MARIANGELA BOMBOI CENTENARIA: NATA A SINISCOLA NEL 1922, NEGLI ANNI CINQUANTA SI TRASFERI’ A CAPO COMINO

Mariangela Bomboi

di LUCIA BECCHERE

Prima di 8 figli di padre agricoltore e madre casalinga, Mariangela Bomboi, nata a Siniscola il 29-09-22, dopo la seconda elementare aveva abbandonato la scuola per essere avviata dalla madre all’apprendimento delle faccende domestiche. Studiare non le era mai piaciuto nonostante ciò aveva imparato a leggere, scrivere e far di conto.

Il padre morì di peritonite a 40 anni quando lei ne aveva solo 9 e da quel momento in poi la bambina andò a vivere dalla nonna materna, tzia Pauledda che ricorderà sempre con tanto affetto. “A decannos – racconta – m’ana postu sa unnedda” la gonna lunga tipica delle donne sarde, una sorta di vestizione che segnava lo spartiacque fra l’infanzia e l’adolescenza.

In casa aiutava a fare il pane, la pasta fresca – la sua specialità son sempre stati sos macarrones de busa -, i dolci ma anche a cucire e lavare i panni. Spesso dava una mano in campagna, con le cugine e lo zio andava a Olbia a carru per vendere mandorle, olio, verdure frutta, insomma tutto quanto veniva coltivato e prodotto nei campi.

Ricorda le sue compagne di scuola e le compagne di giochi con le quali alle feste si ritrovava nei cortili del vicinato a ballare al suono di un organetto, era questo il suo unico divertimento. Ricorda la nonna quando, durante il secondo conflitto mondiale, la mandava con le amiche a portare il cibo ai soldati italiani che si trovavano nella postazione di Sant’Efisio, spesso anche il brodo caldo per i militari malati.

Alla morte di nonna Pauledda era rientrata in famiglia. A 22 anni aveva sposato il suo vicino di casa Giovanni Battista Truzzu, apicultore pastore a Berchida maggiore di lei di 18 anni, bello e dall’aspetto giovanile. Glielo aveva suggerito la nonna perché unu omine de oro, un bravo lavoratore che le avrebbe fatto vivere una vita serena.

Quando nei primi anni cinquanta l’ETFAS(Ente per la trasformazione fondiaria agraria Sardegna), per rivitalizzare l’agricoltura aveva assegnato loro un podere di 11 ettari a Capo Comino con relativa struttura abitativa, con l’obbligo di coltivarlo, la famiglia si era così stabilita in quella piccola frazione turistica di Siniscola sorta attorno alla chiesetta, vivendo dei prodotti della campagna: miele, grano, formaggio, latte, uva e olio prodotto in abbondanza. Venuto a mancare il marito all’età di 87 anni, è stata lei a mandare avanti la famiglia.

Il giorno del suo centesimo compleanno ha voluto indossare il fazzoletto del costume da sposa ricamato con le sue proprie mani. Tzia Mariangela, la mattina si alza intorno alle dieci e dopo aver fatto colazione si porta accanto alla finestra, con il rosario fra le dita legge senza occhiali i suoi libriccini di preghiere e con le immaginette segna le pagine di lettura del giorno. Preghiera a San Giuseppe, Tesoretto Antoniano, Massime eterne e Sacro manto di San Giuseppe sono i suoi libri preferiti.

Oggi, vive con la figlia Turica (Salvatorica) circondata dall’affetto di 4 figli e 8 nipoti. “Mia mamma – racconta la figlia – ci ha insegnato la carità verso i bisognosi e il rispetto verso tutti. I miei genitori erano credenti e fin da piccoli, ogni domenica, presi per mano, tutti insieme percorrevamo un chilometro a piedi per raggiungere la chiesetta per assistere alla messa. La nostra è stata una vita felice pur nella semplicità”.

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