DA SEUI AL CUORE DELL’EUROPA: FABIO DEPLANO VIVE E LAVORA IN SVIZZERA, MA NEL SUO CUORE E’ SEMPRE PRESENTE IL SUO PAESE

Fabio Deplano

di ROBERTO ANEDDA

In Svizzera, a Bellinzona (Canton Ticino) vive e lavora Fabio Yuri Deplano, classe 1983. Lui è nato a Torino e cresciuto nel Paese elvetico da una famiglia sardo-piemontese – padre di Seui e madre nata a Torino ma nonni del sud Italia – stabilitasi all’estero per lavoro. Fabio nonostante sia cresciuto tra le Alpi con le lussureggianti foreste, i laghi e gli imponenti castelli medievali di Bellinzona, si sente a tutti gli effetti un seuese e la sua anima è fortemente legata ai luoghi del paese sardo. Spesso la sua mente corre tra i sentieri in mezzo ai boschi del Tonneri, i fiumi e ai nuraghi, luoghi del cuore che non manca mai di visitare quando rientra in Sardegna. Chi lo conosce lo definisce un grande lavoratore – indole ereditata dai propri nonni paterni -, molto determinato nella propria formazione e crescita personale, che si pone sempre nuovi obiettivi.

Raccontaci un po’ della tua famiglia e di come siete arrivati in Svizzera. Mio padre è originario di Seui, dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo, successivamente si è iscritto all’Istituto Agrario di Tortolì, ma a 17 anni ha lasciato gli studi e si è trasferito a Torino con un gruppo di compaesani. Qui poco dopo ha conosciuto mia madre, nata e cresciuta nel capoluogo piemontese, da genitori emigrati dal sud Italia. Nel 1981 si sono trasferiti in Svizzera e hanno iniziato a costruire la propria famiglia. Si sono sposati nel 1983, anno in cui sono nato, e nel 1989 mia sorella.

Di cosa ti occupi nel Canton Ticino? Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo a Bellinzona, ho iniziato un percorso di formazione tramite apprendistato come montatore elettricista. Una volta conclusa questa fase, ho perfezionato la mia professione con corsi di telefonia, in particolare di telematica, di installatore di impianti d’allarme e di linee ad alta tensione. Potevo fermarmi, ma ho intrapreso nuove strade a quelle della mia formazione di base, così ho lavorato prima come ispettore del lavoro, poi cambiando completamente settore, mi sono iscritto come responsabile dei cantieri ferroviari. Qui subito dopo ho conseguito la patente di guida del treno e in seguito ho frequentato il corso per controllore dei titoli di trasporto. Attualmente sono impiegato al 100% come autista di quartiere, saltuariamente vado a guidare il treno, circa 2-4 giorni al mese, e qualche volta svolgo la mansione bigliettaio presso la funicolare della stazione di Lugano. A breve inizierò la formazione come conduttore della funicolare monte Brè. Inoltre svolgo un’attività extra-lavorativa, un vero e proprio secondo lavoro, occupandomi delle curatele. Sto anche studiando come assistente del personale, dopo aver ottenuto questo diploma, potrò iscrivermi alla scuola per diventare specialista in risorse umane.

Aspetti della vita nel Paese elvetico. Abito nel Canton Ticino e disto dal confine italiano circa 50 km. Cucina e stile di vita sono simili all’Italia, mentre le possibilità lavorative e scolastiche, in seguito alle scuole dell’obbligo, sono nettamente migliori in Svizzera. Innanzitutto viene riconosciuta la professionalità di ognuno e ti danno la possibilità di migliorarti. Su questo aspetto, possono confermare quello che dico gli attestati che ho conseguito dopo la scuola dell’obbligo.

Differenze tra Italia e Svizzera? Diciamo che in Italia ho abitato poco meno di 2 anni quando ero fidanzato e devo dire che non ho un buon ricordo. Innanzitutto il consumatore non è tutelato, le lunghe file alla Posta, oltre alla lunga attesa dal medico per me sono inconcepibili. Sicuramente il fatto che essendo cresciuto in Svizzera, dove la precisione e la puntualità la fanno da padrone, mi fanno vedere le cose da un altro punto di vista più critico.

Ultimi anni caratterizzati dalla pandemia, come sono stati vissuti dagli svizzeri? In Ticino abbiamo avuto una situazione simile, ma diversa durante la prima ondata, vale a dire che eravamo esonerati dal lavoro e abbiamo avuto il consiglio di rimanere a casa, ma non l’obbligo. Dunque si poteva uscire senza creare assembramenti. I bar, ristoranti, parchi giochi e tutte le attività non essenziali erano chiuse. Mentre durante le altre ondate non sono state imposte chiusure, ma l’ingresso contingentato alle persone nei luoghi chiusi. In Svizzera non c’è l’obbligo vaccinale anti Covid, in quanto nella Confederazione non c’è nessuna legge che abbia mai imposto qualsiasi tipo di vaccino, anche in passato, qui sono solo consigliati. Hanno però limitato l’accesso ai luoghi chiusi a chi non aveva effettuato le due dosi anti Covid. Però da metà febbraio sono cadute tutte le restrizioni anche per i non vaccinati.

Consiglieresti ai giovani un’esperienza all’estero? Personalmente la consiglio vivamente a tutti. Innanzitutto si nota uno stile di vita completamente diverso, e poi si ci cimenta con una nuova lingua, una diversa cultura, si conosce una nuova cucina e tanti altri aspetti diversi dal proprio Paese. Credo che con con un viaggio, ma soprattutto con un’esperienza lavorativa all’estero si possa imparare molto e vivere un’esperienza di vita molto importante.

Senti la mancanza della Sardegna? Seui è sempre nel mio cuore, amo ritornare in quello che a tutti gli effetti è il mio paese. Non manco mai di visitare le foreste di Montarbu, recarmi nella zona di S’isca e fare scampagnate per ammirare i nuraghi sparsi nel territorio. Inoltre una cosa che mi piace molto è quella di confrontarmi con la visione di vita e del mondo dei miei compaesani.

Un auspicio per il tuo futuro. Spero di finire questa scuola e di iniziare subito l’altra. Questo perché non vedo l’ora di potermi lanciare in questa nuova esperienza lavorativa. Ma soprattutto l’auspicio più grande è quello vedere i miei figli crescere e quando inizieranno la scuola, potendo essere sempre presente nella loro vita.

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