
Salvatrice Campoccia
di LUCIA BECCHERE
Una nomina “che ho accolto con spirito di rinascita e di continuità col passato. L’isolamento del Covid aveva un po’ rallentato ogni nostra attività, quindi bisognava ripartire con l’entusiasmo collaborativo di sempre. Come presidente sento su di me l’onore e la responsabilità di dover valorizzare le energie di tutte le socie. I nostri impegni di lavoro non ci hanno mai sottratto agli oneri che ci spettano perché sempre abbiamo creduto nei valori delle Fidapa. Per me la sfida è alta e difficile in quanto dirigo anche la SC Radioterapia AOU SS”. Così Salvatrice Campoccia, laurea in medicina e chirurgia, specializzazione in radioterapia oncologica, eletta presidente della Fidapa il 1 ottobre per il biennio 2023/2025.
La Fidapa (Federazione internazionale donne arti professioni affari) nata in America nel ’45 e fondata a Nuoro negli anni 70 dalla prof.ssa Maria Luisa Monni, aveva cessato di esistere nei primi anni 2000 per rinascere nel 2011 ad opera di Maria Candida Atzori. Attualmente annovera 28 socie fra medici, insegnanti, avvocate, commercialiste e imprenditrici che si riuniscono una volta al mese per programmare le varie attività.
“Siamo un gruppo coeso e motivato – prosegue la neo presidente -, metterci in gioco e dare il buon esempio è la nostra carta vincente. La nostra Associazione che non ha scopo di lucro e si auto finanza, si è sempre contraddistinta per i numerosi progetti culturali, sociali, artistici portati avanti negli anni. Da sempre schierate contro la violenza sulle donne e a sostegno della loro libertà, per tanti anni abbiamo aderito al progetto sulla carta dei diritti della bambina e per l’8 marzo abbiamo coinvolto le scuole col motto “Non un fiore ma una frase”. Con il MAN e il liceo classico abbiamo portato avanti l’iniziativa Una ciocca per la libertà, primo taglio simbolico come segno di solidarietà alle donne iraniane. Numerose le nostre partecipazioni ai progetti culturali sulla poesia e la narrativa, fra i tanti il premio letterario nazionale Mercede Mundula atto a divulgare e valorizzare la cultura sarda e la conoscenza di personaggi femminili attraverso i racconti di Grazia Deledda. Ogni anno, con la Fidapa Sardegna partecipiamo all’evento per celebrare Manuela Loi, la giovane poliziotta di Sestu che nel 1992 ha perso la vita nella strage di via D’Amelio, con l’attribuzione di un Premio alla memoria, mentre sul fronte della salute e con la partecipazione del liceo scientifico abbiamo organizzato il convegno sul tema ”Il fumo, le sue lusinghe e la salute delle donne”.
Quale programma intende realizzare durante il suo mandato? “Premesso che il mio lavoro si avvarrà delle indicazioni della Fidapa Nazionale, Regionale e della fattiva collaborazione di tutte le socie, mediante un confronto costruttivo noi tutte porteremo avanti la nostra idea di cultura, salute, arte e l’affermazione della donna nei vari ambiti. Sarà nostra cura favorire incontri culturali nelle varie scuole di ogni ordine e grado, privilegiare la prevenzione e l’integrazione fra i popoli. I lodevoli risultati hanno sempre premiato il nostro impegno”.
Perché una giovane dovrebbe iscriversi alla Fidapa? “Per confrontare e portare avanti le proprie idee con la collaborazione di altre donne che mettono a disposizione la loro esperienza. Il gruppo contempla momenti di crescita e di condivisione, supera gli individualismi a favore del noi, va oltre il personale nel rispetto delle altrui opinioni. Le donne sono meno solidali degli uomini, per cui far parte di una Associazione così impegnata consente al gruppo di fare rete, vale a dire fare di più con meno fatica e per fare rete ci vuole unione di intenti, mente e azione”.
Perché vorrebbe essere ricordata? “Per l’entusiasmo profuso in ogni mio contributo e per aver operato sull’esempio di chi mi ha preceduto. Metterò a adisposizione la mia esperienza di medico radioterapista oncologico, con particolare riguardo alla prevenzione e alla cura. La Fidapa ha una potenzialità enorme in termini di formazione, diffusione, capacità di comprendere quanto le nostre scelte impattino sulla vita di ognuno di noi. In quanto medico, in quanto presidente, voglio che qualsiasi scelta generi un esito positivo nella vita dell’individuo e che ognuno abbia la consapevolezza di questo affinché ogni azione abbia ricadute positive prima su noi stessi e poi sulla società”.
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