“ANDREA MIO CARO E SEMPRE AMATO”: IL CARTEGGIO TRA GRAZIA DELEDDA ED ANDREA PIRODDA

nel riquadro una giovane Grazia Deledda

di LUCIA BECCHERE

Piero Mura, studioso nuorese con laurea in letteratura moderna, ha lavorato per tanti anni all’università, fa parte di un gruppo di ricerca dell’Ateneo di Siviglia e attualmente tiene un corso integrativo di storia sarda nella scuola media 1 di Nuoro. È autore di uno studio approfondito sul carteggio inedito fra Grazia Deledda e Andrea Pirodda, oggetto di tesi per il suo dottorato di ricerca.

Come nasce l’interesse per la letteratura femminile? “Ritengo sia un dovere morale restituire il meritato posto nella storia della letteratura alle donne le cui opere venivano ingiustamente emarginate dalla critica e dalla cultura tradizionale perché ritenute qualitativamente minori.  

Chi era Andrea Pirodda? “Un maestro elementare di Aggius, studente, docente e direttore didattico delle Scuole Normali di Nuoro. Una figura intellettualmente e politicamente interessante, fiancheggiatore dei movimenti femministi, che con Grazia Deledda ha intessuto una relazione epistolare e sentimentale durata 8 anni”. 

Perché è importante questo carteggio? “Nel 1891 Grazia aveva 20 anni quando inizia questa corrispondenza e le 190 lettere che comprendono 1158 facciate manoscritte aprono una nuova luce sulle prime prove letterarie e sulla biografia del periodo nuorese del futuro Nobel. Le lettere costituiscono la sua palestra formativa dove sperimenta modelli narrativi, stili, tecniche e personaggi che in seguito riproporrà nei romanzi e nelle novelle.Credo sia questa la cosa più rilevante.Tutto il carteggio deleddiano è stato organizzato per destinatario e non in ordine cronologico come avviene per altri autori, cosa che avrebbe maggiormente messo in luce le sue capacità relazionali e i suoi diversi stati umorali. Purtroppo non disponiamo delle lettere di Pirodda in quanto Grazia, come lei scrive, era solita bruciare la corrispondenza dei suoi interlocutori”.

Cosa racconta?  “Di questo microcosmo che è Nuoro e dell’ambiente nuorese di tutti questi anni. Descrive in corso d’opera la cronaca dettagliata della sua famiglia, i tracolli economici familiari, la morte del padre e della sorella Vincenza. Lettere intime ma molto curate perché, è ancora lei a dirlo, altri avrebbero potuto leggerle”.

Parla di politica? “In senso partitico no. In quanto cattolica lei si occupava della politica che riguardava la morale e quando al parlamento ci sarà in discussione la legge sul divorzio, prenderà posizione contro. Spesso le viene attribuita un’etichetta che sa di forzatura. Non è fascista come non è del tutto antifascista, non è femminista come non è del tutto antifemminista. Libera intellettualmente, trova giusto che la donna studi e lavori. Certamente la sua è una visione femminista per il mondo maschilista dell’Italia di quegli anni”.

Perché Deledda non è dentro le antologie? “E’ difficile da inquadrare in categorie predeterminate perché non ha una formazione organica nel senso accademico essendosi formata da sola su letterature altre. Si è ispirata alla letteratura russa e francese piuttosto che alle categorie nazionali, per cui ancora oggi non si sa bene in quale capitolo dell’antologia si debba inserire”.

Cosa non accetta dai detrattori?  “Non accetto che venga descritta come una ignorante sprovveduta. Se non ha avuto una formazione universitaria organica, quello scolastico non è l’unico reale sapere. Vince il Nobel scrivendo in un italiano semplice e non complesso perché non è la sua lingua madre. Questa non è una diminutio ma un suo grande pregio perché il romanzo deleddiano resta sempre attuale e la partecipazione emotiva della scrittrice al malessere dei suoi personaggi li rende più veri e più articolati”.

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Un commento

  1. Molto interessante. Ma perché la relazione tra i due si interrompe? Grazie.
    Gloria Lai

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