
Natalino Serra
di MARIA VITTORIA DETTOTO
Natalino Serra è un bellissimo bambino algherese di quattordici anni. Il padre Angelo Serra e’ di origine algherese; la madre Uliana Zheltov di origine russa.
A due e mezzo il bambino non parlava correttamente, ma inizialmente i genitori non si sono preoccupati della cosa essendo Natalino un bambino bilingue, al quale venivano insegnate entrambe le lingue madri dei genitori. Iniziava piuttosto ad emergere che il bambino non giocava con gli altri bambini, si estraniava ed a momenti entrava in un mondo tutto suo.
Angelo ed Uliana decidono di portarlo in Russia prima ed a Sassari dopo per fargli fare delle visite mediche per verificare se Natalino stesse bene. All’età di tre anni arriva la diagnosi di autismo per il bambino ed a quel punto per i genitori inizia un calvario che dura sino ad oggi, perché l’autismo come qualsiasi altra malattia è una malattia che la società non conosce e dalla quale rifugge.
Natalino infatti non viene accettato da nessun asilo algherese nel quale i genitori lo iscrivono, con la giustificazione che le varie scuole alle quali Angelo ed Uliana si rivolgevano, non avevano un insegnante di sostegno, figura essenziale per i bambini autistici a tutti i livelli scolastici.
A quel punto i due genitori si rivolgono al vescovo di Alghero e tramite lui riescono ad inserire il loro amato figlio in un asilo religioso.
Alle scuole elementari Natalino non incontra grossi problemi né con le maestre né con i compagni di classe, che lo volevano tutti bene, salvo il fatto che la sua maestra cambia ogni anno e di conseguenza non viene garantita al piccolo una soluzione di continuità nel suo insegnamento individuale.
Ad otto anni, dopo un viaggio in Russia al bambino viene levata la figura della logopedista pubblica ed i genitori sono costretti a far assistere il figlio da un medico a pagamento. Nonostante tutte le porte in faccia che prendono, il padre e la madre di Natalino spinti dal loro amore incondizionato per il bambino, lo sostengono e provano comunque a fargli fare una vita quanto più normale possibile, circondato dai suoi coetanei. Lo iscrivono a corsi di ippoterapia ed a nuoto. Ma la passione di Natalino è un’altra il calcio.
A 10 va col padre a Cagliari per assistere ad una partita del Cagliari calcio, squadra della quale il ragazzo è da sempre tifosissimo.
Come ogni altro suo coetaneo, anche Natalino vorrebbe iscriversi ad una squadra di calcio, potersi allenare, giocare le partite, gioire per le vittorie o piangere per una sconfitta. Ma tutto questo a lui viene negato.
Prima del covid il ragazzo viene portato in due scuole calcio di Alghero: una ha dice subito ai genitori che non possono prendere il bambino; l’altra squadra gli permette di fare alcuni allenamenti. Arriva il Covid che blocca tutto per tutti e quando la squadra ricomincia gli allenamenti, dice ai due genitori che senza vaccino e senza Green pass Natalino non poteva rientrare in squadra.
Quando poi l’avrebbero potuto riprendere, i responsabili della squadra non accettano più il calciatore provetto per allenarlo, giustificando il diniego con la scusante che non avevano nessuna figura adatta ad allenarlo.
Natalino che nel frattempo è diventato un ragazzo e da persona attenta ed intelligente quale è sempre stato, inizia a domandare ai genitori perché nessuna squadra di calcio lo voglia prendere con sé.
Per non dirgli la verità e non far pesare al figlio la malattia, Angelo ed Uliana sono costretti a rispondere alle sue domande inventandogli delle scuse come ad esempio che le iscrizioni alle squadre di calcio erano chiuse o che gli allenamenti erano già iniziati.
Nonostante questo, Natalino non vuole rinunciare alla sua passione calcistica e ad ogni partita delle sue squadre del cuore algheresi, va al campo sportivo da solo vestito da calciatore per assistere alle partite degli altri, riuscendo ad entrare anche negli spogliatoi e a fare il cosiddetto terzo tempo con loro e diventando la mascotte degli altri calciatori della sua età.
Un giorno Natalino vede su Instagram la locandina di un’altra scuola calcio di Alghero nella quale stavano prendendo bambini del 2009 e ancora una volta chiede ai genitori di essere iscritto. I genitori ancora una volta provano ad iscrivere il ragazzo affinché faccia anche solo gli allenamenti, ma anche qui niente da fare. Natalino sembra costretto a dover rinunciare al suo sogno.
A questo punto la madre Uliana esasperata da questo muro di gomma e questi continui comportamenti non inclusivi verso il figlio, scrive una settimana fa un post nel suo profilo Facebook nel quale domanda alle persone come può fare a spiegare a suo figlio che nessuno lo vuole prendere in una squadra di calcio. Non vuole più mentirgli. Neanche il padre. Vogliono semplicemente trovare la soluzione migliore per rallegrare il loro figlio.
Tantissima gente condivide il post e da sostegno alla famiglia. Gli stessi giocatori del Cagliari coi quali la famiglia ha da anni un rapporto amichevole, danno il loro sostegno pubblicamente. Da Pavoletti a Lapadula i beniamini di Natalino gli inviano dei videomessaggi pubblici nei quali manifestano il loro sostegno al ragazzo ed alla famiglia.
Il giorno dopo della pubblicazione del post della madre Uliana, la squadra di calcio Catalunya Audax di Alghero contatta la famiglia e dice loro che l’indomani partivano le iscrizioni per il campionato 2023/24 e che potevano portare Natalino ad allenarsi da loro.
Quindi Natalino ha potuto fare il suo primo vero allenamento. Finalmente. Dopo anni di ingiustizie e torti subiti.
“Spero di essere riuscita ad aprire le porte per altri genitori e per altri”, dice oggi la mamma durante la nostra intervista. “Ho giocato a rugby per tanti anni e sono diventato arbitro. Ad Alghero c’è il genitore di un bambino autistico che grazie al padre oggi può giocare nella squadra locale di rugby. Ma a mio figlio piace giocare a calcio, è lui che deve decidere che sport deve praticare”, conclude il padre Angelo.
Natalino non vede l’ora di andare al prossimo allenamento; ha già chiesto a babbo e mamma di comprargli le scarpette nuove.
Personalmente auguro a Natalino di consumarle quelle scarpette a furia di fare allenamenti e partite. E dopo di quelle, di consumarne molte altre paia. Perché bambini e bambine o ragazze e ragazzi come Natalino in Italia e nel mondo ce ne sono tantissimi, anche se in pochi ne parlano ed ognuno di loro merita di vivere al meglio la propria vita e di poter avverare i propri sogni.
La foto di Natalino mi è stata gentilmente concessa dai genitori che ringrazio per l’intervista e per le belle emozioni che insieme al figlio mi hanno trasmesso.
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Grande Natalino Serra , forza.