LA SARDEGNA NASCOSTA TROVA VOCE CONTRO LO SPOPOLAMENTO: UNA APP CHE MOSTRA L’AUTENTICITA’ PER RILANCIARE BORGHI DIMENTICATI TRA PASSAPAROLA E TURISMO

C’è una Sardegna che non trovi sulle cartoline di Porto Cervo o nelle code di turisti a caccia di selfie. È la Sardegna dei piccoli paesi, delle strade dove l’odore della terra si mescola al rumore del silenzio, di quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato ma la vita, piano piano, sta scappando. È la Sardegna dello spopolamento, che l’Istat fotografa impietosa: 1.570.453 abitanti nel 2023, giù dello 0,5% in un anno, con un tasso di natalità che precipita a 0,91 figli per donna, il più basso d’Italia. In questo scenario di abbandono c’è chi scommette su un’idea semplice quanto rivoluzionaria: raccontare l’isola sconosciuta, quella che i grandi circuiti turistici ignorano, per farla rinascere. Si chiama Unexpected Italy, un’app che potrebbe essere la chiave per ridare ossigeno alle nostre terre.

Immaginate due esploratori, Elisabetta Faggiana e Savio Losito, che si muovono come nomadi digitali tra i vicoli di Ollolai o le colline dell’Anglona, armati di curiosità e un sogno: mappare l’Italia meno conosciuta, quella delle botteghe artigiane, dei produttori che fanno il formaggio come i loro nonni, delle storie che solo gli abitanti locali sanno raccontare. Nata a Londra come Unexpected London, l’idea si è trasformata in un progetto italiano dopo la Brexit e il Covid, con un focus chiaro: combattere l’overtourism e promuovere un turismo responsabile, che non calpesti i luoghi ma li valorizzi. In Sardegna, dove 165 borghi contano in media 1.400 abitanti e 46.000 case vuote, questo approccio potrebbe essere una scialuppa di salvataggio.

Prendiamo Aritzo, nel cuore della Barbagia. Qui, Unexpected Italy non si limita a segnalare un tetto a buon prezzo, ma costruisce un ponte: connette il viaggiatore curioso all’artigiano che realizza cassapanche, al pastore che ti invita a vedere la mungitura all’alba, al negozietto che vende culurgiones fatti a mano. È il passaparola digitale, un ecosistema di viaggio che dà voce ai piccoli imprenditori e alle comunità. L’Italia inaspettata è tutta una questione di persone, dice la fondatrice. Vogliamo mostrare i talenti degli artigiani e dei produttori che rendono questi luoghi unici.

E qui sta il punto: in un’isola dove i giovani scappano verso Cagliari o il continente, lasciando dietro di sé paesi sempre più vecchi (un quarto degli abitanti dei borghi ha più di 64 anni), il turismo responsabile può essere una leva economica. Non si tratta solo di portare turisti, ma di creare opportunità. Un esempio? La Regione Sardegna ha stanziato 360 milioni di euro per il 2022-2025, con contributi per chi apre attività nei comuni sotto i 3mila abitanti o ristruttura case. Unexpected Italy si inserisce in questo solco, ma va oltre: non è solo una vetrina per turisti, è una rete che mette in contatto chi vuole investire in questi luoghi – magari un nomade digitale attratto da Ollolai – con chi ci vive e resiste.

Così i borghi abbandonati potrebbero trasformarsi in villaggi tecnologici sostenibili, come suggerisce uno studio dell’Università di Reggio Calabria. O al Gennargentu-Mandrolisai. Unexpected Italy potrebbe amplificare gli sforzi, dando visibilità a chi, in questi territori, produce vino, coltiva zafferano o restaura mobili antichi. È un turismo che non consuma, ma rigenera, che non si limita a una foto ma crea legami. Certo, non è tutto rose e fiori. La Sardegna soffre di un isolamento strutturale: 150 km da Oristano a Tortolì si traducono in due ore e mezza di curve e strade dissestate. Senza infrastrutture migliori, il rischio è che anche le idee più brillanti restino sulla carta. E poi c’è la politica, che troppo spesso si perde in proclami: la Regione accusa il governo Meloni di arrendersi allo spopolamento, l’esecutivo ribatte dicendo che le risorse ci sono, ma la Regione non le usa. Intanto, i borghi si svuotano.

Unexpected Italy ricorda che la soluzione può venire dal basso. Non è solo una app, è una filosofia: il turismo come strumento di rinascita, il passaparola come antidoto all’abbandono. Se ogni viaggiatore che scopre un borgo dimenticato porta con sé una storia, e se ogni storia convince un giovane a restare o un imprenditore a investire, allora forse la Sardegna più autentica può smettere di essere solo un ricordo. Perché, come diceva Pavese, un paese ci vuole. E con un po’ di tecnologia e tanta passione, potrebbe tornare a vivere.

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Un commento

  1. Pierpaolo Dodero

    Oltre al turismo sociale bisogna poi anche abitarci e per questo devi avere strade e servizi all’ altezza di un Paese civile.

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