
di CRISTOFORO PUDDU
All’infaticabile lavoro di scrittura e competenza poetica di Salvatore Patatu (Chiaramonti 1941 – Sassari 2024) si devono numerose pubblicazioni sulle figure di aedi dell’Anglona e Logudoro; tra i volumi editi da Il Torchietto di Ozieri, sostenuti dal Comune e dal Comitadu pro su Cantu Sardu “A. Desole” di Ploaghe, si delinea la personalità poetica – con una scelta di componimenti autobiografici e d’amore, celebrativi e d’occasione – dell’apprezzato e stimato Bainzu Sini “Mesina” (Ploaghe 12.06.1904 – Ferrere d’Asti 15.06.1990).
Bainzu Sini – figlio del poeta Nicolò e della ricca sorgente poetica sarda che nel ‘900 ha alimentato il canto e la scrittura in limba di emozioni e sentimenti con l’armonia del verso rimato – aveva frequentato diligentemente e con passione solo tre anni di scuola elementare, acquisendo (erano tempi di diffuso analfabetismo!) competenze non comuni di scrittura e “capatzidade de sintesi e de espressione”.
Nel 1924, per il servizio militare di leva è in Piemonte ed assegnato al 9° Reggimento Bersaglieri. Da giovane animato dal desiderio di conoscenze, ne coglie positive esperienze e si confronta con nuove realtà sociali, culturali e lavorative. Attenzione particolare dedica, anche con l’acquisto di specifici trattati e volumi, alle diverse qualità d’uva e coltivazione della vite: tutte nozioni utili “cando ponet sa ‘inza in Chidarone”.
Nel settembre del 1930 si sposa con Giuseppa Sini, da cui avrà sette figli: Maria, Tetta, Frantziscu, Nigola, Zuseppe, Antoni e Maria Grascia. Una coppia in sintonia per valori, educativi e formativi sul solidale legame e senso di famiglia, che hanno trasmesso direttamente ai figli e plasmato i numerosi nipoti nel moto: “Giughìdebos sa paghe, fizos mios”.
Tziu Bainzu (“Mesina”, per caratterizzarlo tra i numerosi rami locali e familiari dei Sini) è ricordato come un uomo di grande moralità, onestà e di profonda fede cristiana,tanto da essere stato lo storico priore della Confraternita della Santa Rughe dal 1944 al 1963.
Appassionato lettore di testi sacri e filosofici e conoscitore dei grandi autori classici italiani che si riflettono anche nelle meditazioni e idealità dei suoi testi poetici. Oltre che poeta a taulinu, si cimentò come estemporaneo e nel “sonare sa chiterra e a cantare in re”. Il valore poetico e di conoscenze tecniche del poeta ploaghese è stato ben delineato dallo scritto di Salvatore Patatu: “Bainzu est istadu òmine de coro e poeta de sentimentu. Sentimentos nòbiles e dechidos. Connoschidore mannu e espertu de sas tènnicas poèticas sardas, s’aciapaiat bene meda in calesisiat tipu de cumponimentu. Dae sa terzina a s’otava, a sa deghina glossa, a su degheoto fioridu de sas modas. Ischiat tratare bene meda s’endecasillabu e sos versos otonàrios, pius adatos a su càntigu a chiterra, chi comente amus bidu, appressiaiat meda. Sos versos suos sun lichitos e ritimados, chi paren fatos a pinzellu”.
Professionalmente ha svolto con grande maestria il lavoro di “mastruascia, su mastru carradore ei su carrulante”.
La pubblicazione della silloge, datata 2009, era stata fortemente sostenuta dagli eredi di tziu Bainzu Sini e particolarmente dal genero Mario Solinas e dalla nipote Rosalba Camedda, che offrono anche la traduzione in italiano delle liriche. La nipote Rosalba, con un suo personale ricordo ne delinea la figura e contribuisce “a rendere più nitida l’immagine del nonno che abbiamo conosciuto e che ciascuno di noi (nipoti e pronipoti) porta in sé; per dare corpo alle idee del nonno che i più giovani possono trarre soltanto dai racconti più approssimativi”.
Views: 11





































































































