
Speranza Ladu, Bernardo Zizi e Bachisio Bandinu
di LUCIA BECCHERE
L’ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico) ha celebrato “Sa die de sa Sardigna” nel ricordo dei moti di ribellione dei sardi del 1794 contro la dominazione sabauda per la conquista dei diritti negati. Per l’occasione sono stati insigniti dell’onorificenza “Ambasciatori della cultura sarda” tre illustri personalità simbolo di arte, tradizione e cultura: Speranza Ladu tessitrice di Sarule, Bernardo Zizi poeta di Onifai e Bachisio Bandinu antropologo di Bitti. I tre premi, sculture in legno realizzate coi motivi decorativi del tappeto di Sarule e raffiguranti il sole logos dell’ISRE, sono stati realizzati in legno dall’artista nuorese Claudio Mangoni.
Speranza Ladu 90 anni, abile tessitrice, testimone del passato e del presente capace di trasmettere l’arte della tessitura ai giovani, dialogando con Giuditta Sireus racconta i suoi 73 anni di operosità davanti al telaio verticale, per passione ma anche per “qualche soldino”. Ricorda il primo tappetto realizzato a 13 anni venduto per 15 lire. Il suo incontro con Tavolara, Pirisi, Nivola e Maria Lai. “Trasferivo nel telaio i loro disegni – racconta -. Negli anni 50 nasceva l’isola, Tavolara s’innamora di sa burra, tappeto di Sarule, decideva di costituire una cooperativa e per anni ci ha dato tanto lavoro. Ho fatto 8 corsi di tessitura per le ragazze che oggi continuano a lavorare col telaio verticale. Su disegno di Tavolara negli anni 60 ho tessuto con loro un tappeto che a Chicago ha vinto un premio e con quei soldi ci siamo comprate lo scialle di tibé, per tutte noi simbolo di indipendenza”.
Bernardo Zizi, tessitore della poesia e grande maestro. Esempio del nostro essere sardi ha trasmesso con passione quest’arte ai giovani.
“Ziu Bernardu – dice di lui Andrea Deplano -, ha debutto a Dorgali nel 1952 e da 75 anni divulga il suo canto fra i sardi di tutta Europa facendo rivivere la magia di luoghi e persone lontane”.
Mastru Zizzi orunese di origini, nato a Onifai e cittadino onorario dorgalese recita alcune sue strofe, omaggiato dal contributo poetico, musicale e canoro di amici e discepoli.
“Saremo noi sardi in grado di mettere a frutto quanto ci ha trasmesso Bachisio Bandinu? Chiede Andrea Deplano dialogando con l’illustre studioso?
“Un oratore, un intellettuale illustre – afferma Lavra -, che con la sua capacità artistica di tessere con la parola ha raccontato quella che è l’anima dei sardi. Che la sua testimonianza serva da stimolo ai giovani affinché un domani siano capaci di trasmettere il sapere del nostro essere sardi”.
Per Bandinu, l’arte della tessitura è l’eredità della donna sarda chiamata a tessere nella famiglia e nella comunità. Speranza Ladu tesse tappetti, Bernardo Zizzi tesse poesie. “A me – dice -, è capitato di tessere parole e di fare tappeti. Il primo l’ho realizzato scrivendo tre libri per i miei alunni delle medie, il secondo per quelli delle superiori e il terzo per gli uomini. Ma cosa tessono i ragazzi di oggi? Qual è il loro telaio? Ogni mio libro nasce da una preoccupazione e da una speranza per fare in modo che ci siano “sos sentitos in su cumprendere s’istoria nostra e affrontare remedios. Ma i miei libri nascono anche da una forte preoccupazione: i giovani producono o consumano prodotti, quale sentitu de essere sardi e del mondo? Io ho cercato di tessere un tappeto pensando a custu sentitu de sarditate. Sa sarditate vuol dire parlare col mondo, la nostra lingua è sorella delle altre lingue e devono dialogare fra loro.
L’altro tappeto è l’identità che non può esistere se non si dialoga insieme. L’identità non si regala e se non te la fai te la rubano.
Il terzo tappeto – prosegue Bachis -, è quello della pastorizia, mondo dal quale io provengo. Una grande civiltà. Quale impegno, quale politica e quale coscienza per trovare soluzioni che rispondano alla realtà odierna? Per migliorare dobbiamo avere la coscienza di chi siamo. Oggi ci stanno rubando perfino il sole e il vento. Ci dobbiamo difendere contro le torri di 150 metri, come potranno intendersi con i nuraghi che da millenni raccontano la nostra storia. Ogni paese si deve ribellare, politici o non politici, la legge che ci viene imposta non corrisponde alla legge delle nostre comunità. Ogni uomo deve opporsi con tutti i mezzi e se necessario aggrapparsi col proprio corpo alla terra che gli appartiene”.
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Grandi!!!