si iscrive all’Accademia di Brera nel ‘66 e trova la sua collocazione artistica nel movimento di trasformazione dello spazio ideato da Lucio Fontana. Allievo e assistente di Roberto Crippa nel cui studio il pittore darà vita ad una forma di embrione di spazialismo.

Per i fondatori del MacLula, Fumagalli e Mannia: “Gli anni di studio e di formazione di Secci a Milano, riprendono il lavoro innovativo del movimento futurista italiano. L’amicizia col pittore Roberto Crippa, scomparso in un incidente acrobatico, testimoniano lo spirito di quel tempo. Accanto al suo sentimento intriso da forti elementi di natura e amore per la terra, la ricerca dell’artista trova negli squarci e nelle sovrapposizioni coloristiche della sua opera la propria risposta al cambiamento”.

“Piani di colore e di luce – scrive Mariolina Cosseddu nei testi critici del catalogo -, si cercano e si attraggono, si sfiorano e si completano lasciando aperti varchi per altri possibili orizzonti … Con una mai rinnegata attenzione alla percezione ottica della sostanza materica di cui cerca, tra le fenditure, ombre leggere che appena s’intravvedono come dubbi e fragilità delle cose, segni di spazi interiori, elementi di una materia che, come dice Kiefer, ha in sé lo spirito”.

Per Ivo Serafino Fenu “Ogni sua opera è una polifonia complessa e stratificata, una sapiente combinazione di segni, forme e materia, un microcosmo unico, rigidamente strutturato ma cangiante e ricettivo nel catturare ogni vibrazione luminosa … Le sue opere oppongono e impongono un ritmo cadenzato, la pausa della meditazione, la profondità della riflessione in un vero e “proprio elogio alla lentezza”.

“Il segno veloce e violento di Secci – sostengono Fumagalli e Mannia -, rappresenta una sintesi della dimensione astratta del messaggio Futurista, il segno di proiezione tecnica di Marinetti, mixata con la rivoluzione del movimento spaziale. Secci, dopo la scomparsa di Crippa, ha portato avanti il suo messaggio, partendo da opere metalliche, linee geometriche, con un nuovo spirito di ricerca dello spazio e nella bi-dimensione del quadro. Il lavoro di ricerca di Secci iniziato nel decennio milanese 1966-1976, si conclude con l’eredità di Crippa e l’avvio di nuove esplorazioni e ricerche verso un black hole (buco nero) spaziale sulla scia della conquista dell’universo”.

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