I “LUNGHI PERCORSI” DI CRISTIANO SCARDELLA: NEL RICORDO DEL FRATELLO ALDO, VITTIMA DELLA MALAGIUSTIZIA, POESIE DELL’ANIMA PER RIFLETTERE

Cristiano e Aldo Scardella

Chi ha provato il dolore nella propria vita sa bene quanto esso possa essere totalizzante. Non abbandona mai, segue costantemente la persona che lo porta appresso magari senza dare nell’occhio, ma trovandosi ad affrontare – spesso in totale solitudine – una battaglia interiore difficile e delicata di cui in pochi si accorgono. Il dolore, però, può essere visto anche da un’altra prospettiva, tramutandosi in qualcosa di prezioso e di bello grazie alla scrittura. Scrittura come catarsi per fare pace, per quanto possibile, con i propri demoni interiori, con un passato impossibile da dimenticare e che ha lasciato cicatrici profonde. Scrittura che Cristiano Scardella, cagliaritano classe 1964 fratello di Aldo Scardella vittima di uno dei più gravi casi di malagiustizia di sempre venuto a mancare a soli 25 anni nel 1986, ha usato con schiettezza, sincerità e anche la giusta componente di crudezza: quella crudezza che serve per descrivere appieno che si prova. Dolore, disincanto, amarezza ma anche fede, desiderio di ripartire e speranza sono i tratti che caratterizzano la sua nuova opera letteraria, pubblicata ad aprile del 2025, intitolata ‘’Lunghi percorsi’’ contenente al suo interno 93 poesie racchiuse in 96 pagine intense capaci di fare riflettere per i contenuti al suo interno e la maniera in cui sono stati espressi.

La raccolta si apre con ‘’Vanna’’, figura di cui viene elogiata la caparbietà e la dolcezza, una dolcezza che non si nasconde e che non viene mai meno nonostante il percorso intrapreso sia lungo e complesso. In ‘’Nubi e lune’’ Cristiano parla della cattiveria presente nella società con cui combattere è compito estremamente arduo, in ‘’Rita’’ elogia invece l’importanza dell’equilibrio e del brio, in ‘’Passano le ore’’ si sottolinea l’importanza della sincerità e della tenacia, in ‘’Rita 2’’ emerge il desiderio di un mondo più umano in cui sia il bene a prevalere e non il male. ‘’Guardando il cielo’’, invece, rappresenta una amara presa di coscienza del fatto che troppo spesso gli uomini si approfittano di chi ha l’animo buono pur di raggiungere i propri obiettivi, questi stessi sentimenti di tristezza e sfiducia risaltano anche in ‘’Susy’’ così come in ‘’Storia amara’’ dove il pensiero si ricollega subito a quanto accaduto 39 anni orsono al fratello Aldo trovato morto impiccato nella sua cella nel carcere di Buoncammino a Cagliari il 2 luglio del 1986, dopo essere stato accusato ingiustamente dell’omicidio del Bevimarket in cui venne ucciso Giovanni Battista Pinna.

Un profondo senso di angoscia viene fuori anche da ‘’Meandri sconosciuti’’, in cui si riflette sul senso di spaesamento che si prova nel momento in cui calano le tenebre e le ombre ti circondano senza lasciarti tregua. L’angoscia cede il passo alla speranza in ‘’Jessica’’ e in ‘’Una storia ombrosa’’ dove per superare i propri tormenti ci si aggrappa con forza alal fede in Dio e alla pietà cristiana. Il flusso di coscienza è protagonista di ‘’Ricordi da bambini’’ con cui l’autore ricorda una giornata spensierata al mare nel periodo dell’infanzia, subito dopo invece è il turno di ‘’Mario’’ tra le poesie più crude e schiette della raccolta in cui Cristiano parla apertamente di quello che è accaduto al fratello Aldo, criticando senza peli sulla lingua lo Stato italiano e il suo essere lascivo in certi frangenti. Il fratello Aldo torna a essere protagonista in ‘’Un carcere disumano’’, tra le più struggenti dell’opera, poesia composta come se fosse il fratello Aldo in prima persona a ricordare la sua prigionia. Da segnalare anche ‘’Notte e giorno’’, di appena tre versi, poesia brevissima ma al contempo contraddistinta da un dolce disincanto che colpisce, così come colpisce l’amara presa di coscienza in ‘’Ricordi di gioventù’’ dove senza mezzi termini Cristiano parla di uomini ossessionati dalla ricerca del denaro per cui sarebbero disposti a fare le peggio malefatte.

Il flusso di coscienza di taglio joyciano torna a essere protagonista in ‘’Cristiano’’, una schietta confessione a cuore aperto da parte dell’autore in cui si riflette sull’importanza del pensare, del parlare e dell’atto dello scrivere per superare i momenti di dolore. ‘’Volo in alto’’, a proposito di dolore, suona come un invito ad andare oltre la sofferenza, librandosi verso nuovi orizzonti, mentre in ‘’Battaglie e traversie’’ si fa presente quanto sia fondamentale perdonare chi ci ha fatto del male per poter andare avanti nella propria vita. In ‘’Una giovinezza’’ viene descritto invece il sentimento della malinconia per la giovinezza andata via e non goduta abbastanza, di cui resta un ricordo nostalgico e sfumato, la dimensione onirica accompagna i versi di ‘’Catturavo le stelle’’ in cui l’autore conduce nella magia della notte, instaurando un dialogo a tu per tu con la luna, una luna che ha quasi i tratti di una figura materna protettiva su cui poter fare affidamento. Il gran finale è all’insegna de ‘’Le margherite’’, poesia che chiude la raccolta, in cui l’immagine della delicatezza di un fiore porta con sé un messaggio di fiducia verso il domani. Un domani da raggiungere percorrendo proprio questi lunghi percorsi di cui parla Cristiano Scardella, con la consapevolezza che il dolore – persino quello più feroce – può tramutarsi in bellezza destinata a durare nel tempo.

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