
di STEFANIA ANGIUS
Le cose belle nascono e si sviluppano con calma e metodo. “Said” è un’operetta che intreccia teatro, canto e danza con precisione e passione, interamente in lingua sarda campidanese, una caratteristica che la rende unica nel suo genere, capace di coinvolgere e commuovere.
È importante sottolineare che “Said” non è nato dal nulla: la sua genesi ha radici profonde in un’opera precedente, Ohi Su Moru, che ha rappresentato la scintilla iniziale e da cui Said è emerso come qualcosa di più maturo, evoluto. Grazie a Said oggi ci troviamo di fronte a un prodotto culturale e artistico completamente diverso, frutto di una crescita che ha consolidato competenze, visioni e sensibilità.
Questo equilibrio è stato possibile grazie alla stretta collaborazione tra tre realtà radicate nel territorio e con vocazioni artistiche distinte: la Compagnia Teatrale La Forgia, APS, il Coro Polifonico Le Voci del Mare e la Scuola di Danza ASD Sugarfoot.
Il 25 maggio scorso “Said” ha partecipato alle finali regionali del Gran Premio Teatro Amatoriale 2025 Fita Regionale, tenutosi al Teatro Comunale di Serrenti. La cerimonia di premiazione, avvenuta il 7 giugno, ha consacrato l’opera con tre riconoscimenti importanti: miglior scenografia, miglior regia e miglior opera. Questi premi rappresentano un attestato di eccellenza che valorizza il lavoro di un gruppo che ha saputo coniugare linguaggi artistici diversi, competenze specifiche e una visione comune.
Questo è un risultato prestigioso a livello regionale e anche un importante trampolino di lancio per portare “Said” su palcoscenici più ampi. L’opera sbarcherà infatti nel continente per partecipare alle selezioni nazionali del teatro amatoriale Fita Nazionale. Una tappa che segna un ulteriore riconoscimento e una nuova sfida per questo straordinario progetto.
Ciò che distingue “Said” non è solo la sua qualità tecnica e artistica, ma soprattutto la capacità di mettere insieme sensibilità, discipline e visioni diverse. Teatro, musica e danza non sono elementi che coesistono semplicemente, ma si intrecciano in un racconto unitario, dove ogni linguaggio dialoga con gli altri, arricchendoli e potenziandoli.
Questo risultato è stato possibile solo grazie a una collaborazione profonda e sinergica tra tutte le realtà coinvolte. È un esempio luminoso di come il lavoro in sinergia, la fiducia nel progetto e il confronto continuo siano alla base della realizzazione di un’opera che travalica il singolo contributo per diventare qualcosa di più grande. Il gruppo ha creduto con fermezza nella forza del racconto condiviso, nel valore del teatro come strumento di comunicazione, partecipazione e inclusione sociale.
L’opera prende vita in un’epoca precedente al 1800, in un contesto storico che vedeva frequenti incursioni piratesche nel Mediterraneo. Said, giovane africano, è costretto dal padre a imbarcarsi su una galea barbaresca per sfuggire alla povertà. La sua storia si intreccia con quella di Annixedda, una ragazza sarda il cui villaggio viene devastato durante un’incursione.
Tra i due nasce un amore clandestino, ostacolato dalle rigide convenzioni sociali e dai pregiudizi della comunità. Ma Said, con coraggio e generosità, rischia la vita per difendere il villaggio dai suoi stessi compatrioti, dimostrando levatura morale e conquistando così l’accettazione e il rispetto della comunità.
La loro unione diventa così simbolo di speranza, riconciliazione e integrazione. Un messaggio di grande attualità, che supera le barriere del tempo e dello spazio, e che rende questa storia un racconto universale.
La scelta di utilizzare la lingua sarda campidanese è un elemento distintivo e significativo dell’opera. Non si tratta semplicemente di una scelta linguistica, ma di una precisa volontà di valorizzare un patrimonio culturale unico e di raccontare una storia che appartiene a questa terra, mantenendo vivo il legame con le radici.
La lingua, in “Said”, diventa veicolo di emozioni, di memoria storica e di identità collettiva. Allo stesso tempo, l’opera riesce a coniugare questa tradizione con un approccio moderno e innovativo alle arti performative, grazie all’integrazione della danza e della musica corale, creando così un ponte tra passato e presente.

La forza della collaborazione e della passione
Alla base di “Said” c’è un lavoro che unisce dedizione, talento e competenze specifiche. I testi sono scritti da Maria Assunta Aresu, la musica è composta dal Maestro Felice Cassinelli, le danze ideate da Anna Manca e Enrica Schirru, mentre la regia è affidata a Serena Guidoni. Ogni componente del coro, della compagnia teatrale e della scuola di danza ha messo in campo passione e professionalità per dar vita a questo progetto.
Questa collaborazione intensa ha permesso di superare sfide e ostacoli, mantenendo sempre alta la qualità artistica e la coerenza narrativa. “Said” è un esempio concreto di come l’unione di più discipline e sensibilità possa generare un’opera completa, capace di emozionare e coinvolgere.
Il premio ottenuto da “Said” è molto più di un riconoscimento artistico: è la celebrazione di ciò che l’arte sa fare meglio, ovvero unire. Unire lingue, culture, sensibilità, ma anche persone e comunità, creando spazi di dialogo, condivisione e partecipazione.
Il teatro diventa così un mezzo per raccontare storie che parlano al cuore, abbattendo barriere e pregiudizi.
Dopo il successo regionale, l’operetta è pronta per una nuova tappa. Il debutto nel continente, per gli eventi nazionali del teatro amatoriale Fita, rappresenta un’opportunità unica per diffondere la cultura e la lingua sarda oltre i confini dell’isola, portando un frammento autentico della Sardegna al centro della scena nazionale.
Fin dall’inizio, “Said” è stata compresa e apprezzata, ma come ogni grande progetto artistico, ha avuto bisogno di tempo per evolversi, per rafforzarsi e per affinarsi. Ogni prova, ogni confronto, ogni esperienza sul palco ha contribuito a consolidare un lavoro di altissimo livello.
Il percorso di “Said” è la dimostrazione che la bellezza richiede tempo, dedizione e pazienza. Si tratta di un cammino solido e consapevole, fatto di passione e di impegno costante.
“Said” non è solo uno spettacolo, ma un patrimonio culturale che racconta una storia di coraggio, amore e integrazione, un percorso di dolore, di perdita, ma anche di rinascita e speranza, capace di emozionare e di ispirare. È il frutto di un lavoro collettivo che valorizza la lingua, la storia e le tradizioni della Sardegna, ma che si apre anche a nuovi orizzonti artistici e culturali.
Questa operetta lascia un segno indelebile, una traccia di bellezza e di passione che continuerà a vivere nella memoria e nel cuore di chi ha partecipato a questo viaggio unico.
Un inno alla dignità, alla solidarietà, e alla potenza del teatro come strumento di trasformazione umana e sociale.
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Complimenti vivissimi Maestro