NON SOLO FATTORI GENETICI MA UNA FILOSOFIA DI VITA: IL SEGRETO DELLA LONGEVITA’ DELLA CENTENARIA CATERINA FANCELLO

Caterina Fancello

Cento anni compiuti il 4 gennaio, Caterina Fancello terza di quattro figli, è nata a Dorgali da Zuanni Ungredda contadino e Agostina Fronteddu casalinga. Le piaceva tanto studiare, soprattutto l’aritmetica, ma dopo la quarta elementare ha dovuto lasciare la scuola per aiutare la mamma a far crescere i fratelli. Ricorda la compagna di banco Carmela Spanu, la maestra Solinas che arrivava da Nuoro e per noi recita a memoria “La Resurrezione”, inno sacro del Manzoni.

Callina Ungredda da bambina giocava a fare la mamma con le bambole di stracci, a sa unedda, (la cordicella) e a tombola. A 12 anni ha indossato sa vardetta e, come tutte le donne dorgalesi, già portava sos cuccos, due trecce attorcigliate ai lati della testa, fermate da un lembo di fazzoletto (sa perrichedda), su cui poggiava il cercine per attutire il peso delle brocche dell’acqua attinta alla fontana di Corso Umberto. A 13 vestiva il costume, simbolo di un futuro ruolo di sposa e madre a cui le bambine venivano precocemente chiamate.

Dalla mamma aveva appreso a filare il lino, la lana e il cotone, a tessere tovaglie, lenzuola e coperte, a fare i dolci, il pane carasau e quello rituale per le festività. Ha votato per la prima volta nel 1946 e “ovviamente – precisa -, ho scelto la Repubblica perché la Monarchia era il partito dei ricchi”. L’ultimo voto l’ha espresso dieci anni fa.

“Avevo 28 anni – racconta – quando ho conosciuto Domenico Pireddu più grande di 9 anni che, in occasione di un battesimo, era rientrato a Dorgali da Saint-Pons nei pressi di Marsiglia dove faceva l’operaio. Era bello e mi sono subito innamorata. Nel 1956, dopo due anni di fidanzamento ci siamo sposati per procura in quanto il datore di lavoro non gli aveva concesso la licenza, a rappresentarlo il fratello Tonino. Quel giorno vestivo il costume, dismesso per indossare gli abiti da signora al momento di partire per la Francia”.

Accompagnata dal fratello Fabio e dal cognato Eraclio, Caterina ha salpato il mare con la nave che l’avrebbe condotta a Sanremo dove ad attenderla c’era Domenico. A pranzo tutti insieme in ristorante, poi i due sposi hanno preso il treno verso il futuro.

“In quel paese straniero – prosegue -, in principio mi sono trovata a disagio, i sardi erano poco ben voluti, non conoscevo la lingua, mio marito faceva lunghi turni di lavoro e solo dopo la nascita delle mie bambine, Marinetta e le gemelle Anna e Gina, mi sono sentita meno sola. Quando nel ‘62 ha trovato lavoro nella diga del Cedrino in costruzione, siamo rientrati a Dorgali dove io ho avviato un esercizio alimentare fino al 1983”.

Donna di grande fede, in televisione segue la messa e ascolta gli interventi del Papa, recita il Rosario e alla figlia Anna insegnante in pensione che vive con lei raccomanda “Prega, il Signore aiuta sempre”.

“Mia mamma –  dichiara Anna -, rimasta vedova alla morte di mio padre avvenuta nel 2011, ha sempre condotto una vita serena. E’ molto socievole e s’intrattiene volentieri con le amiche. Lavora a maglia e quando la calza non viene perfetta, riprende tutto da capo. Gode di buona salute, ha qualche difficoltà a camminare, per questo si aiuta col deambulatore e fino a una decina di anni fa non faceva uso di occhiali”.

Sempre immersa nel passato, come tutte le persone di una certa età, tzia Callina rievoca fatti e personaggi della sua famiglia. Vanta un padre sergente nella grande guerra a capo di trenta soldati, parla con dolore della morte del giovane fratello Fabio ferito in Albania durante un’imboscata. “Aveva tamponato la ferita con una pietra – ricorda -, è stato salvato da un commilitone che, dopo averselo caricato sulle spalle, l’aveva ricondotto all’accampamento. Rientrato a Dorgali con una pallottola conficcata nel nervo ottico, era morto poco tempo dopo”.

Il segreto della sua longevità? Non solo fattori ambientali, alimentari e genetici, nonno Ungredda è morto ultracentenario, ma anche e soprattutto la sua filosofia di vita. Educata alla accoglienza, dispensa sempre delle buone parole col sorriso sulle labbra.

Un desiderio? “Morire serenamente. Da buona credente ringrazio per i lunghi anni vissuti e non ho paura della morte perché certa di ricongiungermi ai miei cari. Mi sembra perfino un’ingiustizia l’essere vissuta così a lungo”.    

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Un commento

  1. Che meraviglia ❤️

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